Il centro storico muore?

Negli ultimi giorni il commercio in centro storico è ritornato ad essere protagonista sulle pagine dei quotidiani. E’ bastato divulgare i risultati di una ricerca di Confcommercio e tutti si sono improvvisamente accorti che ci sono moltissimi negozi chiusi. Non è un bello spettacolo, soprattutto per una città che vuole diventare meta turistica.

Ma a me non fanno tanto paura le saracinesche che chiudono. A me fanno paura quelle che aprono. Ci vorrà un’altra ricerca di qualche associazione di categoria prima che tutti ci accorgiamo dei negozi etnici? Cos’hanno? Niente, a parte che non sono etnici e nella migliore delle ipotesi sono brutti e freddi. Bisogna ammettere che il servizio che rendono rimanendo aperti di sera e di domenica non lo si trova presso gli esercenti nostrani ma non si può pensare di popolare il centro così. Un conto è trovare anche a Modena tapioca, riso indiano, spezie e cibi esteri, cosa che trovo meravigliosa e stimolante, un altro è trovare la stessa roba venduta sugli scaffali dei negozi nostrani buttata alla meno peggio in bugigattoli senza appeal. Una proposta? Si, uno standard minimo di qualità per il centro.  Devono chiudere? No, certo che no. Però di questo tipo basta, non ne devono aprire altri.

A proposito della ricerca di Confcommercio sulle serrande abbassate in centro storico a Modena, vorrei riproporre un articolo di Caterina Giusberti pubblicato su Modenaqui il  25/09/10 sulle proposte di Confesercenti per il commercio in città:

“Basta parcheggi: per Confesercenti il centro è pedonale

Le proposte dell’associazione per fare risorgere il commercio in città

Confesercenti entra a gamba tesa nel dibattito sul centro storico della città.
E lo fa con un documento articolato e ricco di proposte, elaborato dal laboratorio Urb &Com Politecnico di Milano in collaborazione con l’urbanista modenese Ezio Righi.
I toni sono sempre pittosto morbidi, ma le richieste sono puntuali.
Si parla di modifiche al RUE (l’ex piano regolatori), progetto al quale dovrebbero condurre i tanto decantati Stati Generali della città.
LA SITUAZIONE ATTUALE L’analisi promossa da Confesercenti prende le mosse da un dato di fatto: il centro di Modena sta morendo lentamente.
«Trent’ anni fa- afferma Ezio Righi – i negozi del centro soddisfavano il 50% della domanda modnese – oggi siamo al 30%.
A far precipitare la situazione – prosegue l’architetto – hannno contribuito la chiusura del Sant’Agostino e della Manifattura Tabacchi.
Ma anche l’esodo degli intrattenimenti dal centro della città, come prova la chiusura dei cinema.
Una situazione, questa, oltre ad avere conseguenze notevoli sui pubblici esercizi, si è tradotta in una progressiva perdita del ruolo e delle funzioni del centro storico».
Come si può fare per risollevarlo? Secondo Righi le leve da usare sono due: potenziare l’Università e il commercio.
Ma il funerale di serrande abbasssate degli ultimi tempi fa venire il sospetto che potenziare il commercio in centro non sia così semplice.
LE SOLUZIONI Il centro che sogna Confesercenti è pedonale, servito benissimo dagli autobus (che dovranno essere almeno dublicati) e, sorpresa delle sorprese, senza altri parcheggi oltre ai tanti che ci sono già e che sono occupati quasi del tutto dai residenti.
Anzi, la novità è che i negozi più vicini ai parcheggi non sarebbero quelli più avvantaggiati dal punto di vista commerciale.
Gli esperti di Milano sentenziano che a far ‘girare i soldi’ del commercio è la più vecchia delle abitudini: la passeggiata.
Quindi serve offrire ai clienti continuità di negozi, senza ‘buchi’ e, possibilemente servono grandi spazi.
«I negozi piccoli restano sfitti – spiega l’architetto Tamini – perché sono troppo piccoli.
Oggi non servono esercizi da 30 metri quadri, ma medie strutture, fino a 2500 metri quadri.
Il decreto Bersani – prosegue l’architetto – ha messo tutta la partita nelle mani dei Comuni, i più avanzati dei quali, hanno esteso le licenze anche agli esercizi medi».
«Da questo punto di vista – prosegue Righi – sono state occasioni perse sia la trasformazione del cinema Adriano che della Banca Commerciale di via Università in garage».
Adatti allo scopo sarebbero, ad esempio, i locali delle banche, resi disponibili dalla diminuta richiesta di ‘spazi direzionali’ per le stesse.
Per quanto riguarda il plesso San Paolo, attualmente oggetto di un intervento di recupero da parte della Fondazione Cassa di Risparmio per destinarlo a nuovi spazi scolastici, Righi si chiede se non sarebbe più opportuno trasformarlo in un centro di aggregazione per la vita notturna modense, permettendo così di risolvere i problemi denunciati dai residenti della zona Gallucci- Pomposa.
Una delle proposte più rivoluzionarie del documento, che parla anche di aprire le corti storiche per il commercio (com e succede a Bologna) è quella di permettere l’insediamento di attività commerciali anche ai piani superiori degli edifici indicati designati ad accogliere progetti di sviluppo commerciale.
«È già avvenuto in altre realtà urbanistiche italiane di medie dimensioni – spiega Confesercenti – in cui sono stati insediati, dopo il recupero di complessi edilizi importanti, format innovativi di commercio».
Non solo.
Si parla anche di vietare nelle unità commerciali poste al piano terra la conversione ad autorimesse.
Confesercenti chiede poi di abrogare la regola vicente nel centro storico di Modena, che consente di trasformar e in magazzini o depositi i locali ora destinati a negozi.
BASTA ALIMENTARI Bisogna uscire da una certa logica provinciale in base alla quale potenziare il commercio equivale a costruire catene di distribuzione alimentare.
Questo dicono gli architetti milanesi.
A Modena di alimentari ce ne sarebbero anche troppi.
Soprattutto tenendo conto del fatto che all’ex Amcm è prevista la costruzione di una superfice commerciale dda 1000 metri quadri.
Quasi altrettanto, se non di più, sarebbe lo spazio occupato dalla superfice in costruzione nell’area dell’ex manifattura tabacchi, (anche se ufficialmente si parla di spazi molto inferiori).
Last but not the least l’unico gli interventi in questo settore devono servire tutti a potenziare il mercato Albinelli, che da tempo necessita di interventi di riqualificazione, dalla sistemazione del tetto, alla realizzazione di un impianto di condizionamento efficiente.
Il dato è tratto.
Ora la domanda è cosa risponderà l’amminsitrazione? Domanda che l’architetto Righi ha eluso con un sorriso, affermando di essere, per il momento, «molto soddisfatto di questo progetto».”

Donatella Franchi

 

 


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