Reputazione e responsabilità in Rete

Liberamente tratto dal libro: Giornalismo e nuovi media, di Sergio Maistrello, edizioni Apogeo.

Ogni giorno milioni di persone in tutto il mondo riversano sul Web ogni sorta di resoconto, riflessione, recriminazione. Contenuti professionali, pubblicazioni amatoriali e chiacchiere informali tra amici convivono per la prima volta su uno strumento il Web, dentro al quale ciascuno ha la responsabilità di creare e trovare adeguati percorsi informativi.

Ognuno contribuisce, mettendo al servizio della collettività le conoscenze di cui dispone e aprendosi al confronto con gli altri punti di vista. Ma come si fa a sapere con chi si ha a che fare in Rete? Quale affidabilità hanno gli interlocutori e le informazioni? Nel web l’identità si costruisce sulla memoria: infatti di tutto ciò che scriviamo in Rete restano tracce permanenti a qualche livello.

In Rete siamo quello che raccontiamo di noi, siamo ciò che condividiamo, siamo il modo in cui sosteniamo le nostre ragioni e interagiamo con le idee degli altri, siamo il contributo che diamo alla evoluzione della comunità. Abbiamo bisogno di una reputazione per diventare membri attivi di una rete sociale: abbiamo bisogno di una identità riconoscibile.

Chi vorrà sapere con chi ha a che fare non dovrà far altro che consultare l’archivio del mio blog, esaminare ciò che ho condiviso nei principali social network, interrogare la mia rete sociale alla ricerca di conoscenze sul mio conto. La Rete scoraggia infatti il cambio di identità, perché ogni volta che decidiamo di presentarci in modo diverso siamo costretti a ricominciare da capo il processo di accreditamento sociale. Far coincidere in modo permanente identità anagrafica e identità digitale aumenta la nostra maturità e autenticità, può favorire la responsabilità e la correttezza.

Così facendo però , essendo pienamente riconoscibili anche al di fuori della Rete,  ci si deve pensare due volte prima di lasciarsi andare ad eccessi di ogni genere. Infatti sono già molti quelli che in rete hanno prodotto danni permanenti alla loro reputazione.Oggi  quasi tutti hanno  la possibilità di pubblicare contenuti e quindi di erodere spazi che in precedenza erano riservati solo ai professionisti dell’informazione, della cultura, della critica. Ma il Web sociale sta producendo anche valore diffuso?

La presenza di un canale espressivo libero e per fortuna incontrollato qual è Internet sta arricchendo il valore dell’informazione, la conoscenza della realtà? La responsabilità di rispondere a questi interrogativi al giorno d’oggi è ancora purtroppo lasciata solo agli “autodidatti del web”. Non c’è investimento, nella società post-televisiva, che insista sulle basi essenziali delle culture digitali e sugli anticorpi necessari a scansarne i lati oscuri. Non c’è percorso scolastico o accademico all’altezza.

Non c’è supporto per i genitori analfabeti informatici che faccia leva su argomenti diversi dall’allarmismo e dalle restrizioni da imporre ai figli. Non c’è divulgazione in positivo sulle opportunità offerte dagli spazi sociali della Rete.Dopo esserci interrogati a lungo su chi ha accesso alle tecnologie e chi no, su chi è servito dalla banda larga e chi no, bisognerà iniziare a preoccuparsi di una società che sarà sempre più divisa tra coloro che saranno in grado di provvedere alla propria informazione attraverso gli spazi collettivi della Rete e coloro che rimarranno, per scelta o per mancanza di opportunità, bersaglio passivo dei messaggi prodotti e confezionati da altri. Con tutte le implicazioni e le conseguenze che è facile immaginare.

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