Progettare la smart city: dai concetti di base ad uno schema per lo sviluppo della “smartness”

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Progettare la smart city: dai concetti di base ad uno schema per lo sviluppo della “smartness”

Dematerializzazione, demobilizzazione, personalizzazione di massa, gestione e funzionamento degli spazi urbani, trasformazione graduale da città a città intelligente: visione di basa, caratteristiche e modelli per creare una vera smart city

Da dove partire: l’e-topia di William J. Mitchell

I concetti di base che ancora oggi possiamo utilizzare per definire la smart city (o città intelligente) derivano in gran parte dalla prima formulazione di uno studioso visionario architetto del MIT, William J. Mitchell, che coniò il termine “e-topia” per trattare il tema della riformulazione della città e dell’urbanistica in generale, sulla base della creazione di ambienti virtuali di interazione e di connessioni elettroniche tra edifici e spazi urbani. Una visione organica di quel che dovevano diventare le città “grazie ai bit”: non tanto e non solo città digitali, ma luoghi (topos) dove la vita diventava più semplice e attraente, qualitativamente più elevata. Secondo Mitchell, la e-topia (e diremmo, la “smart city”) deve seguire cinque principi: 

1. la dematerializzazione, secondo cui lo sviluppo digitale delle città conduce alla virtualizzazione di molti spazi;

2. la demobilizzazione, secondo cui la rete consente di ripensare l’utilizzo degli spazi e quindi anche le necessità di spostamento, con aree multifunzionali presenti nelle case, utili per il lavoro e per la vita sociale, che possono rendere la mobilità una scelta per visitare gli spazi fisici esterni;

3. la personalizzazione di massa, in modo che la digitalizzazione non sia un elemento di omogeneizzazione dei comportamenti ma, al contrario, abiliti lo sviluppo della creatività individuale;

4. il funzionamento “intelligente” degli spazi urbani e la conseguente personalizzazione di massa, con edifici interconnessi tra loro, in modo da costituire una sorta di sistema nervoso urbano con sensori e componenti elettronici di vario tipo e funzionalità, tali anche da far sì che le esigenze specifiche degli abitanti possano essere soddisfatte in modo automatico grazie all’interazione tra persone e oggetti

5. un processo di trasformazione graduale, tale da consentire che la realizzazione della e-topia possa avere effetti positivi sulla qualità della vita dei cittadini.

In questa descrizione troviamo tutti i fattori chiave, dall’approccio olistico e organico alla centralità della persona e della comunità, alla governance. Troviamo, prima di tutto, la necessità di una visione. Senza la quale non è concepibile un percorso ambizioso.

Le caratteristiche. Un modello per le smart city

Negli ultimi anni si è progressivamente registrata una convergenza sia tra gli studiosi sia nelle esperienze e nei progetti nazionali e internazionali, riguardo all’identificazione degli elementi principali di una smart city. Sulla base di uno dei progetti più interessanti, il modello di smart city, infatti, prevede sei componenti o caratteristiche “smart”: 

1. economy, che si specifica con fattori come l’innovatività, l’imprenditorialità, la capacità di trasformare idee in progetti concreti;

2. governance, che si specifica, di fatto, nell’attuazione dell’open government a livello territoriale e nella presenza di una visione e di una strategia condivise;

3. living, basata su fattori come la qualità dell’offerta culturale, delle condizioni di salute e sicurezza, la coesione sociale, l’offerta educativa;

4. people, legata a fattori di capacità delle persone (dei “city user”), dal grado di istruzione, all’apertura mentale, alla creatività;

5. environment, che si specifica in termini di capacità del territorio di realizzare uno sviluppo sostenibile rispetto all’utilizzo ottimizzato delle risorse ambientali, sia come utilizzo del territorio sia come gestione energetica;

6. mobility, che si declina sia in termini di facilità di accesso dall’esterno sia di facilità negli spostamenti rispetto ai diversi luoghi di interesse.

Partendo comunque dal principio di Mitchell: ci si sposta solo quando si vuole, quando la vicinanza fisica diventa un valore. E sulla base di queste caratteristiche si possono pertanto specificare i fattori chiave e gli indicatori che permettono di misurarli.

 

 

 

 

 

 

Se si disegna invece il modello non dal punto di vista delle caratteristiche, ma dal punto di vista “costruttivo” dei sottosistemi che compongono un “sistema smart city”, e quindi dei servizi che ne permettono il funzionamento e l’evoluzione, emerge una struttura articolata con
1. un sottosistema trasversale, di integrazione e monitoraggio, sia a livello di ICT, sia dei processi operativi e di governance;
2. sei sottosistemi sulle diverse aree di funzionamento (e che rispecchiano le caratteristiche su elencate): economia, governo e partecipazione, welfare, energia, ambiente, mobilità.

 

 

 

 

 

Se possono esserci piccole variazioni in queste definizioni, rimane indiscutibile il fatto che la smart city si connota per la presenza contemporanea e integrata di questi sottosistemi e per l’indirizzo comune dato da una visione strategica condivisa dai “city user”.

 

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