Che Dio ci aiuti: non perdiamo le speranze la fiction è in calo.

 

Da quasi 8 milioni dell’esordio a 5 milioni e mezzo della seconda puntata. La nuova – vecchia fiction in onda su Rai Uno è già in calo di spettatori. Le fiction italiane non brillano certo per inventiva e innovazione linguistica e la versione femminile di Don Matteo non fa certo eccezione, anche in questo caso si susseguono a ritmo lento trame scontate, inquadrature banali, livelli di recitazione da saggio finale scolastico ed uno stile di regia non proprio da premio Oscar.
Che Dio ci aiuti, uno dei peggiori prodotti nazional popolari, finanziato in parte dal Comune di Modena con 100 mila euro per qualche manciata di secondi di inquadrature sulla città, è di fatto la riproposizione della solita solfa con intepreti religiosi impegnati a risolvere improbabili misteri, non della fede, ma in modo molto più prosaico delitti e omicidi, sostituendosi di fatto ad imbranati ispettori di polizia. Un già visto insopportabile, destinato ad uno scontato lieto fine per ogni episodio.

Nell’era del depresso Monti, a inizio recessione,  anche una fiction riciclata nello stile e nel racconto, certamente sobria ma noioa, con scene inverosimili può ottenere un minimo di attenzione.

Se Dio ci aiuta, se la fiction continuerà a perdere spettatori ad ogni puntata, non sarà realizzata la seconda serie. In caso contrario i cittadini di Modena dovranno essere informati che la prossima volta il Comune, attraverso qualche fondazione e la deviazione di fondi regionali o l’inasprimento dell’addizionale iperf, delle multe, ecc. dovrà sborsare, sempre per la stessa manciata di secondi di inquadrature locali sulla città, non più 100 mila euro ma probabilmente il doppio.
Possibile che tra tutti i consiglieri comunali copogruppo di sé stessi, sempre in cerca di visibilità, quelli che da una legislatura all’altra continuano la loro solitaria campagna elettorale, non ci sia nessuno che presenti una interrogazione sulla partecipazione finanziaria alla realizzazione della fiction ?

Due sole domande:
– ne valeva veramente la pena ?
– qualcuno, senza mettersi a ridere, pensa veramente che questa spesa possa essere considerata “marketing territoriale” ?

Gabriele Morelli


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