Beat dop

Scusi Morelli, ma lei cos’è, posseduto?

Ma può farsi una volta gli affari suoi? Scippo culturale? Che espressione forte…si tratta piuttosto della creativa invenzione di una verità condivisa.

Lo sa benissimo come vanno queste cose, qual è il percorso. Prima una cosa non è quella, al passo successivo è tirata per i capelli, poi diventa una mezza verità e qui siamo a campo vinto, il termine c’è. Alla fine è una verità intera. E condivisa.

Ora, magari non se n’è accorto nessuno, solo lei. Non potremmo far finta di niente? Siamo la città delle eccellenze o no? Una in più una in meno cosa vuole che sia. Aceto, parmigiano, lambrusco, bel canto…Ci sta benissimo anche il beat.

Senta che idea, facciamo un bel consorzio, un consorzio beat dop. Lo mettiamo insieme agli altri prodotti e dopo un po’ ci credono anche gli americani.

Dice che lo hanno inventato loro? Impossibile, nel caso erano sicuramente emigranti modenesi. Dice che il beat era anche droga e sesso? Nooo, se fosse così Giovanardi sarebbe intervenuto per stroncarlo sul nascere.

I beat non erano capelloni, avevano la gnagna. Del resto, io nel lontano 1967, mentre lei guardava da fuori il Grand’Italia, giravo con la prima minigonna del paese. Avevo 4 anni e una mamma beat che lavorava a Modena, naturalmente.

Come intuisce anche lei era destino che il beat approdasse a Modena e la eleggesse a Patria Natia.

Chiunque abbia fatto almeno un esame universitario ha imparato l’arte dell’arrampicata sugli specchi, io sono la campionessa in carica. Non mi frega nessuno, neanche lei. Ho un piano marketing sul web galattico: una roba virale. Tempo 24 ore il beat è nostro.

E lei, si rilassi….Beat dop…Mi piace…

Donatella Franchi

 


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