Peep, il futuro di Modena?

Devo stare più attenta con il caffè mentre leggo il giornale online, prima o poi mi va di traverso. Questa mattina mi trovo davanti un trafiletto sull’Informazione che parla di Enrico Veronesi e del suo sfogo contro i contestatori di SuperSitta, assessore all’urbanistica.
Sentendomi tirata in ballo da “Veronesi contro i contestatori di Sitta”, leggo.
Veronesi è un consigliere di maggioranza (PD) della circoscrizione 4. Giovedì scorso io c’ero al consiglio e, anche se Veronesi ha espresso chiaramente la sua posizione a favore dell’espansione delle aree edificabili utilizzando le zone F, non ha utilizzato espressioni forti (mi fate schifo) come quelle riportate dall’articolo e apparse su facebook.
Aprire il social, cercare il suo nome è questione di un attimo. Nulla. Il suo profilo è blindato, condivide le informazioni solo con gli amici. E’ una scelta legittima. In questo modo però quello che ha scritto non è verificabile e io prendo per buono l’articolo di Luca Gardinale.
Veronesi, lei dice che abbiamo paura del futuro? Si, decisamente, se il futuro è fatto di quartieri dormitorio come quello dietro la Rotonda.
Ma quello che mi spaventa di più è la gente che, come lei, appoggia in modo acritico l’operato della giunta. In questo caso lei sta appoggiando e avallando una serie incredibile di decisioni discutibili. A volte il comune sbaglia, eccome. Ma ci sono persone che non vogliono vedere, che rifiutano a priori l’idea che assessori e tecnici possano prendere cantonate colossali o fare idiozie di proporzioni gigantesche perché ci sono interessi politici e/o economici in ballo.


E’ arrivato il momento di fare un esempio concreto. Il ponte all’incrocio Tangenziale-Nonantolana.  Eravamo verso la fine degli anni ’90, il ponte era quasi ultimato. Una sera, dal balcone di un appartamento all’ottavo piano io e un gruppo di amici e condomini del palazzone di fronte stavamo guardando il ponte e i suoi svincoli ancora in terra battuta. Ad un certo punto, considerando il tutto attentamente sono uscita dicendo più o meno questo: “c’è uno stop in salita su una rampa d’accesso con immissione a sinistra esattamente sotto al dosso del ponte. Sono fuori di testa”. Era lì, palese, non poteva essere altrimenti anche se ancora non c’erano asfalto e segnaletica. La reazione di tutti è stata che no, mi sbagliavo, non era possibile, ci lavoravano fior di ingegneri, il Comune non avrebbe permesso una cosa del genere ecc. Una negazione collettiva di quella che era considerata una scemenza impossibile da realizzare.
Infatti. C’è stato per anni quello stop in salita, con immissione a sinistra (direzione Nonantola) sotto il dosso del ponte. Visibilità limitatissima con frizione in tiro. Una porcheria inimmaginabile, pericolosissima. Adesso non c’è più, è stata modificata.

L’esempio mi serve per ribadire che quello che mi fa paura, oltre ai quartieri dormitorio, è proprio questa negazione collettiva da parte di chi non ha paura del futuro perché non lo vede e non vede quanto la fiducia aprioristica nell’operato di una Giunta perché appoggiata dalla dirigenza del partito possa avere conseguenze negative proprio per i giovani che vengono strumentalizzati in questo modo vergognoso.
Lei è dovuto emigrare a Bastiglia? E allora? Benvenuto nell’Unione del Sorbara. Lo sa quanto ci vuole dal cartello Bastiglia al cartello Modena rispettando i limiti? Non più di 10 minuti. Ha provato a contare i minuti necessari per andare dalle Morane alla Madonnina? Non le sembra che questo discorso non stia in piedi? Cosa significa per lei vivere dignitosamente? Essere per forza al di qua del cartello in un quartiere peep dormitorio e passare il sabato a fare la spesa all’Iper perché sotto casa non può neanche bere un caffè? E questo è un modello, un sogno da proporre ai giovani? Chi è più vecchio tra i contestatori e lei?

Donatella Franchi


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