“Città a ostacoli per i disabili, spesso è colpa della maleducazione”

Non mi piacciono le etichette appiccicate alle persone. Quando sento parlare di disabili o diversamente abili mi viene l’orticaria. Ho un paio di amici che convivono con serie difficoltà motorie e quando penso a loro questo è l’ultimo particolare che mi viene in mente.

Loro invece ci pensano ogni giorno, impiegano un sacco di energia fisica e mentale nel fare quello che fanno tutti, vestirsi, prendere la macchina, andare al lavoro, fare la spesa, pulire casa, uscire con gli amici. Combattono con la limitazione fisica, con il condominio per installare quello che serve, con il tempo, con la burocrazia, con la stupidità, con il parcheggio occupato, il marciapiede ingombro, lo scivolo intasato dal furgone. Chi sta loro vicino, sa che l’ultima cosa di cui hanno bisogno è una sbrodolata melensa di buone parole. Loro, e chi sta loro vicino, hanno voglia di bestemmiare molte volte al giorno.

E’ una questione di libertà personale.

Quando si appoggia una bici, la macchina, un rifiuto ingombrante, quando il nostro amico peloso lascia la cacchina santa sul marciapiede, basa collegare un attimo il cervello e farsi una semplice domanda: “sarà in mezzo ai coglioni a qualcuno?”. Se la risposta è “probabile”, l’azione da mettere in atto è conseguente.

E non dimentichiamo, che per finire su una sedia a rotelle per alcuni mesi, non è necessario essere ammalati, basta la pirlata di un attimo con la macchina, la moto, gli sci, il calcetto, la ciclo…o giocare col cane, nel mio caso.

“Il disabile” è chiunque.

Donatella Franchi

“Città a ostacoli per i disabili, spesso è colpa della maleducazione” – Il Resto Del Carlino – Modena.


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