Assemblea Confindustria 2011: ci vuole coraggio

Un non se ne può più a quattro mani rivolto alla politica da Emma Marcegaglia e Pietro Ferrari all’assemblea di Confindustria Modena 2011.

Un invito a smettere di litigare a livello nazionale da Emma Marcegaglia, un auspicio di ritorno alla politica alta a livello locale da Ferrari che vorrebbe vedere poltrone occupate da persone competenti e chiede alla platea:  “riuscite a vedere quella volontà e quella determinazione necessarie in un momento come questo a imprimere un cambio netto nel Paese? Sinceramente al momento non si vede nemmeno l’intenzione di fare delle riforme vere, perché in Italia non è mai il periodo in cui si possano fare le riforme vere perché le riforme sono impopolari, tolgono consenso. Ma è proprio lo scambio tra il consenso e l’immobilismo della politica che bisogna interrompere e per farlo ci vuole coraggio. Abbiamo bisogno di politici competenti, capaci di scelte difficili per abbattere privilegi, corporativismo e demagogia. E per abbattere privilegi, corporativismo e demagogia ci vuole coraggio. Churchill diceva che il coraggio è la prima delle qualità umane perché è quella che garantisce le altre. Ribadisco, ci vuole coraggio per eliminare le rendite di posizione (…) ci vuole coraggio per ridurre quel fenomeno ormai incontrollato, l’ipertrofismo politico amministrativo locale che ha creato solamente in Emilia Romagna ben 2991 consiglieri di enti pubblici o società partecipate”.

Ferrari ritiene che sia necessario puntare sul settore manifatturiero ma che il contesto generale sia poco sensibile al valore di fare impresa: “il manifatturiero è il principale motore della crescita (…) perché genera guadagni di produttività , posti di lavoro qualificati e meglio remunerati, elevate percentuali di ricerca e soprattutto stabilità sociale” e continua “non non dobbiamo mai smettere di rivendicarne la centralità e lo diciamo da una terra che rappresenta un’autentica potenza manifatturiera ed esportatrice, perché la produzione industriale è quella concreta ed è parte integrante del nostro dna. Un dna che sin dal dopoguerra ci contraddistingue come il triangolo del successo, un successo fondato su tre elementi inscindibili, un’idea, fiuto, molto coraggio (…) una combinazione fortunata che abbiamo cercato di mettere in campo anche nel corso di questo pesantissimo triennio e che ci piacerebbe fosse condivisa anche da tutte le parti sociali”.

Coraggio da parte degli amministratori statali e locali, liberalizzazioni, pressione fiscale ridotta su imprese e lavoratori, accelerazione della crescita, riforme veloci e soprattutto, di nuovo, coraggiose, ricerca e innovazione, relazioni sindacali produttive sono gli argomenti che hanno accomunato i discorsi di Marcegaglia e Ferrari.

Una punta di delusione da parte di Ferrari per gli Stati Generali convocati a Modena il mese scorso: si guarda solo al presente, non si vede una capacità progettuale a lungo termine da parte degli organi coinvolti. Modena sembra non avere coscienza di sé’.

Beh, sveglia, perché l’Italia non è un Paese intoccabile dalle speculazioni finanziarie internazionali e gli altri Paesi, quelli che hanno fame, non si fermeranno ad aspettarci e ad aspettare che qui, nel polo manifatturiero forse più prestigioso al mondo (parlo di firme e di stile), si finisca di discutere della filosofia di un partito davanti a un piatto di tortellini. Non mi riferisco solo al partito di maggioranza, mi sembra che anche gli altri abbiano le loro belle beghe da risolvere. Credo che ci sia qualcosa di più urgente che il pensare al proprio futuro elettorale. Il bene di Modena non coincide necessariamente con il bene di un partito. A volte è necessario sacrificare una parte di consenso sull’altare del bene comune. Fare politica non significa solo discutere ma anche governare. Aggiungerei, possibilmente con coraggio.

Donatella Franchi

 

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