Terremoto: da qui all’apocalisse

Prima che l’argomento terremoto si esaurisca passerà molto tempo. Ho letto di tutto, guardato tutto quello che sono riuscita a trovare su youtube riguardante le scosse sismiche live, riprese da telecamere di sorveglianza, amatoriali, trasmissioni in diretta al momento delle scosse per tutti gli ultimi grandi terremoti. Ho tenuto aperto di continuo l’elenco dei sismi sul Portale dell’Abruzzo e guardato ogni epicentro, alcuni li vedevo dalla finestra. Ho cercato di capire qualcosa sulla scala Richter e la scala Mercalli ed eventuali tabelle di conversione. Ho cercato di capire come si evolve la potenza di un sisma per ogni grado di scala Richter con scarso successo. E la sintesi di tutto questo? Di sicuro, se devo parlare di terremoto comincio con “Mah…”. Dico subito che non ho basi scientifiche adeguate, non so nulla di geologia. Mi baso su quello che a naso mi sembra sensato e su quello che vedo.

Alcuni punti fermi ci sono. Non siamo in grado di prevedere quando si verifica un sisma e fino a quando non sarà possibile farlo con precisione millimetrica riguardo allo spazio interessato e al tempo non è nemmeno auspicabile farlo. Una previsione sbagliata anche di poco può creare più problemi del sisma stesso.

La scala Richter va bene per misurare la potenza, l’energia liberata da un sisma e per cercare di intenderci quando cerchiamo di fare comparazioni ma non è ne’ uno strumento nuovo, ne’ il migliore e ha dei limiti quando l’ambito non è il laboratorio di sismologia. Ho letto da qualche parte che un terremoto 7.0 della scala Richter sarebbe 30 volte più potente di quello che è venuto qua. Di questo passo, un 8.0 sarebbe 900 volte più potente, un 9.0 27.000 volte più potente, un 10.0 o oltre (non se ne ha memoria storica) sarebbe l’apocalisse. Visto che in Giappone il terremoto del 2011 ha passato il 9.0 sono andata a cercare i video di una scossa tanto più forte di quelle che ho sentito io. Non so dove fossero piazzate le telecamere rispetto all’epicentro, ma a parte la durata incredibile del terremoto giapponese, non ho visto qualcosa di molto di diverso da quello che ho visto a casa mia, rientrante nel raggio di 10 km dall’epicentro della scossa del 29 maggio, magnitudo 5.8. La forza distruttiva di un terremoto non dipende quindi solo dalla potenza ma da molti altri fattori.

Chi sostiene che la nostra zona è soggetta a scuotimenti moderati ha ragione. Allora perché tanti danni. Proprio perché la magnitudo è solo uno dei tanti fattori da considerare, assieme alla profondità e alla conformazione del sottosuolo. Se tra i nostri video e quelli di Giappone e Cile non c’è poi tanta differenza vuol dire che gli effetti in superficie sono in qualche modo simili e che un 5.8 da noi deve essere considerato molto pericoloso, anche se da qui all’apocalisse ce ne corre e volendo giocare solo con le parole si tratta di uno scuotimento che è sicuramente modesto rispetto ad altri.

Tutto questo per arrivare dove? Alla ricostruzione. Al 6.2, il massimo stimato atteso qua non ci siamo arrivati. Se la stima fosse per difetto, un 7.0 potenzialmente sarebbe in grado di tirarci giù quasi tutto, date le stesse condizioni del 29 maggio.

Abbandoniamo per un attimo i numeri e pensiamo che dobbiamo prendere l’occasione per cambiare le cose. Niente deve essere come prima.

Ci sono sistemi costruttivi molto più razionali dal punto di vista della resistenza e molto più efficienti dal punto di vista della resa energetica rispetto a quelli usati fin qua.

C’è un materiale, il legno, finora preso poco in considerazione, che è perfetto. La gente istintivamente ci arriva da sola ma bisogna andare oltre al capanno per gli attrezzi e pensare più in grande rispetto a questo tipo di fabbricato. Il legno può diventare il materiale dell’abitazione definitiva. Perché spendere dei soldi per ricostruire in un modo che non può più essere considerato sicuro?

I comuni possono cominciare a ragionare in modo diverso rispetto alle normative e anche alla tutela del paesaggio. Il patrimonio storico e artistico si può sperare di ricostruirlo per tanti motivi legati all’identità dei luoghi e degli abitanti, i casolari danneggiati è un peccato che vadano perduti. Il fascino dei centri storici e delle campagne andrebbe dove possibile ripristinato ma per il resto, siamo onesti, la Bassa non è che sia mai stata una gran bellezza,  soprattutto le case nuove gravemente lesionate erano piuttosto bruttine. Dico questo con tutto il rispetto dovuto a chi ha visto la propria casa crollare o lesionarsi: prendiamo la palla al balzo. Cambiamo prospettiva, guardiamo ad una nuova Bassa. Lasciamo che si scatenino il pragmatismo degli emiliani e la fantasia dei progettisti per costruire qualcosa che sia non solo sicuro ma anche bello da vedere, che per me significa che si veda il meno possibile. Scuole, uffici e case private potrebbero essere inserite in progetti pilota, integrati nel verde, villaggi in cui la qualità della vita raggiunga livelli mai sperati finora, in cui un nuovo modo di aggregazione delle persone sia possibile e in cui il verde faccia la parte del leone. Anche per i capannoni è possibile.

E’ un appello ai sindaci e alle commissioni edilizie. Dobbiamo guardare avanti,  non  a quello che abbiamo perduto. E’ così che sono venute fuori le cose migliori e le eccellenze finora. Snellire la burocrazia e aprire la mente a soluzioni innovative, magari anche strane. Il nuovo villaggio di 10 moduli in legno che dovrebbe essere realizzato dall’Associazione Mecenate 90 e donato alla Bassa su esempio di quello esposto al museo delle Arti del XXI Secolo a Roma sarebbe un esempio fantastico. Cominciamo ad aprire e guardare i libri fotografici di architettura anche esteri. Ci sono soluzioni meno costose, più sicure, ecocompatibili e anche molto più belle ed eleganti di quello che abbiamo avuto finora. Non è più il tempo di mettere paletti assurdi.

Donatella Franchi

Foto www.lavorincasa.it


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