Commissione grandi rischi e gestione delle informazioni




La gestione delle informazioni è forse la cosa più difficile quando si verificano eventi naturali di questa portata.

La commissione grandi rischi afferma che potrebbero esserci nuove scosse in zone limitrofe a quelle già colpite di un’intensità anche pari a quelle che hanno determinato i danni rilevati finora. C’è di che preoccuparsi? Beh, insomma…Considerato che solo chi ha vissuto il terremoto dall’epicentro esatto può dire di sapere cosa sia una scossa di magnitudo 6.0 o 5.8, che il vero test di tenuta è stato fatto soltanto su quelle case, gli altri, i limitrofi, non hanno torto a drizzare le orecchie.

La commissione grandi rischi cosa fa, mette le mani avanti? Dice semplicemente quello che rilevano i tecnici? Si sveglia solo adesso? No, non si sveglia solo adesso, aveva già fatto un comunicato alla fine di gennaio. Comunicato al quale, a quanto pare, non è seguito nessun atto da parte degli amministratori. Adesso cosa dovremmo fare? E’ giusto che i sindaci si arrabbino perché temono che i comunicati possano seminare il panico? Ci saranno davvero le scosse, quando, dove?

Quest’ultima domanda è assolutamente irrilevante.

Non importa tanto cercare di sapere esattamente cosa succederà perché non abbiamo la possibilità di avere informazioni con margini di errore ragionevoli. Per quanto riguarda la ricostruzione, la costruzione del nuovo, la messa in sicurezza degli edifici a me sembra chiaro che in ogni luogo, ritenuto sismico o no, bisognerebbe adottare lo stesso criterio: il massimo della sicurezza possibile riferita al massimo evento possibile conosciuto, non atteso, conosciuto. Rivedere i criteri statistici che tengono fuori dalle medie i minimi e i massimi, difendersi in anticipo, ripensare le scuole, gli ospedali, i centri commerciali. E va bè, questo però non ha una grande influenza sul presente. Adesso, cosa possiamo fare?

Gestire le informazioni, tenendo conto del fatto che non è facile perché dobbiamo fare i conti con qualcosa di non controllabile, la rete.

Gli amministratori devono comunicare in modo da essere riconosciuti come soggetti autorevoli e come fonti di informazioni sicure. Non credo che devano nascondere nulla, il massimo della trasparenza è meglio del dubbio che qualcosa venga taciuto, dopo non si recupera la credibilità. Le informazioni devono essere utili ed essenziali, cioè quelle che vengono ripetute, regolarmente inascoltate, sulle cose più banali da fare o non fare in caso di scosse e affidate a soggetti in grado di trasmettere sicurezza, la protezione civile, i vigili del fuoco.

Non possiamo vivere, neanche adesso, aspettando e contando le scosse di terremoto. Ma tutti dovrebbero sapere quali sono i punti di forza e debolezza delle loro abitazioni e dei posti di lavoro (qui il discorso è un po’ diverso nei capannoni). Non mi sembra una cosa difficile dare un’occhiata alle piccole crepe di assestamento, segnare dove arrivano e vedere se si muovono, sapere dove sono i muri maestri. Le abitazioni crollate completamente, anche sopra gli epicentri, sono relativamente poche, c’è di solito il tempo di uscire senza lanciarsi allo sbaraglio, con le scarpe, i documenti , il cellulare, i soldi e il cane al guinzaglio. Alcune azioni devono diventare automatiche, come spingere la frizione quando si cambia. Le persone adulte non hanno bisogno di babysitter, devono saper badare a loro stesse e a chi sta loro intorno, questi sono i messaggi che devono passare. Ognuno di noi fa i conti con la propria paura ma in genere l’adrenalina ti tiene su per il tempo necessario a renderti conto di cosa sta succedendo, di come stai, di come stanno quelli intorno a te e agire di conseguenza.

Senza nascondere nulla, bisogna uscire dalla logica dell’informazione che strepita, compatisce, diffonde tutto, dalla scemenza alla cosa che potrebbe essere vera, aggrapparsi alle poche certezze e portarle avanti con convinzione. Soprattutto bisogna intendersi su cosa significhi dire alla gente che bisogna abituarsi a convivere con il terremoto. Le persone devono essere messe in grado di diventare autonome sulla ricerca di informazioni attendibili, su quello che può e deve essere fatto adesso, nell’immediato. Deve sapere che è necessario imparare a gestire la propria situazione senza fare richieste inutili alla protezione civile, deve capire che l’autonomia è la cosa che infonde più sicurezza in assoluto. Le persone devono sapere che i comportamenti stupidi, dettati dalla paura del momento, non mettono a repentaglio solo la sicurezza di chi li ha, ma la sicurezza di quelli intorno e degli eventuali soccorritori. Le cose più semplici, come il cellulare e una pila vicino, le scarpe da ginnastica facilmente raggiungibili, documenti e chiavi vicino all’ingresso assieme al guinzaglio o al trasportino, il gas chiuso di notte, la macchina non in riserva, qualcosa per coprirsi e un minimo di piano su chi si occupa di cosa in casa, questo significa convivere con il terremoto, sapere di avere comunque qualche opzione, qualcosa che si può fare, non lasciarsi andare in balìa completa degli eventi. Bisogna sapere cosa fare per non impegnare risorse utili a chi è realmente in difficoltà. Tutto questo deve diventare automatico.

Capisco che le prime reazioni di fronte ad un ente che ti dice che ci saranno altre scosse può essere ribellarsi, negare, arrabbiarsi. Ma dopotutto, cosa hanno detto di nuovo che già non si sapesse? Perché tanta fretta di dimenticare quello che è successo? Tocca agli amministratori mantenere la calma gestendo e non facendosi gestire dalle informazioni. Non è cambiato niente, è stato detto da subito che  ci sarebbe stato uno sciame sismico imponente. Non bisogna dimenticare. Bisogna fissare gli armadi, togliere le cose pesanti dalle mensole in alto, i quadri da sopra i letti.

Lamentarsi su facebook, a cosa serve?

Donatella Franchi


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