Il 29 settembre è un giorno che deve rimanere libero.

Penso che sarebbe meglio non celebrare, non ricordare, non raccontare a Modena il beat, quello che è stato in termini di letteratura, di musica, di pensiero, di sogno, di ribellione di una generazione.

Penso che il 29 settembre, una data scelta in modo casuale per una canzone che ebbe un successo immediato, fin troppo istantaneo, dovrebbe essere considerato, soprattutto a Modena, un giorno qualsiasi, quasi da dimenticare.
Quando la canzone fu pubblicata era il 1967 io ero un ragazzo di 16 anni che a volte passava con gli amici davanti al bar Grand’Italia per vedere semplicemente chi c’era.
L’Equipe 84 e Maurizio Vandelli erano già famosi ma ancora capitava a volte di incontrarli.

Sono pertanto attaccato e collegato ancora a quegli anni, al beat che iniziava ad esaurirsi, ai gruppi musicali italiani che oltre all’Equipe 84 erano i Dik Dik, i Corvi, i Camaleonti, ai solisti come Riki Maiocchi, Gian Pieretti, Patty Pravo e proprio per questo penso che Modena non dovrebbe  celebrare una canzone come il 29 settembre ed una musica come il beat.

E’ molto triste leggere in comunicato stampa del Comune di Modena una frase come questa:
Modena ha un’identità ricca: è città del Romanico e dei motori, del balsamico e dell’enogastronomia, della fotografia, della filosofia e della musica: il bel canto, Pavarotti e la lirica, certamente, ma anche il Beat, fenomeno che è andato oltre la sfera musicale perché ha dato vita ad una autentica rivoluzione culturale e di costume di cui Modena è stata la capitale italiana“.

Si tratta di uno scippo culturale che poco ha da spartire con il fatto che allora alcuni gruppi musicali si trovassero a volte al bar Grand’Italia. Poi non c’entra niente, semplicemente non è vera, semplicemente non si può mettere insieme il prosciutto e il romanico, i motori e il balsamico, il lambrusco e il beat.

Cosa c’entra il beat con le cosiddette eccellenze modenesi ?
Il beat ha una debolissima relazione anche con la canzone 29 settembre, figuriamoci se può averla con il parmigiano reggiano. Lasciamo che le eccellenze modenesi rimangano tali, anzi valorizziamole, impariamo a venderle con intelligenti campagne di marketing.

Il beat, vale la pena di ricordarlo nasce oltre 15 anni prima che venga pubblicata in Italia, non a Modena, la canzone 29 settembre.
Beat come beatitudine ? Anche. Beat come misticismo ? Anche. Beat come droga e sesso ? Anche. Beat come libertà ? Anche. Beat come ribellione ? Anche. Beat come generazione ? Anche. Sconfitta, battuta, vissuta la beat generation non può essere addomesticata e ricordata, celebrata come eccellenza modenese.
Non può essere banalizzata e  trasmessa ai giovani una letteratura, una poesia, un cinema che hanno rappresentato il beat a livello mondiale senza mai farlo diventare una religione, una politica, un piano marketing.

Un uomo seduto al bar incontra per caso il sorriso di una donna. Per caso, senza che ci sia nessuna pianificazione di merketing relazionale. Per caso, come casuale è stata la scelta del giorno da parte di Mogol e Battisti. Come casuale è stata l’idea a canzone già incisa di inserire lo speaker del giornale radio, come per caso oggi 29 settembre è il compleanno sia di Berlusconi che di Bersani.


Quello che accade poi nella canzone, il ritrovarsi sottobraccio a lei, il camminare nella città, l’andare da un locale all’altro è semplicemente un desiderio di libertà, un desiderio, una voglia di essere e rimanere liberi … alla fine il protagonista si ritrova in un letto con il giornale radio che dice “oggi 30 settembre” … Forse è stato tutto un sogno, un sogno di libertà ritmato, chitarra e basso, ribelle, ma anche delirante e nello stesso tempo contro i pregiudizi con cui quella generazione si è scontrata.

Un desiderio di libertà che non potrà mai essere raccontato dal un qualsiasi comunicato stampa del Comune di Modena.

Noi che ci siamo diventati grandi con il beat, che abbiamo amato la canzone 29 settembre, noi che passavamo davanti al bar Grand’Italia e non potevamo entrare perché minorenni, noi che abbiamo desiderato la donna di altri, che abbiamo sognato di incontrare quel sorriso e di ritrovarci sottobraccio a lei, noi pensiamo che il prosciutto, il balsamico, il lambrusco, i motori non c’entrino proprio niente ma proprio niente con il beat.
Noi vorremmo soltanto continuare ad ascoltare 29 settembre senza sentire tutto il peso di una macchina del consenso che vuole trasformarla in una nuova eccellenza modenese. E’ solo una canzone.

Gabriele Morelli

 

Seduto in quel caffe’
io non pensavo a te….
Guardavo il mondo che
girava intorno a me…
Poi d’improvviso lei
sorrise
e ancora prima di capire
mi trovai sottobraccio a lei
stretto come se
non ci fosse che lei.
Vedevo solo lei
e non pensavo a te…
E tutta la citta’
correva incontro a noi.
Il buio ci trovo’
vicini
un ristorante e poi
di corsa a ballar sottobraccio a lei
stretto verso casa abbracciato a lei
quasi come se non ci fosse che,
quasi come se non ci fosse che lei.
Mi son svegliato e
e sto pensando a te.
Ricordo solo che,
che ieri non eri con me…
Il sole ha cancellato tutto
di colpo volo giu’ dal letto
e corro li’ al telefono
parlo, rido e tu.. tu non sai perche’
t’amo, t’amo e tu, tu non sai perche’
parlo, rido e tu, tu non sai perche’
t’amo t’amo e tu, tu non sai perche’
parlo, rido e tu, tu non sai perche’
t’amo, t’amo tu, tu non sai perche’.