Loro dell’Errenord

E’ apparsa ieri sulla Gazzetta di Modena una lettera firmata “noi che viviamo all’errenord” che mi ha colpito per l’ingenuità di alcune affermazioni e l’entusiasmo con cui vengono descritti alcuni episodi di vita quotidiana.

Se non ho capito male, l’episodio che ha spinto alcuni che lavorano all’Errenord è in relazione ad un post apparso tra i blog d’autore pubblicati sulla Gazzetta. L’autore non ha certo bisogno della mia difesa ma inviterei tutti a mantenere il senso dell’umorismo e a distinguere le affermazioni dei politici (consiglieri) dai blog satirici. Il pezzo è esilarante come tutti i precedenti e ridersi addosso non fa male nemmeno all’errenord.

Prima di esporre alcune considerazioni vorrei commentare i brani della lettera che hanno attratto maggiormente la mia attenzione.

Noi siamo un gruppo di ragazzi che crede nei concetti di multiculturalità e prospettiva inclusiva. […]La diversità è normale: il nostro futuro dev’essere basato su questo semplice concetto che permette alle nostre culture di affiancarsi, completarsi e crescere insieme.

Benvenuti nel clan. Siamo in tanti a crederci. Mi spingo un po’ più in là. Non ci sono alternative, piaccia o no, questa è l’unica strada percorribile. Non per questo possiamo dire di averla già imboccata, spero che nessuno si faccia illusioni su questo.

Alzare muri, abbattere case, etichettare i quartieri e creare dei ghetti non sono tecniche che possono contribuire alla crescita culturale e sociale di un paese!

E’ vero. Permettere la nascita di ghetti è pericoloso, si rischia, come in questo caso, di farsi sfuggire la situazione di mano. Ci sarebbe parecchio da dire sulla responsabilità di amministratori e proprietari. All’Errendord non si sta creando un ghetto, quello è un dato di fatto. Bisogna pensare a come uscirne e l’operazione è complessa e costosa, per il momento non molto efficace.

Abbattere un palazzo non servirà ad abbattere un problema, tutt’al più a spostarlo o a peggiorarlo.

Non è necessariamente così. Alcune costruzioni, come le torri del Windsor Park, sono strutturate in modo da non permettere nemmeno un’adeguata visibilità sul pianerottolo all’uscita dell’ascensore. A volte gli interventi più indicati sono di sventramento. Del resto anche all’Errenord hanno dovuto abbattere una scala per permettere la visibilità della (e da parte della) zona portierato sociale e Polizia Municipale. Non sempre mantenere una struttura a tutti i costi è la soluzione migliore o economicamente e socialmente più vantaggiosa.

L’Italia deve avere il coraggio di aprirsi al resto del mondo, mantenendo viva la propria storia, le proprie origini, ma accettando e condividendo il resto.

[…] come nel resto del mondo si è compresa l’importanza di dare fiducia all’uomo, alle sue potenzialità rispettandone provenienza e personalità.

E’ un’affermazione un po’ impegnativa. Diciamo “una parte del resto del mondo”. Se fosse come dite non avremmo i problemi dell’Errenord e del Cie.

Quando siamo arrivati qui eravamo abbastanza spaventati. Tutti non facevano altro che dirci quanto il quartiere fosse pericoloso, malfamato; tutti i giorni ci ricordavano di non stare aperti fino a tardi e soprattutto di non rimanere mai da soli. I primi giorni ci guardavamo attorno pronti per essere assaliti e ci aspettavamo prima o poi di aver un qualsiasi problema. Ma non è stato così.

E ci mancherebbe…

È vero, ci sono alcune prostitute che compaiono in tarda serata sulla via di fronte al condominio, ma non sono mai state moleste o fastidiose alla vista. Sempre coperte e poco invadenti. Le abbiamo conosciute, ci siamo fermate a parlare con loro e certo, non è positivo vedere che nel 2011 ci sia ancora tanta prostituzione, ma di certo questa è molto meno visibile e invadente di quella presente sulla via Emilia.

Non è una questione di visibilità, di invadenza e di minigonne. Sono sicura che le ragazze sono anche simpatiche. Il problema è che dietro le prostitute c’è un giro di sfruttamento, tratta e delinquenza. Non è che se si vedono meno e cercano di non dare fastidio il problema sia più tollerabile. A proposito del resto del mondo che rispetta la personalità dell’uomo…avete chiesto a queste ragazze se sono libere e contente di prostituirsi? Come sono arrivate qua? Non sono loro il problema, è quello che sta dietro a loro e che bazzica per il quartiere. E state tranquilli che cerca di farsi vedere il meno possibile.

