I 20 anni della Casa delle Donne contro la violenza

La violenza di genere è un fenomeno non ancora conosciuto nelle proporzioni e negli effetti devastanti all’interno e fuori dalle relazioni. Si tratta di un problema che è presente in modo trasversale in ogni classe sociale e che affligge donne di ogni nazionalità.

Il centro antiviolenza di Modena festeggia i suoi 20 anni di attività e lo fa riflettendo attraverso la presentazione di un libro-ricerca sui primi 15 anni: “Affrontare la violenza alle radici. Quindici anni di storia della Casa delle Donne contro la violenza di Modena”.

Venerdì 7 ottobre, nella sala Conferenze  Redecocca, le socie della casa delle donne si sono date appuntamento attraverso un invito aperto al pubblico, con ricercatrici e rappresentanti delle istituzioni per raccontare l’attività del centro ma soprattutto interrogarsi su cosa significhi affrontare la violenza di genere partendo da presupposti che riguardano in modo più ampio la politica delle donne.

Erano presenti, oltre alle socie e operatrici del Centro di Modena, l’assessore alle politiche sociali del Comune di Modena Francesca Maletti, l’ex Sindaco Alfonsina Rinaldi, Stefania Cargioli della Fondazione Cassa di Rsparmio, Letizia Bianchi dell’Università di Bologna, Giuditta Creazzo curatrice del libro, Alessandra Campani del centro antiviolenza Non da Sola di Reggio Emilia, moderatrice.

Non si è trattato di un’autocelebrazione ma di un’analisi del lavoro svolto e soprattutto dei problemi affrontati.

Per chi si avvicina per la prima volta a questo argomento, va subito chiarito che un centro antiviolenza che ha le sue radici nel movimento delle donne ed è fisicamente all’interno della Casa delle Donne non è un centro che eroga semplicemente un utile servizio.

Il centro antiviolenza a Modena nasce nel 1991, durante il periodo in cui la giunta comunale era guidata da Alfonsina Rinaldi, da una scelta lungimirante da parte dell’amministrazione e delle socie della Casa delle Donne: quella di accettare di porsi in relazione con le istituzioni facendo in modo che la violenza di genere diventasse un problema delle istituzioni stesse. Non deve essere sottovalutato quello che comporta l’accettare di essere finanziati da un ente pubblico: il rischio è la perdita di identità del movimento originario a favore del servizio che a questo punto deve essere garantito. Quando si parla di violenza di genere bisogna tenere ben presente che ogni risultato ottenuto, perché sia duraturo, deve produrre un cambiamento, ecco perché il servizio e deve procedere di pari passo con la politica delle donne.

In situazioni in cui la necessità è quella di uscire da dipendenze affettive sostenute dall’educazione al sacrificio per la famiglia non avrebbe senso un’azione di semplice presa in carico dei problemi di una donna oggetto di violenza da parte del centro, si creerebbe un’ulteriore dipendenza. L’azione del centro parte infatti dalla volontà della donna che si presenta di cambiare la propria situazione: oltre all’accoglienza e all’ascolto, elementi fondamentali per mettere in atto qualsiasi forma di sostegno, fornisce strumenti per un’azione di auto potenziamento delle capacità soggettive attraverso un rapporto di relazione con altre donne. Non esiste un’unica ricetta, chi sceglie di chiedere aiuto verrà sostenuta, senza mai essere giudicata, nella ricerca del proprio percorso di cambiamento che potrà sfociare nella separazione dal partner ma anche nella ricontrattazione del rapporto su basi diverse:  in ogni caso, in una diversa consapevolezza di se’ e degli strumenti a propria disposizione.

Chi si presentasse ad un Centro Antiviolenza gestito da donne pensando di entrare in una specie di circolo di dame di carità dovrebbe ricredersi molto in fretta. La prima cosa che colpisce è l’alto livello di competenze e professionalità di operatrici e volontarie, e il fatto che competenze e professionalità vengano utilizzate in modo non convenzionale per mettere in campo un rapporto di relazione che mostra possibili modi alternativi e positivi dell’essere donna (insegnanti, psicologhe, ricercatrici, sociologhe non sono lì in quella veste e non si presentano con il titolo ma con il nome).

Vorrei togliere subito ogni dubbio: non si tratta affatto di quattro chiacchiere tra donne, ma dell’utilizzo consapevole di una relazione per produrre un cambiamento attraverso il self empowerment del soggetto che chiede aiuto.  Quando un’operatrice esce da un colloquio è arricchita di esperienza ma anche di nuovi interrogativi riguardo il proprio operato, è costretta ad un continuo lavoro su se stessa, a fare i conti con i propri sentimenti e con la propria capacità di sospensione del giudizio all’interno di relazioni in cui nulla è dato per scontato. Questo richiede un continuo confronto e una continua formazione.


Il centro antiviolenza a Modena fa parte di una rete composta anche da assistenti sociali, forze dell’ordine, pronto soccorso e associazione Donne e Giustizia. Non è facile mantenere la propria specificità quando ci si siede ad un tavolo con diversi soggetti. Ha ragione Letizia Bianchi quando dice che il centro di Modena è una riserva di esperienza per chi voglia rapportarsi con le istituzioni. Alcune socie sono vere e proprie mediazioni viventi. E mi auguro che la discussione sui presupposti dei centri antiviolenza rimanga sempre viva perché mentre l’aspetto legato al servizio riguarda la soggettività delle donne che chiedono aiuto, quello legato alla politica riguarda i cambiamenti verso i quali si vuole tendere anche uscendo dai centri per fare prevenzione collaborando con le scuole.

A chi non accetta di condividere un discorso di politica delle donne dirò semplicemente che occuparsi di violenza di genere è indispensabile perché questa  ha costi sociali ed economici altissimi che si ripercuotono in ogni campo, non ultimo quello del lavoro. Basta questa considerazione per capire che la prevenzione è importantissima ed è l’unica che possa ottenere risultati duraturi: per fare questo non può che partire dall’analisi e dalla riconsiderazione del sistema dei rapporti di genere.

Troverete orari di apertura, indirizzo, contatti e tutte le notizie utili sul centro antiviolenza e gli altri progetti della casa delle donne sul sito www.donnecontroviolenza.it

 

Donatella Franchi


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