Modena Parco Ferrari: Villaggio delle Arti e dei Nuovi Mestieri

Più che un progetto un’idea che nasce dall’evidenza di un vuoto.

Paradossalmente Modena nonostante un forte e qualificato associazionismo, nonostante una costante iniziativa, forse addirittura troppo,  degli enti pubblici nei settori della cultura e della formazione, presenta un vuoto a nostro avviso immediatamente visibile.

La sinergia tra Casting Community, associazione di promozione artica e cultura, e Modena Come ha portato alla decisione di presentare un’idea di Villaggio delle Arti e dei Nuovi Mestieri all’istruttoria pubblica del  28 giugno sulla Riqualificazione del Parco Ferrari.

L’idea è quella di realizzare strutture dotate delle più avanzate teconologie che permetterebbero di insegnare ad utilizzare i nuovi media e le risorse date da internet per accedere a nuovi mestieri, on line e offline, intendendo con questo:
1) scrittura, produzione, commercializzazione di tutto quello che riguarda l’editoria online (es e-book eventualmente corredati da prodotti multimediali)

2) la formazione di nuove particolari figure professionali in grado di occuparsi di content curation (indispensabili nelle redazioni di riviste online, web tv, e-learning)
3) l’ organizzazione e gestione di iniziative formative  riguardanti il marketing online, il web semantico, le web tv, i nuovi format per internet e i canali digitali,
4) la produzione di  fiction da distribuire via internet anche mediante comunicazioni crossmediale

5) la redazione di una web-tv, l’allestimento di un piccolo studio di ripresa per servizi giornalistici e di documentazione potrebbe diventare la sintesi logistica di un insieme di attività e iniziative interne ed circostanti il Parco Ferrari.

In aggiunta ai laboratori dei nuovi mestieri ci potrebbero essere strutture in grado di ospitare laboratri artigiani in cui si possano insegnare i segreti delle arti, dalla fotografia alla pittura, dalla liuteria al restauro di mobili antichi, dall’intaglio del legno all’oreficeria, dalla pelletteria artigiana alla scultura con ogni materiale alla sartoria di qualità.

Sia le strutture deputate alla formazione, sia i laboratori potrebbero essere ospitati in strutture di legno e vetro perfettamente integrate in un paesaggio con alberi a grande fusto, caratterizzate da un impatto visivo gradevole e soprattutto discreto.

Le dimensioni dovrebbero essere diverse a seconda delle funzioni che verrebbero ospitate, alcune potrebbero essere piccole strutture ricettive per gli studenti dei corsi che avrebbero come caratteristica una durata limitata nel tempo, dal master universitario al corso di alta formazione per finire con semplici workshop e corsi a tutti i livelli.

Nel 2005 alcuni progetti della facoltà di Architettura del Politecnico di Torino prevedevano una serie di costruzioni da assegnare a funzioni di campus universitario.

Noi proponiamo qualcosa di più versatile, un Villaggio delle Arti e dei Nuovi Mestieri che possa essere prenotato ed utilizzato da vari enti ed associazioni utilizzando nell’assegnazione il criterio dell’eccellenza delle proposte formative.

In realtà, un Villaggio delle Arti e dei Nuovi Mestieri di questo tipo non necessariamente deve essere posizionato al Parco Ferrari ma riteniamo che questo sarebbe un ottimo contesto perchè permetterebbe di avere un luogo che comunicando armonia e tranquillità favorirebbe la produzione di qualità.

Un auditorium-cinema-teatro-spaziozio multifunzione all’aperto sarebbe importante per ospitare sia eventi di piccola portata, saggi di fine corso che prevedano un palcoscenico oltre a servire per proiezioni estive magari di rassegne composte da lavori di giovani emergenti e spettacoli.

Ci immaginiamo che il Villaggio delle Arti e dei Nuovi Mestieri , un piccolo villaggio di circa 20 strutture tra piccole e medio-grandi, possa essere progettato e costruito attorno ad una piazza, luogo reale di incontro, luogo simbolo di contatti e conoscenze.

Il lago canale, i giardini pensili, qualche locale discreto, piccoli ristoranti di qualità, bar … potrebbero completare il Villaggio delle Arti e dei Nuovi Mestieri consentendo agli utenti di vivere e, perché no, anche di soggiornare per brevi periodi all’interno del villaggio, per la durata dei master, per workshop e stage.