Abbiamo ospitato famiglie dello stesso palazzo e del quartiere ritrovando i nostri spazi immersi in un clima multiculturale a dir poco affascinante. Mamme arabe ci hanno portato la merenda a base di the e dolci tipici, i bambini provenienti da paesi e culture diversissime, pur non parlando la stessa lingua, hanno condiviso attività sportive, artistiche e ludico-ricreative senza nessun problema! Mamme sedute sui divanetti in attesa si sono confrontate e conosciute, creando anche una rete di aiuto reciproco in caso di difficoltà. L’ambiente che qui si è creato è stato al di sopra delle nostre aspettative

Ma cosa vi aspettavate? I bambini sono tutti uguali e le donne arabe sono molto ospitali. Vi stupite che le mamme arabe che aspettano i bambini in palestra facciano le stesse cose che fanno le mamme italiane? Spero che vi rendiate conto che questo significa che una volta di più, non si parte dalla curiosità per arrivare alla conoscenza, ma dal pregiudizio per arrivare alla conoscenza passando dallo stupore. Questo senza nulla togliere al fatto che è importante il vostro operato e che ci siano spazi a disposizione affinché queste situazioni si verifichino.


[…]e sappiamo che la guerra politica non porta alcun beneficio! Noi ci rimbocchiamo le maniche e lavoriamo invece di perdere tempo in inutili discorsi e critiche distruttive sul lavoro altrui! Parlare è facile, mettersi in gioco è tutt’altra cosa.

Scusate, ma cosa ne sapete di quanto si stanno mettendo in gioco quelli che criticano? Credete di essere gli unici a conoscere il mondo arabo e il fenomeno della prostituzione perché lavorate all’Errenord?

E qui concludo dicendo che le critiche all’amministrazione comunale vengono dal fatto che sono stati stanziati 25.000.000 (sì, milioni) di euro per riqualificare la zona. Non mi sembra che il Comune e le forze dell’ordine, nonostante gli sforzi e l’impegno, abbiano la situazione sotto controllo.

E’ stata costituita una società di trasformazione urbana, CambiaMo, tra Comune e ACER, sono state comprate quote importanti degli edifici all’Errenord, è stato istituito un portierato sociale, sono state incoraggiate iniziative, i Vigili Urbani hanno una sede dentro uno degli edifici, ci sono telecamere ovunque, esercizi commerciali frequentati. Eppure la situazione è molto lontana dall’essere tranquilla. O gli interventi non sono efficaci o non sono sufficienti o entrambe le cose. Con un budget del genere più altri soldi spesi nel concorso di idee, nella televisione di condominio, nel museo degli strumenti a percussione i risultati attesi sono diversi.

Proviamo a misurare la percezione di sicurezza di chi si avventura all’Errenord di domenica, quando i vigili non ci sono e gli esercizi commerciali sono chiusi? Sei circondato da sguardi che non hanno nessuna intenzione di invitarti a fare merenda ma che presidiano il territorio. Un territorio che considerano loro.

La sicurezza urbana, perché funzioni, deve prevedere il coinvolgimento degli abitanti, quindi teoricamente alcune iniziative andrebbero nella direzione giusta. Se. Se non fosse che qui è diverso. Qui il presidio del territorio è quello che viene fatto in senso contrario da chi ha interesse a farlo, da chi deve soprattutto controllare che chi entra non sia pericoloso per le attività “dubbiamente” lecite.

E voi non lo siete. Nessuno vi darà fastidio. Chi ha in pugno il territorio non ha interesse a mettersi in mostra con azioni inutili.

Forse è ora che l’amministrazione faccia il punto della situazione e spieghi al grande pubblico come meglio crede (attraverso un comunicato stampa, un’intervista, quello che vuole) quali sono gli interventi fatti, quali intende portare avanti e perché, se sono nel frattempo cambiate delle cose da quando ha pubblicato “Le Politiche di Sicurezza Urbana 2004-2009” e come sono stati spesi i 25.000.000 di euro preventivati (acquisto di porzioni di immobili, interventi di riqualificazione, eventi sul territorio), quali sono gli obiettivi raggiunti e anche se ritiene che ci sia bisogno di altri fondi per completare il lavoro. Mi sembra il minimo.

Donatella Franchi


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