Comunicato stampa di Gian Carlo Pellacani sulla liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Già lo sosteneva Giolitti, poi altri illustri statisti e, infine, Berlusconi: l’Italia è un Paese ingovernabile. E’ il Paese che più si indigna, ma nessuno imbocca la strada per uscire dallo status quo, per staccarsi dai privilegi e per sganciarsi dalle rendite di posizione. Intoccabili!

La vita del cittadino dalla culla alla tomba (vedi a Ferrara i funerali scontati ai dipendenti pubblici) è eterodiretta dal potere pubblico. Chi non accetta sta fuori, ma chi si sottomette è premiato con qualche sicuro appannaggio.

Si evocano le liberalizzazioni, poi davanti alla più elementare come quella degli orari degli esercizi pubblici (nessun obbligo) si viene presi dal panico. Signori negozianti, capisco le vostre perplessità, le novità preoccupano e sono sicuro che per voi sarà dura. Dovrete rimboccarvi le maniche per fronteggiare la grande e la piccola distribuzione.

Non basterà tenere aperto di più per aumentare le vendite, ma occorrerà divenire responsabili padroni di proprie scelte, garantire più servizi e andare di più incontro al consumatore.

Non è una sfida stimolante? La libertà di orario di apertura è una conquista, perché da ora in poi il successo dei vostri affari dipenderà solo da voi, dal vostro impegno, dalla vostra capacità di iniziativa e dalla vostra creatività. State facendo un salto di qualità, da esercenti diventate veri e propri “imprenditori” di voi stessi pronti a competere sul mercato, cosa che sicuramente serve a stanare le resistenze corporative e a far crescere la nostra economia. La torta che il protezionismo pubblico ha elargito sta esaurendosi.

O si prova a ingrandirla, e le liberalizzazioni sono misure necessarie per la crescita di un Paese tra i più arretrati in Europa, o fra poco non ce ne sarà più per nessuno. Le corporazioni e i gruppi di potere che continuano a crescere vivendo di concessioni e protezioni pubbliche, ostacolano l’accesso al mercato di nuovi attori.

Ammetto di credere nella “libertà” come valore primario, ma sapete cosa mi convince della bontà di questo provvedimento l’opposizione scomposta delle Regioni e dei comuni rossi e della CGIL (naturalmente salvo qualche rara eccezione: Renzi, Baruffi,…). E’ un’alzata di scudi di retroguardia, in difesa di rendite di posizione e di un potere che sta sfuggendo di mano. Gli enti locali vedono ridursi le loro prerogative (rilascio concessioni e orari). La deregulation minaccia i grandi monopoli (COOP) in Emilia Romagna in quanto apre le porte ad altri operatori non più condizionati dalle amministrazioni locali (esemplare il caso modenese di ESSELUNGA); i sindacati si sentono in pericolo da una ondata di responsabilizzazioni individuali. E così via.

Le liberalizzazioni servono alla crescita del Paese perché rottamano riflessi da vecchia sinistra: gli eccessi dello statalismo nell’economia, il peso frenante della burocrazia, quello invadente dei partiti.Si sancisce la rottura di quel disequilibrio tra le troppe depressive scelte collettive e la scarsa libertà individuale che ha rallentato fino ad ora il nostro Paese. Avanti così e senza paura.

Gian Carlo Pellacani, consigliere comunale PdL

 


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