Non abbiamo la pretesa di essere particolarmente originali, lo lasciamo fare ad altri o di avere la soluzione ideale: certo che un Villaggio delle Arti e dei Nuovi Mestieri di questo tipo potrebbe portare un beneficio alla città, all’università, alle scuole superiori e a tutti quegli enti o associazioni che hanno un interesse ad insegnare, a trasmettere qualcosa di particolare, a lavorare nei settori della formazione particolarmente indirizzata all’acquisizione di conoscenze e competenze ulle nuove tecnologie, sui nuovi media, sui nuovi mestieri appunto, coniugndo il recupero di professioni che hanno sempre contenuto una valenza artistica.
Potrebbe essere un utile complemento anche alle iniziative che Camera di Commercio e Comune (ci riferiamo in particolare all’Assessorato all’economia, all’Assessorato Politiche per i giovani) stanno mettendo in atto per favorire l’imprenditoria giovanile, una buona occasione per recuperare un po’ dello spirito modenese intraprendente arricchendolo con le opportunità offerte dalla nuova comunicazione senza perdere il fascino della storia e del bello.

Senza che questo sia ancora progetto, per farlo occorre raccogliere prima il consenso della città ne suo complesso, alleghiamo alcune immagini di strutture già realizzate in altre parti del mondo, con lo scopo di stimolare la l’immaginazione visiva di come potrebbe essere un Villaggio delle Arti e dei Nuovi Mestieri

Ci piace anche aggiugere una trattazione breve dei materiali che dovrebbero a nostro avviso essere utilizzati, il legno ed il vetro.

Il legno

Partendo dal presupposto che un auspicabile intervento venga inserito in un’ area verde di grande respiro, la scelta dei materiali si indirizzerebbe verso quelli a basso impatto ambientale.

Impatto ambientale già da considerarsi nella sua provenienza ed approvvigionamento; il più adatto ad essere in linea con questo presupposto è il legno.

La sua versatilità e il suo intrinseco aspetto, permette l’ inserimento ideale in situazioni dove la natura è protagonista, quindi il risultato non può che risultare positivo sia a livello ecologico sia a livello di “dialogo” con l’ ambiente circostante.

Il legno è l’unico materiale che necessita solo di acqua, aria e sole per crescere e che mantiene il suo bilancio di CO2 equilibrato, ovvero il legno assorbe la CO2 dannosa dall’aria e la restituisce solo dopo la combustione o il macero. Al momento del recupero del legno si hanno pochissime emissioni e la sua lavorazione è possibile anche senza tecniche impegnative e costose. Rispetto alle costruzioni in laterizio, il consumo di energia totale del legno è il 75% in meno. Questa enorme differenza deriva dal fatto che i mattoni necessitano di temperature molto elevate a lunga durata che vengono generate con combustibili fossili.

Il legno non è mai un rifiuto, ma è, e rimane, un prodotto di pregio. Mentre i calcinacci minerali devono essere smaltiti in modo separato e costoso, il legno può essere trasformato nuovamente in materiali derivati dal legno o semplicemente usato come combustibile naturale. Anche rispetto alla sostenibilità, il legno non ha eguali: attualmente la ricrescita annuale è nettamente più alta del fabbisogno.

Il legno spicca per la sua bassa conducibilità termica. Lo spessore di una parete di legno, in combinazione con pregiati materiali termoisolanti, può essere ridotto in confronto ad altri materiali senza alterare il valore prescritto dalle normative. Quindi il legno come materiale edile non adempie solo a compiti costruttivi, ma in gran parte funge anche da isolamento termico. Oltre a ciò la maggiore temperatura superficiale del legno crea un clima abitativo molto accogliente.

Il legno agisce da regolatore di umidità, ovvero assorbe l’umidità sovreccedente e la restituisce all’occorrenza. Queste proprietà igroscopiche del legno lo rendono ideale per le costruzioni permeabili al vapore. Assieme a materiali idonei e a strati funzionali disposti in modo corretto, la formazione di acqua di condensazione all’interno dell’elemento strutturale può essere evitata. È importante che l’involucro della struttura sia a tenuta d’aria, in modo che l’accumulo di umidità sia ridotto al minimo. Oltre a ciò una costruzione traspirante è capace di espellere l’aria viziata e mali odori all’esterno.

Il legno possiede inoltre un’altra proprietà molto importante: le sue caratteristiche meccaniche aumentano al diminuire della durata dell’azione sollecitante. Questo fatto rende il legno particolarmente adatto a resistere ad azioni di breve durata proprio come sisma e vento. Nella maggior parte dei casi gli elementi di legno sono collegati tra loro con connettori deformabili. Questi tipi di connettori, se adeguatamente dimensionati, permettono alle strutture di legno di raggiungere quel comportamento duttile che è indispensabile per la resistenza all’azione sismica. Se confrontate inoltre con le costruzioni in muratura, tali strutture hanno una massa molto minore e pertanto risentono meno dell’azione sismica. Le costruzioni in legno sono caratterizzate da un ottimo rapporto tra resistenza e peso proprio.

