Restituitemi l’orgoglio

 

 

Restituitemi l’orgoglio di dichiarami italiano quando sono all’estero. Più che una preghiera una sfida quella che ha lanciato Vito di Bari, docente di progettazione e gestione dell’innovazione al Politecnico di Milano rivolto alla platea dell’assemblea di Confindustria Modena 2011dopo il suo illuminante intervento.

Di Bari apre il discorso chiedendosi dove si concentreranno in futuro i cervelli migliori del mondo e si risponde partendo dalla teoria della disurbanizzazione di Kotkin: si concentreranno dove si vivrà meglio.

Da qui al 2025 si stima che migrerà il 76 % degli scienziati e dei tecnici ad altissima specializzazione, scegliendo territori favorevoli alla qualità della loro vita, territori che offrano anche stimoli culturali e artistici, magari piccoli poli di eccellenza, isole felici in grado di trainare lo sviluppo che passa attraverso l’innovazione oltre che belle, piacevoli, piene di servizi…

E dove potrebbero mai essere questi piccoli meravigliosi paradisi? Quali caratteristiche devono avere per essere in grado di trainare l’economia di un Paese i piccoli poli eccellenti? Un tessuto connettivo formato da piccola e media impresa altamente competitiva, molto agguerrita, un’industria manifatturiera ben radicata, una forte identità territoriale, orgoglio per la qualità del prodotto, marchi forti importanti che fanno da garanzia per il resto dei prodotti che escono dal territorio…hai visto mai che Modena ha qualcuna di queste caratteristiche? Non sarà facile, ma i presupposti esistono.

Abbiamo un’ottima Università, una facoltà di ingegneria che può essere collegata alle imprese.
E qui il colpo di genio, quello che solo chi riesce a vedere le cose a 360 gradi può pensare. Se è vero che l’Industria può fare molto per l’Università, è altrettanto vero che l’Università può chiedersi “cosa posso fare io per l’Industria?”. In altri paesi del mondo c’è chi pensa che sia un punto d’orgoglio il trovare soluzioni nuove per far guadagnare di più l’Industria del territorio su cui opera. E’ un pensiero semplice, come tutte le buone idee.

L’Italia è fatta di primedonne e a causa di questo il primo freno alla crescita può essere considerata la ridondanza: tutti fanno innovazione, ma tutti fanno quel pezzetto e tutti ripartono da lì. E’ una mentalità da superare se non si vuole rimanere fermi.
Siamo alle soglie di un periodo di transizione dall’oggetto più o meno utile all’oggetto intelligente, un momento magico in cui molte cose dovranno essere sostituite, molte cose nuove dovranno essere prodotte. E’ il momento per rilanciare l’economia sulla base dell’innovazione di prodotto oltre che di processo. Occorre però un’agenzia centralizzata dedita allo sviluppo dell’innovazione e che lo Stato diventi un concreto facilitatore, un soggetto capace di aiutare concretamente le imprese, ad esempio attraverso la detassazione dell’innovazione.

Modena può farcela ma sono necessari 3 prerequisiti:

1) una valorizzazione del territorio in grado di attrarre cervelli nuovi e di ritorno (magari si può guardare con favore ad un’immigrazione di qualità), imprese che compongano l’ecosistema e un ritorno di orgoglio dell’identità;

2) bisogna puntare sull’internazionalizzazione e puntare decisamente ad avere il 5% dell’export internazionale (adesso siamo al 3%) ;

3) innovazione favorita e sostenuta con coraggio.
E’ in salita ma vale la pena provarci a tutti i livelli, la posta in gioco è molto alta.

Donatella Franchi

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