Settimo: la prima democrazia digitale in Italia

Settimo Torinese è il primo comune in Italia con una strategia a 360 gradi sulla trasparenza dei dati pubblici: saranno i cittadini a creare delle app utili per la loro città. Una storia virtuosa che s’intreccia con quella della sua protagonista: il giovane assessore all’innovazione Elena Piastra

«I dati sono patrimonio dei cittadini e sono infrastrutture come le strade e le biblioteche: per questo non possono che essere pubblici e fruibili». È la filosofia che ha spinto Settimo Torinese a “liberare” i suoi dati prima di Torino e della Firenze di Renzi. Ma la città dell’hinterland torinese ha un progetto ambizioso e per ora unico in Italia: non solo il traguardo della totale trasparenza amministrativa, ma la partecipazione dei cittadini stessi nell’uso dei dati per creare delle applicazioni di pubblica utilità. 
«È una rivoluzione del concetto di democrazia: non è più l’amministrazione a pensare cosa possa servire al cittadino, ma quest’ultimo a chiedere alcuni servizi piuttosto che altri». Ad affermarlo con caparbietà è il neo-assessore all’innovazione, che in soli quattro mesi dalla nomina è già arrivato a un primato importante. La sua storia è paradigmatica di un’Italia giovane che guarda al futuro e finalmente conquista spazi e risultati. Elena Piastra, 27 anni, laurea in linguistica cognitiva, insegnante precaria e barista della caffetteria della piazza, fin da subito ha soffiato a pieni polmoni sulle potenzialità degli open data. «Saranno i cittadini a lavorare sui dati e a “confezionare” le prime app, che verranno usate dalla città. E poi ci sono quelle che dal ri-uso dei dati possono portare a un miglioramento nella vita quotidiana: io stessa ho l’abitudine di controllare da casa se il treno è in ritardo, per sapere se posso fare colazione con calma».
Pur con problemi suburbani più pressanti, da tempo Settimo investe sull’innovazione tecnologica: «Gran parte della città è coperta dal wi-fi, più di 65 km di strade sono cablate per la fibra ottica e Archimede è una biblioteca multimediale all’avanguardia: scelte che potrebbero portare a notevoli cambiamenti per i cittadini». 
 
 Democrazia digitale
«È spesso complicato far intuire ai cittadini l’importanza di ciò che è immateriale», spiega Elena Piastra, assessore all’innovazione di Settimo. «Bisogna insistere sulla concretezza: open data sarà più facile da capire se ci saranno app da usare in città; o se la fibra ottica darà la possibilità a un medico di mandare un referto in tempo reale all’ospedale per avere immediatamente un responso, o permetterà di vedere una mostra o un concerto in 3D, rendendo tangibili i cambiamenti nella vita di tutti i giorni». Nel resto del mondo i dati aperti (sia pubblici, sia messi a disposizione dagli utenti stessi) sono stati (ri)usati con molte, diverse declinazioni: dalla gestione della crisi umanitaria di Haiti al controllo del livello di radioattività dopo l’incidente di Fukushima, fino al monitoraggio della qualità dell’aria nelle città. A Settimo «le prime app potrebbero essere legate agli orari dei mezzi di trasporto e dei negozi, così come alle loro offerte», spiega Piastra. «Ma penso a un sistema più complesso: prenotazione a uno sportello del comune, richiesta di una ricetta medica, controllo della raccolta differenziata. E app che avvertano se una strada è interrotta, raccontino gli eventi cittadini o permettano di prenotare un libro da casa».

via Settimo: la prima democrazia digitale in Italia – D – la Repubblica.

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