A proposito del progetto Cittanova 2000

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

 

Oggi, troppo spesso chi non è d’accordo sulle proposte dell’amministrazione comunale viene frettolosamente e lapidariamente liquidato con l’etichetta di far parte del partito del non fare. Forse i cittadini modenesi sono solo confusi dal guazzabuglio di proposte disorganiche che gli piovono addosso di continuo.

Sono convinto che lo spontaneo “partito del non fare” riacquisterebbe fiducia nella politica se le proposte fossero ben dosate, ma soprattutto se ciascuna verificasse due requisiti fondamentali: 1. la chiarezza e trasparenza delle ragioni, quali necessità va a soddisfare, i costi, le possibili ricadute e tutte le altre opportunità che l’iniziativa offre; 2. la collocazione all’interno di un progetto globale, complessivo di crescita e sviluppo del territorio modenese, cioè a quale visione di Città contribuisce.

Fino ad ora i progetti dell’amministrazione comunale poco riscontrano il punto 1 e mai il punto 2.

Con il progetto Cittanova 2000 si fa un passo avanti: il punto 1 trova piena soddisfazione, mentre ancora una volta il punto 2 è completamente assente.

Cosa mi sembra il Polo dell’ICT?
Un eccellente tassello dall’elevato contenuto innovativo a cui manca il quadro generale, cioè dove va inserito per completare il disegno del puzzle, che è condizione fondamentale perché possa funzionare al 100% e non vedersi limitate le potenzialità e appetibilità fin dall’inizio.
Lo stesso assessore Sitta ha avvertito questa preoccupazione ricordando nel suo intervento altre iniziative [infrastrutture, marketing, servizi (Museo Ferrari e Pista Marzaglia), formazione, ecc.] che però, essendo puntuali e scollegate, risultano elementi di un panorama confuso e disomogeneo.

La debolezza del Polo dell’ICT non sta nelle ambizioni, e nei contenuti, ma tutta e soltanto nelle modalità con cui è stato proposto: autoreferenziale, fine a se stesso ed avulso dagli altri settori industriali. Manca nella visione dei nostri amministratori l’elemento unificante verso il quale far convergere le varie iniziative, cioè il brand attrattivo e rappresentativo, che permetta a tutte le aziende del territorio di ritrovarsi all’interno di un macro disegno di rilancio, di cui il Polo ICT è un elemento indispensabile. Palese la unilateralità (e solitudine) della proposta. Palese e grave l’assenza di una cabina di regia in grado di elaborare e sostenere iniziative concrete, poche, convincenti e condivise (tra le quali il Polo dell’ICT)] all’interno di un “progetto di comunità” (definizione dell’assessore regionale Muzzarelli), che a differenza delle passate strategie riesca ad influenzare positivamente tutto il comparto economico-industriale con valori allineati con le sfide dell’economia del futuro.

Come è apparso il Polo dell’ICT all’uditorio? Prevalentemente di interesse edilizio. Infatti non è credibile che a un’idea buona, vedi questa del Polo dell’ICT che rispecchia il modello dei parchi industriali leggeri (monotematici) che in altri Paesi europei si sono rivelati fondamentali per il rilancio dell’economia, si possa dare sostanza realmente se slegata da chi ne dovrebbe essere il principale attore, cioè le imprese del settore dell’informazione e della comunicazione, e il maggior fruitore, cioè il contesto industriale territoriale.

Gian Carlo Pellacani, consigliere comunale PdL


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