L’azione devastante di Super Sitta si abbatte su Modena e il degrado diventa evidente. Fermiamo l’uomo del fare .

Vergogna urbana, emergenza, tragedia urbanistica, degrado urbano, ormai le definizioni riportate dai giornali si sprecano ma hanno tutte uno stesso comune denomitatore, ispiratore, guru nostrano: Super Sitta, l’assessore che appena vede uno spazio vuoto progetta immediatamente di riempirlo oppure l’assessore che appena vede un’area da riqualificare – secondo la sua personalissima interpretazione – prima demolisce l’esistente come nel caso dell’ex Amcm e poi lascia per anni cumuli di macerie in bella mostra oppure l’assessore che propone la vendita al supermercato dei reperti archeologici.

Il caso dell’area e Amcm è emblematico di una mentalità urbanistica elaborata senza progetto.
Nell’agosto del 2010 dopo 16 anni di incuria totale il nostro eroe decide che prima ancora che venga fatto un bando alcune costruzioni presenti nell’area come la palazzina Vecchi devono essere abbattute. Per quale motivo ? Non lo conosce nessuno. Oltre ad un contenzioso con Italia Nostra, oltre ad una sentenza contraria del Tar del Lazio, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Da allora ad oggi nell’area ono in bella vista macerie, rottami, rifiuti, degrado a due passi dal centro storico.
Era proprio necessario effettuare quelle demolizioni per poi lasciare i rottami per terra ?
Da qualche mese sappiamo che il bando per l’inizio dei lavori di riqualificzione, progetto totalmente sbagliato rispetto all’area, bando che è stato più volte annunciato è stato definitivamente rimandato al 2014.

E fino ad allora ci teniamo il degrado, lo sporco, i detriti, i rifiuti ?
Ottimo risultato. A volte stare fermi è la cosa più saggia ma per il nostro Super assessore sembra che al contrario sia la cosa più difficile.


Nei giorni scorsi per giustificare la necessità assoluta di costruire immdiatamente ed ovunque, arrampinadosi in modo vergognoso su tutti gli specchi, è arrivato a dichiarare che “c’è un  egoismo sociale indecente, tra l’altro messo in campo da un’élite di benestanti” .

L’indecenza semmai è proprio quella di far credere che Modena abbia bisogno di nuove costruzioni, a strati sovrapposti, uno strato commerciale, uno direzionale, uno residenziale. L’indecenza sta al contrario nel far credere che si lavora per dare una casa ai giovani, utilizzando in modo scandalistico giuste esigenze per cammuffare una politica urbanistica senza progetto, indifendibile e ingiustificabile.

E’ scandaloso che oggi dalle pagine dell’Informazione Super Sitta, dimostrando ancora una volta di non aver capito la portata dei cambiamenti in atto e la necessità di lavorare davvero ad una nuova città che ha bisogno di essere progettata coniugando mobilità allargata al territorio e qualità della vita, si riponga come l’uomo del fare, come l’unico che lavora.

L’uomo del fare deve essere fermato, smentito, la sua azione deve essere interrotta, ha già prodotto troppi guasti e troppi ne può produrre andando avanti.

La vita cambia, la società, la città ampia, il territorio cambiano, l’uomo del fare rimane fermo aggrappato a vecchie idee superate nei fatti dai comportamenti delle persone vere che vogliono lavorare domani e che dopodomani vorrebbero che anche le altre persone che verranno possano lavorare, vivere la casa e abitare il territorio.

Ormai è emergenza vera e qui non si tratta più di difendere le aree F,  che ormai non esistono più, non si tratta nemmeno di difendere le falde acquifere sulle quali Super Sitta progetta di costruire palazzine.
L’emergenza sta diventando tragedia. Ormai si tratta di difendersi quasi sul piano personale, di difendere il proprio spazio vitale, la nostra possibilità di camminare per strada, di guardarci intorno, di continuare a vedere non solo case ma anche qualche spazio vuoto. Spazio vuoto, non si chiede nemmeno più che sia verde, basta che sia vuoto e che non venga riempito dall’urbanistica dell’uovo sodo. Gli spazi vuoti nelle città sono importanti, rendono le città vivibili, fanno respirare.

A Super Sitta evidentemente fanno paura.

Gabriele Morelli


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