Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Art. 9 della Costituzione: La Repubblica tutela il paesaggio…

 L’Italia è una Repubblica fondata sul dissesto idrogeologico“: frase che ho condiviso, tanto è significativa questa settimana. Causato dal cemento, dall’asfalto, dalle speculazioni e dall’incuria, aggiungo. Dal dopoguerra lo sviluppo in Italia fa rima con costruire. Abbiamo costruito ovunque e le conseguenze le stiamo vedendo. Pensare che l’Italia è stato il primo paese a inserire la tutela del paesaggio all’art. 9 della Costituzione. Per recuperare, la strada passa attraverso l’autocoscienza dei cittadini. Non è un caso che in Italia ci siano 15mila associazioni a difesa del paesaggio. Queste associazioni sono la vera forza, visto che nessuno dei partiti oggi presenti in parlamento ha fatto della tutela del paesaggio il suo programma.

In questo particolare momento della storia italiana e mondiale, in cui ci rendiamo conto che siamo il balia degli eventi atmosferici, sempre piu’ gravi e aggravati dalle azioni dell’uomo, è necessario mettere un punto e cominciare a pensare, progettare e vivere in un modo diverso.

Sabato 29 Ottobre a Cassinetta di Lugagnano, piccolo comune vicino a Milano, primo Comune italiano che per volere del suo sindaco Domenico Finiguerra e dei cittadini, ha decretato la crescita zero urbanistica. Qui è nato il Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio.

Anche il WWF Modena, come il nazionale, era presente a Cassinetta, con altre 500 persone provenienti da ben 18 Regioni. Avrà un’impostazione simile al Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua per difendere i beni comuni ma è volto alla difesa del suolo, della terra, dei territori e si organizzerà, con comitati locali, per sostenere:

– una campagna di richiesta perentoria a tutti i Comuni italiani affinchè venga sviluppato un censimento capillare delle strutture edilizie esistenti e sfitte, vuote, non utilizzate e che rapidamente questi dati vengano messi a disposizione del Forum e dei cittadini;

-la stesura di una Proposta di Legge d’iniziativa popolare scritta collettivamente, da sottoporre alla necessaria raccolta firme (ne occorreranno 50.000) da suggerire alle commissioni parlamentari.

La Proposta di Legge popolare ha già le sue “linee guida” e si pone l’obiettivo di arrestare il consumo di suolo e prevede che nuove occupazioni di suolo a fini insediativi e infrastrutturali saranno consentite solo qualora non sussistano alternative di riuso e riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti.

Con questa legge si vorrebbe rendere obbligatoria, per tutti i Comuni italiani, la moratoria temporanea di tutte le nuove edificazioni previste dai Piani Regolatori/Piani di Gestione del Territorio, finchè non sarà stato completato un censimento del patrimonio edilizio esistente che evidenzi:

-l’ammontare delle superfici occupate dalle strutture già presenti all’interno dell’ambito comunale non utilizzate o in costruzione;

-il dato numerico “censito” degli edifici non utilizzati/non abitati nonchè il patrimonio dismesso, riconvertibile e recuperabile;

-il computo delle superfici delle aree edificabili di qualsivoglia destinazione, già previste dai vigenti strumenti urbanistici, ma non ancora attuate;

-il computo del consumo di suolo, esteso ai 5 anni precedenti.

Al termine del censimento, ciascun Comune italiano dovrà mettere a disposizione della collettività i dati raccolti e istituire obbligatoriamente un tavolo di lavoro partecipato che veda presente ogni cittadino residente del Comune che ne desideri far parte, oltre agli amministratori comunali, ai tecnici comunali, a professionisti e tecnici del settore. Questa nuova forma di partecipazione collettiva rappresenterà un luogo decisionale per permettere la migliore utilizzazione del patrimonio edilizio esistente e a questo rivolgere il soddisfacimento delle esigenze abitative, commerciali e produttive della comunità di riferimento.

Questi sono gli obiettivi che anche il comune di Modena dovrebbe fare suoi, rivedendo gli strumenti di programmazione, PSC-POC e ripensando alla città  in un’ottica di conservazione. La Modena Futura ha bisogno di una presa di coscienza. Stiamo ancora procedendo nel verso opposto, incuranti degli eventi del tempo che passa e delle diverse esigenze, continuando a pensare ad un’ulteriore espansione della città, a costruire su terreni da bonificare, su aree di tutela delle falde acquifere, su parchi o su territorio agricolo. Questo quando in altre zone ci sono capannoni dimessi, aree da recuperare lasciate andare, alloggi da ristrutturare.

Eppure negli strumenti di programmazione, nelle linee strategiche del PTCP illustrate alla Giunta Provinciale del 13 maggio 2008, i contenuti già ci sono, ma sono ignorati.

Cito, per l’importanza, la Parte 2°:

“La Giunta Provinciale ritiene che il PTCP in via di definizione debba proporsi di concretizzare,

con il coinvolgimento e l’impegno più ampio della realtà modenese, i seguenti obiettivi:

1) ASSUMERE LA CONSAPEVOLEZZA DEI LIMITI DI DISPONIBILITA’ DEL BENE TERRITORIO: CONTENERE L’ESPANSIONE.


Abbiamo detto che il territorio è un bene finito. La realtà modenese è cresciuta, negli ultimi anni in modo consistente. Il nostro benessere, la nostra qualità di vita sono il risultato anche di queste scelte. Siamo cresciuti e migliorati con il lavoro, la democrazia ed anche “mangiando “ territorio.

Il PTCP si propone di indirizzare le trasformazioni urbanistiche e territoriali contenendo l’uso di nuovo territorio non urbanizzato. Ciò può essere conseguito: privilegiando la riqualificazione e non l’espansione, dando quindi indirizzi ed obiettivi perché gli ambiti da riqualificare, il riuso ed il recupero del già edificato siano il primo obiettivo di ogni pianificazione, provinciale e comunale.”

Nel PTCP (piano territoriale coordinamento provinciale) è stato anche recepito il Piano di Tutela delle Acque della Regione già quattro anni fa, piano che rilevava da allora le criticità dei pozzi della zona di Cognento, la presenza di nitrati, e che istituiva il Tavolo Nitrati che doveva entro 1 anno redigere il Piano di risanamento delle acque sotterranee dall’inquinamento provocato dai nitrati. Probabilmente il tavolo non ha funzionato o gli investimenti previsti, per migliorare la qualità e quantità, da realizzare con i ricavi dalle tariffe, non ci sono stati.

Conseguenza è la discussione di oggi sull’utilizzo delle acque del Secchia depurate in alternativa ai pozzi di Cognento e limitrofi, inquinati dai nitrati. E a proposito delle polemiche sulla costruzione nelle zone di tutela delle acque sotterranee, è emblematica la frase di oggi sull’area di Via Cannizzaro: “Non sono previste costruzioni nelle aree di rispetto assoluto dei pozzi” e ci rassicurano: “sulle aree da sempre edificabili si procederà in modo da garantire la possibilità di perforare eventuali nuovi pozzi nelle zone che verranno mantenute libere da costruzioni.”

E’ sufficiente? Noi rispondiamo:agli ambientalisti non basta.

WWF Modena

Presidente

Sandra Poppi


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