La bassa conducibilità termica del legno comporta che, in caso d’incendio, l’acqua fuoriuscente crea uno strato di carbone, il quale protegge il legno sottostante dal fuoco. Un altro vantaggio del legno in caso d’incendio é l’abilità di preannunciare la sua perdita di capacità portante scricchiolando prima di crollare; al contrario una struttura in metallo cede imprevedibilmente. Il legno brucia senza deformarsi come il metallo, ne fondersi come la plastica. In tale maniera le vie di fuga rimangono sicure e non costituiscono altri pericoli.

È ancora diffusa la presupposizione che la casa di legno non abbia la stessa durabilità di una in muratura. Come si osserva però nei paesi nordeuropei ed in quelli nordamericani, il legno è un materiale amato e largamente utilizzato da molte generazioni ed il numero di edifici di legno pubblici o privati è enorme, aggirandosi nell’ordine dei milioni.
In linea con le normative e disposizioni tecniche, la durata delle case di legno è stata fissata in cinquant’anni. L’esperienza ci dimostra però che una costruzione di legno di cinquant’anni può resistere tranquillamente per ulteriori 50 anni, presentando la stessa stabilità.

Ma vista la velocità con cui cambiano tecnica, livello di vita, questioni ecologiche ed eventi, non pare desiderabile una durata fino all’eternità.
Il progresso continuo e le ricerche nel settore delle costruzioni di legno hanno contribuito a scongiurare, con tecniche adeguate, il maggior pericolo per il legno: l’acqua. In questo modo si garantisce la durabilità nel tempo.

Il vetro.

Affinché si possa completare un discorso a livello di impatto con l’ ambiente circostante, il vetro, in abbinamento alle strutture di legno, presenta caratteristiche ideali di convivenza sia stilistica che di resa.

La peculiarità delle trasparenze e delle riflessioni di luce ed immagini permette di creare un delicato inserimento in cui le profondità visive mutano a seconda dei punti di visuale e consente di valorizzare sia gli elementi architettonici che quelli naturali facendo da elemento di collegamento tra questi.

Note sono le caratteristiche di resistenza meccanica, impermeabilità ai liquidi ai gas, inattaccabilità da agenti chimici aggressivi ai vapori ed ai microrganismi, la mancata emissione di sostanze nocive, fanno si che ne risulti un ottimo materiale versatile e discreto. Composto da materie prime inorganiche è di facile manutenzione e di buona resistenza termico-meccanica e può essere utilizzato quasi illimitatamente sia per l’ interno che per l’ esterno.

Unico punto debole riguarda l’ isolamento termico, però a riguardo, le tecnologie attuali presentano prodotti che possono ridurre questa sua caratteristica: vedasi i retrocamera o i vetri bassoemissivi che riducono fortemente le perdite di calore per irraggiamento.

Resta comunque fondamentale l’ identificazione del giusto tipo di vetro ed i rispettivi sistemi di fissaggio per scongiurare qualsiasi rischio di infortuni.

Vi sono diverse tipologie oltre le lastre. Vedasi gli U glass o il vetro mattone che permettono di comporre superfici articolate ed a gradevole composizione.

Villaggio delle Arti e dei Nuovi Mestieri come già anticipato è un non – progetto nel senso che per diventare tale dovrebbe essere messo in moto da un concorso ampio e pubblico di idee ed è quello che auspichiamo in questa occasione come nelle future decisioni che dovranno essere prese in tema di interventi ed opere di pubblica utilità. Non ci può essere l’arroganza di chi stabilisce che come sono i gradimenti dei cittadini.
Solo in un secondo momento dopo che i cittadini si sono espressi ed hanno anche prodotto idee ed invenzioni, possono intervenire i politici, le amministrazioni, i tecnici, gli architetti, gli urbanisti per lavorare all’interno di un tracciato e fuori dal labirinto.

Un’ultima nota per dire che riteniamo importanti tutti gli interventi che avranno la funzione di abbellire e conferire magia al Parco Ferrari oppure a qualsiasi altro luogo di Modena.

I turisti che sicuramente arriveranno attirati  dal Museo Ferrari e visiteranno il nostro centro storico dovranno avere un motivo per fermarsi. E ci si ferma soltanto dove ci si sente bene.

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