Museo Enzo Ferrari, qualche considerazione.

Brevi e sintetiche considerazioni riguardanti il museo Enzo Ferrari appena inaugurato. Sui quotidiani locali un coro acritico di lodi: bellissimo, stupefacente, grande architettura, vale la pena di andarci solo per vedere la struttura, Modena entra nel mito, il mito torna a casa, architettura meravigliosa.
Alcuni hanno trovato anche esaltante le persone in fila per ore per una visita di corsa all’interno del museo.

Vediamo se è proprio tutto così roseo o giallo che dir si voglia.

La struttura architettonica.

L’esterno.

La struttura non si vede da nessuna parte, per farlo occorre andarci davanti o dietro, comunque a ridosso.
Un grande esempio di progettazione architettonica ? Può essere, forse lo è, ma incastrata a forza dentro a degli spazi ristretti perde molto del suo valore. Da lontano senza avere a disposizione un elicottero è impossibile vederla, è sempre dietro a qualcosa, dietro alle torri del direzionale ancora in costruzione, dietro ai garage, dietro alle palazzine, dietro alla casa natale di Ferrari. C’è un solo punto di vista agibile per pochi metri sul cavalcavia della crocetta. Da quel punto di vista, però, il cofano giallo assomiglia molto di più ad una tartaruga immobile circondata dal cemento.
Una struttura aereo dinamica, slanciata, proiettata avrebbe avuto bisogno al contrario di spazio, di spazio aperto per essere vista da lontano.

L’interno.

Appena entrati l’impressione immediata è al contrario quella del vuoto, le automobili viste dall’alto appaiono come modellini, il bianco totale smorza la tridimensionalità e dopo un attimo di imbarazzo visivo si notano molto di più gli spazi vuoti che quelli pieni occupati dalle automobili. Le tanto decantate pedane che sorreggono le macchine non sono tanto alte da elevarle a opera d’arte, sono a una spanna da terra, un’altezza inutile.
Al contrario le automobili esposte potevano essere collocate ad altezze diverse, su piani inclinati, per essere valorizzate. A completamento monitor con immagini in movimento per arricchire un percorso conoscitivo che altrimenti non viene percepito. Molto triste quell’idea di bacheca lungo la parete, inavvicinabile. Penso che il turista abbia bisogno di qualcosa in più sia sul piano informativo che sul piano suggestivo: fammi vedere l’automobile, possibilmente posizionata per essere ammirata, ma dammi anche tutte le immagini di contesto. Un museo non può lesinare l’informazione.


Il bar caffetteria.

Poteva essere l’occasione di un museo con un bar interno eccellente, una indicazione per altri musei, per sollecitare i privati a prendere seriamente in considerazione la possibilità di gestire punti ristoro direttamente all’interno delle strutture espositive e dei musei. Abbiamo invece trovato un bar piccolo, che d’estate potrà usufruire dello spazio esterno ma tornerà ad essere solo un bar da fiera durante l’inverno.

Lo store.

Anche in questo caso si poteva creare uno spazio sicuramente più attrattivo e funzionale.  Non si tratta di vendere soltanto qualche gadget ma di offrire prodotti di informazione e cultura, non solo sulle automobili ma sulla città. Allora perchè  un piccolo  shop ?

La casa natale.

Non un recupero, nemmeno una riqualificazione ma uno stravolgimento. Elementi espositivi e tecnologie di visualizzazione assolutamente fuori luogo e collocate in fila al centro di un capannone. Un contrasto inaccettabile sul piano percettivo, una occasione persa sul piano dell’informazione storiografica.

Gli orari.

Sembra che il museo Enzo Ferrari faccia orari da ufficio ed abbia un orario di chiusura fissato alle 19,30 per l’estate. Sicuramente sarebbe il caso di pensare a delle aperture serali, almeno questo.

Il quartiere. La zona tempio.

Usciti dal museo non c’è niente che inviti il turista a ad avvicinarsi al centro di Modena, non una indicazione, non un percorso segnalato. La scelta è tra passeggiare per un quartiere che offre ben poco oppure ripartire immediatamente verso altre destinazioni. E la città di Modena ?

 

 

 

 

 

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