Iper e Orto Botanico

Foto da giovaniartisti.it

Cosa c’entra l’Orto Botanico con l’apertura domenicale degli iper e dei supermercati?

Niente.

Assolutamente niente.

E’ un pensiero ozioso, un pensiero della mattina davanti al caffè e ai giornali online.

L’altra domenica sono passata in macchina davanti al pacheggio del Grand’Emilia. Saranno state le 18,30. Il parcheggio che guarda la via Emilia era pieno.

Mi ha preso un senso di claustrofobia, la giornata era magnifica e stavo andando a curiosare nell’Oasi protetta sul Secchia. Oltre al senso di claustrofobia? Disappunto. Speravo che l’apertura domenicale fosse un flop completo. Mi chiedo cosa possa indurre la gente a chiudersi in un centro commerciale durante un giorno di libertà.

Comunque mercoledì 9 maggio Modenaqui (pag. 9)ha pubblicato delle foto in cui si vede una galleria del Grandemilia semideserta alle quattro del pomeriggio. Quindi probabilmente non è un successo e non è nemmeno un flop.

Non sono contraria per principio al lavoro domenicale, alle aperture dei negozi e degli ipermercati. Considero questo un momento di passaggio. Alla fine saranno i numeri a parlare e a decidere. Io sono convinta che l’accordo faticosamente raggiunto nel nostro Comune sulle aperture domenicali prima della liberalizzazione da parte del Governo Monti rappresentasse un compromesso accettabile. La possibilità di fare spesa anche la domenica è un buon servizio, l’apertura continua da parte di tutti mi sembra inutile.

Ma, per l’appunto, saranno i numeri a parlare. Alla fine forse si tornerà ad un accordo simile a quello da cui si era partiti.

Quello che non mi convince è la prospettiva da cui viene complessivamente guardata la questione.

Non se ne può più di sentire continui piagnistei sulla crisi. E’ in momenti come questi che occorre guardare le cose a 360 gradi, rovesciando tutti i punti di vista molte volte per cercare ogni possibile via d’uscita. Sicuramente è il momento di lavorare, di investire, di ristrutturare e di progettare.

Impossibile per i dipendenti rimanere ancorati al vecchio lavoro fisso, sempre nello stesso posto, in giorni invariabili e guai a toccarli. Miope da parte degli imprenditori non capire che la soddisfazione di chi lavora è alla base della produttività e la famiglia ancora alla base della nostra vita sociale. Insensato da parte di tutti non considerare che l’economia non è fatta di sola manifattura e di commercio al dettaglio. Ovunque il tempo libero è un grande business, deve organizzarlo la grande distribuzione?

Leggo stamattina su Modenaqui (pag. 8 giornale 10/05/12) l’intervista a Ottavio Brambilla, direttore delle risorse umane di Unes. Non entro nel merito della ristrutturazione dei punti vendita, del fatturato che salva i posti di lavoro, non ho elementi sottomano per un’analisi dettagliata di quello che dice Brambilla.

Capisce chiunque che Unes non fa parte della catena di Iper, che è un supermercato di prossimità e che il suo fatturato possa anche crescere tenendo aperto la domenica.

Ho grossi dubbi sul fatto che sia un’opportunità per farsi conoscere da clienti che non lo frequenterebbero durante la settimana. Ho l’orticaria se mi si viene a dire che l’anziano fa fatica a mettersi in macchina per cercare il pane la domenica. Ma scherziamo? Stiamo parlando di pensionati e rezdore che sono stati capaci per tutta la vita di organizzare spese doppie e triple per i giorni di festa e adesso, in pensione, con tutta la settimana a disposizione, con il freezer in casa, devono trovare un panino fresco proprio la domenica? A Modena? Dove ci sono interi quartieri in cui è impossibile trovare alcunché sotto casa durante tutto l’anno perché sono il Deserto dei Tartari? Vogliamo prenderci in giro?

Poi leggo sulla Gazzetta che l’Orto Botanico di Modena è in difficoltà e avrebbe bisogno di fondi per essere ristrutturato. Un Orto che attira migliaia di visitatori l’anno e che è tra i primi 10 in Italia. Un Orto vicino alla zona Tempio, zona in riqualificazione.

Eh, ma c’è la crisi.

Appunto, allora perché c’è la crisi i gioielli di famiglia devono essere lasciati andare in malora.

E la gente è giusto che nei giorni di festa vada nei centri commerciali e non sappia nemmeno dell’esistenza di questi gioielli. Che spenda, forzando le ultime possibilità offerte dal credito al consumo, tutto quello che non ha.

La cultura, il bello, tutto quello che potrebbe fare di Modena una città ancora più viva…Eh beh, c’è la crisi.

No, non è la crisi. E’ qualcosa che non va, qualcosa di profondo. Non mi permetterei mai di fare un’analisi in negativo di chi va in un centro commerciale la domenica, avrà i sui buoni motivi.

Ma fuori, le alternative devono essere molto più visibili e devono essere concorrenziali rispetto all’appetibilità di un nuovo tablet. Bisogna che le risorse siano bilanciate e vadano anche in direzione di sostegno alla cultura.

Questa crisi, la vittima più illustre, l’ha già fatta. E’ la lungimiranza.

Bisogna smetterla di livellare tutto al basso. C’è qualcosa di infinitamente più importante e potenzialmente redditizio rispetto alla semplice apertura dei negozi, qualcosa capace di produrre reddito in modo esponenziale e costante rispetto all’investimento iniziale. Ce l’abbiamo sotto gli occhi, è il nostro patrimonio artistico e culturale, l’unico in grado di attrarre visitatori da ogni dove, l’unico in grado di dare un senso all’apertura festiva dei negozi.

La gente non va portata fuori dal centro, va portata IN centro. E va portata in tutti i posti in cui c’è qualcosa da vedere. Qualcosa che non ti deprima con rate allucinanti da pagare per averla.

Bisogna puntare in alto, molto più in alto.

E i centri commerciali avrebbero interesse a collaborare alla sensibilizzazione nei contronti della manutenzione dei gioielli di famiglia. Avrebbero un grande ritorno di immagine che significa anche acchiappare una fetta di clientela diversa. Quello si che ti fa conoscere.

O vogliamo continuare a propagandare l’elemosina?

Quella fatela (perché è il minimo sindacale) ma state zitti che fate più bella figura.

Donatella Franchi


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