Camminata verso il museo, tra rifiuti, bivacchi in stazione e squallore

«All’ingresso del museo non ci sono gli orari, né il prezzo del biglietto. Chiedono a noi», dice un esercente. Vero. Ma non è l’unica cosa che manca. Se si punta a far diventare la zona ritrovo anche serale bisognerà migliorare l’illuminazione. Non bastano i faretti ‘rasoterra’ del vialetto che porta all’officina Alfredo Ferrari. E poi, e non è un dettaglio, manca una toilette a servizio del bar dove l’accesso è libero.

via Camminata verso il museo, tra rifiuti, bivacchi in stazione e squallore – Il Resto Del Carlino – Modena.

Che cosa succede, anche ora c’è qualcuno che non ha capito lo spirito del museo come sostiene il direttore Perfetti ? Oppure ancora una volta ci si scusa dicendo che si tratta delle disposizioni dell’architetto ?

Solo alcuni giorni fa abbiamo parlato di un museo che non comunica, oggi il Carlino scrive che la tanto decantata caffetteria –  lounge bar – ristorante, aperto anche la sera mentre il museo osserva scrupolosamente gli orari da ufficio, è addirittura sprovvista del bagno.  Ci rifiutiamo di crederlo, non riteniamo possibile un errore del genere. Ma ammesso e non concesso che il Carlino abbia ragione…E’ sempre per disposizione dell’architetto ? Occorre adeguarsi allo stato di degrado di tutta la zona ?

Non ci siamo fatti sfuggire l’occasione di una passeggiata serale al Museo. Partiamo dalla Stazione dei treni, andiamo dritti verso il ponte e attraversiamo sul pedonale. Finalmente vediamo un cartello giallo. Dopo qualche minuto passato a guardarlo dritto, mettendoci di traverso, girati con uno specchietto… concludiamo che non sapremmo dove andare. Le indicazioni sembrano al rovescio.

In realtà chi guarda il cartello non è lì dove c’è la scritta “voi siete qua”, deve spostarsi di lato per capire la strada. Alziamo gli occhi al cielo e in quel momento ci accorgiamo che sulla nostra sinistra sventola una bandierina gialla con una freccetta stilizzata che ci porta nella direzione giusta.

Dopo pochi passi siamo al Museo. Cancello chiuso. E il bar? Ci guardiamo un po’ intorno ma non vediamo indicazioni. Sono ottimista, secondo me si entra dal retro. Infatti. Arriviamo al cancello che guarda sul parcheggio e questo è completamente spalancato. Non c’è niente a guidare il cammino, che so, una serie di luci, cartelli ben visibili, grosse candele a terra…poche macchine nel parcheggio. Camminiamo lungo il cofano giallo e arriviamo ad un paio di paletti che tengono un nastro di plastica bianco e rosso. C’è un uomo in divisa che guarda proprio noi (del resto chi dovrebbe guardare?). Cerchiamo intorno con aria interrogativa e chiediamo se il bar è aperto. Gentilissimo ci spiega che sì, il bar è aperto ma c’è anche il ristorante. Facciamo alcuni passi lentamente per vedere che effetto fa di sera. Alcuni clienti stanno cenando a lume di candela, le luci del museo sono accese. La vetrata è molto suggestiva. Oltrepassiamo il bar di un paio di metri e veniamo subito richiamati dalla guardia. Non si può.  Perché? Ci spiega che da lì in poi l’assicurazione non copre. E nemmeno dalla parte opposta. L’esterno ancora non funziona. D’estate come risolveranno il problema quando ci saranno presumibilmente più persone che vorranno  gustarsi il museo da fuori? Semplice: una guardia da un lato e una dall’altro.

Usciamo chiedendoci cosa può mancare ancora oltre a (forse) il bagno e un minimo di libertà di movimento. Sembra tutto asettico. Mentre torniamo alla stazione percorrendo un tratto di via Ferrari passiamo davanti ad un locale nuovo (l’unico per ora),  con alcune persone che cenano a lume di candela in una struttura molto meno pretenziosa ma piena di atmosfera. Ecco cosa manca al bar del museo. Quel minimo di atmosfera che ti fa venire voglia di entrare.

La bellezza non basta.


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