Avete una brutta faccia? Mettetevi il burqa!

Ieri pomeriggio Consiglio Comunale. Iniziano le interrogazioni. Una in particolare prevede la risposta del Sindaco.

Interrogazione del consigliere Galli (PdL) avente per oggetto: “Si può circolare per Modena in Burqa? E’ possibile che nella nostra città si possano vedere persone completamente coperte dal burqa, chiaro esempio di ingiustificata sottomissione e segregazione delle donne?”

Si, è possibile.

La risposta del sindaco è tecnicamente esauriente e ineccepibile. Nonostante l’art. 5 della legge Reale* dica che è vietato l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo, secondo una  sentenza del Consiglio di Stato**, perché si configuri il reato bisogna che ci sia l’intenzione di nascondere il volto.  Il burqa non viene indossato con l’intento di nascondere il volto al fine di evitare il riconoscimento, quindi non viola la legge, si tratta di una tradizione.

Non è possibile utilizzare lo strumento dell’ordinanza per vietarne l’uso perché sono ammesse ordinanze solo per ragioni contingibili e urgenti.

Si però…

Però Galli ha fatto una domanda politica e il sindaco ha dato una risposta tecnica. Quella di Pighi poteva essere un’ottima premessa a quanto gli si chiedeva: una presa di posizione in merito.

VERTICALE

Il burqa impedisce di fatto l’integrazione delle donne che lo indossano, impedisce un semplice saluto per strada. E’ indossato volontariamente? Ma quante tradizioni portate avanti volontariamente si basano su antiche discriminazioni?

La domanda non è se la legge consenta o meno l’utilizzo del burqa, ma se noi vogliamo che sul nostro territorio sia consentito che ci siano donne schiave di condizionamenti gravemente lesivi della loro dignità e libertà personale.

Contente loro? Questo è un discorso lungo e il Sindaco lo sa. Il 25 novembre sarà la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. E per violenza non si intende solo  violenza fisica.

Non si può essere politicamente corretti rispetto alle tradizioni altrui e così politicamente scorretti nei confronti della parte più debole, che le subisce.

Siamo sul nostro territorio. Rifiutiamo giustamente la macellazione degli animali con rito islamico, perché non possiamo rifiutare l’uso del burqa che macella psicologicamente chi lo porta?

Come facciamo se gli strumenti normativi non ce lo consentono?

Se c’è una volontà politica si inizia un processo di cambiamento. Se siamo d’accordo sulla sostanza mettiamo in campo tutto. Integrare non vuol dire subire qualsiasi tradizione ci capiti in casa.

Dal punto di vista della sicurezza è fin troppo facile dire che la sentenza del consiglio di stato non è il prodotto di cervelli eccelsi.

Anche se nell’indossare un abito “tradizionale” non si ravvisa una volontà di dolo è altrettanto evidente che non puoi sapere chi c’è sotto il burqa. No, non sto pensando ai terroristi che invadono Modena e neanche che siano atterrati gli alieni. E’ però evidente che non puoi sapere se sotto un burqa c’è un uomo o una donna, se l’indumento è stato o meno indossato con una volontà o meno di eludere il riconoscimento. Fino a quando il tendone non viene sollevato non sai chi o cosa c’è sotto.

Da una parte si tollera una schedatura di fatto da parte della Polizia Municipale che segnala al comando persone “brutte” e sospette in base a criteri necessariamente discrezionali, dall’altra si riconosce come perfettamente normale che circolino tendoni ambulanti e completamente irriconoscibili con due piedi e due mani che spuntano.

Allora, un consiglio per essere lasciati in pace se ritenete di avere una brutta faccia. Mettetevi il burqa…

*l’art. 5 della legge 152/75

**del Consiglio di Stato, VI Sezione, 19 Giugno 2008, n. 3076

Donatella Franchi

VERTICALE

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