Museo Ferrari, un museo che non comunica.

Manca la storia dell’auto

«Non potevamo scrivere dei romanzi e metterli su una targa troppo grande. Questa è una disposizione dell’architetto: l’allestimento deve essere pulito ed essenziale. L’oggetto auto è già bello di per sè, non deve essere accompagnato da didascalie troppo lunghe».

via “Museo Ferrari, ecco perchè certe critiche sono ingiuste” – Il Resto Del Carlino – Modena.

Il problema del museo Ferrari sembra essere proprio la comunicazione, a tutti i livelli.
La struttura è imprigionata in un groviglio di palazzine e direzionali in costruzione, non è visibile se non quando ci sei a ridosso.
Il direttore della struttura più che rispondere alle critiche emerse da più parti lamenta il fatto che non è stato capito lo spirito del primo allestimento.
E’ dunque molto probabile che ci sia un vero e proprio problema di comunicazione.
Come si fa a dire che per disposizione dell’architetto le auto in mostra non devono essere corredate da altre informazioni oltre all’esposizione dell’oggetto ? Sta di fatto che molti, tanti visitatori sono entrati al museo e ne sono usciti portandosi dietro una sensazione di delusione.
Non hanno capito lo spirito dell’allestimento ? Sicuramente. Rimane altamente probabile però che quello spirito sia stato comunicato nel modo peggiore, esclusivamente tramite una ostentazione dell’oggetto automobile, senza altre informazioni.
Sono i visitatori che non capiscono oppure è chi ha curato l’allestimento che non comunica ?
Proprio perchè le auto esposte sono dei pezzi unici che normalmente non possono essere visti dal pubblico era necessario un allestimento ricco di informazioni. Chi visita un museo, anche un museo di automobili, cerca anche informazioni, ha voglia di sapere oltre che di guardare. Sostenere che l’auto è un “oggetto bello di per sè” non significa assolutamente nulla Quell’oggetto, bello da vedere, diventa importante soltanto se è corredato da tutte le informazioni di contesto che lo collocano nella sua epoca, che trasmettono il perchè e il come è stato realizzato, che comunicano elementi di storia e di passione sportiva. In alternativa rimane un oggetto lucido ma freddo, incapace di comunicare ai visitatori quel qualcosa in più che evita la delusione.
Non si tratta allora di appiccicare delle targhe con dei romanzi ma di usare in modo corretto la tecnologia, l’informazione visualizzata, un monitor che tramite filmati contestualizza quell’oggetto che altrimenti rimane troppo immobile.
E’ per semplici motivi come questo che lo spettatore rimane deluso dopo aver visitato il museo Ferrari.
Sarebbe bastato utilizzare dentro alla struttura del museo la stessa tecnologia collocata invece impropriamente nella casa natale, snaturandola e creando anche lì delusione.
Se il visitatore del museo Ferrari non avverte la passione sicuramente non tornerà al museo.
Quante sono state le visite nel primo weekend dopo l’inaugurazione ?
E’ un dato importante e occorre conoscerlo.
Le reazioni, le critiche espresse da tanti visitatori delusi sono da cogliere per migliorare. Modena non si può permettere di avere un museo Ferrari che non comunica.


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