Iper sempre aperti

Antefatto.
In cucina stavo controllando per l’ultima volta se la raccolta differenziata era a posto per caricarla sulla macchina.
Prologo.
Qualche mese fa, all’isola ecologica di Bomporto stavo scaricando dalla macchina su carrelli del supermercato una montagna di bottiglie vuote, cartone colorato con disegni di biscotti, tortiglioni e persino cus cus, altrettante scatolette di conserve varie, plastica di tutti i tipi, olio fritto e bombolette di deodorante per umani cani e ambiente, vuote. Diligentemente divise in carrelli diversi pronti per essere pesate per tipo, queste mercanzie vengono messe su una bilancia. Facendo tutto questo si vince uno scontrino che attesta la tua buona volontà e che potrai esibire alla Hera se per caso non ti facesse spontaneamente lo sconto sulla cartella dei rifiuti. Pensavo ai fatti miei. Sapevo bene che dovevo scaricare di nuovo tutto e dividerlo in diversi bidoni. Ad un certo punto i miei occhi incontrarono quelli di un uomo. “Mi sento un’imbecille”, gli dissi. “Stavo facendo il conto di quante volte ho caricato e scaricato questa roba”. “Ha ragione” disse lui. E cominciò a scaricare la macchina per caricare i carrelli. L’uomo della bilancia aspettava.
E adesso veniamo al presente.
Ipermercati aperti tutte le domeniche. Wow, il mio entusiasmo tocca vette inesplorate. Che bello. Volendo posso passare i giorni di festa prendendo un carrello, riempiendolo di bottiglie, scatole colorate, imballi di plastica di ogni forma e dimensione, prenderne il doppio di quello che mi serve (non sia mai che mi perdo un 2×1). Poi posso guidare il carrello che se ne va per i fatti suoi fino alla cassa, dare fiduciosa il salva tempo alla cassiera che mi dice “controllo”, quindi scaricare tutta la merce sulla cassa e ricaricarla sul carrello, guidare il carrello fino alla macchina, a 5 km più o meno dall’uscita, scaricare la merce dal carrello alla macchina, farmi 20 km fino a casa, scaricare la macchina e portare la roba fino in casa. Adesso sono pronta per togliere la parte di imballi inutili e dividerli diligentemente per la prossima visita all’isola ecologica.


Iper aperti tutte le domeniche in seguito alle liberalizzazioni decise dal governo.

La coop sarebbe ben felice di tenere chiuso per santificare la Festa, far contento il Vescovo e non costringere i dipendenti a lavorare anziché andare a Messa. Ma tocca sottomettersi alle leggi del mercato e quindi bisogna tenere aperto per non perdere 200 posti di lavoro tra qui e la Puglia ma anzi, metterne in campo altri 100 per gli acquisti in più che verranno fatti la domenica.
Non mi ci metto neanche a capire come sono arrivati a questo calcolo. Il mio interesse per la santificazione della festa e il calcolo dei posti di lavoro è pari a quello che ho nei confronti della crescita demografica dei lombrichi del Guatemala. Non faccio che pensarci.
La coop sei tu, chi può darti di più? Il Web.
Se la coop sono io (tessera 5064685200) la spesa voglio farla anche online. Voglio stare in poltrona, a letto, in giardino e aprire una porta virtuale, mettere in un carrello virtuale e leggerissimo pasta, latte a lunga conservazione, scatolame, detersivi, deodoranti, olio per la macchina, sacchi per l’aspirapolvere, carta da fotocopie, carne, salami interi, surgelati ecc. Voglio copiare il numero di una tessera di plastica per gli sconti e i ristorni e copiare quello di un’altra tessera per pagare, concordare la consegna e uscire di casa a vedere una mostra, mangiare le tigelle, scegliere il gorgonzola in una boutique del centro.
Non riesco ad elaborare una valutazione costi/benefici per le aperture domenicali, neanche Monti può fare altro che immaginarla. Può darsi anche che dal punto di vista economico all’inizio qualche vantaggio ci sia.
(E’ diverso il discorso delle aperture in centro storico in una città che vuole proporsi come meta turistica. Il centro di Modena è ancora tutto da inventare).
Quello che so è che se per liberalizzazione si intende guerra tra titani su chi tiene più aperto, stiamo parlando di una cosa già vecchia. Quei posti di lavoro avranno una vita breve. Non è tenendo aperto il più possibile che si vince la sfida con il mercato del futuro. La sfida è sul servizio migliore, sul valore aggiunto, quello che incide sulla qualità della vita.
Possibile che sia più avanti il mercato Albinelli che l’Ipercoop? Andate sul sito. Potete almeno telefonare e scegliere se passare e trovare la spesa pronta o farvela consegnare se abitate in centro. Perché l’Esselunga non attiva qua il servizio online che ha a Milano e in altre città? E Conad? Che intenzioni ha?
Ritenete che io sia una cliente di nicchia? Io sarò di nicchia ma voi state dormendo.
Per quello che mi riguarda c’è un solo modo per trascinarmi in un girone infernale anche la domenica: pagarmi

Donatella Franchi

PS: a chi pensa che io non abbia tutti i torti è dedicato il video di Giacobazzi che potete vedere sotto.

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