Quali relazioni con il territorio per una città che vuole essere intelligente

Luca De Biase, nella rubrica crossroads, Nòva il sole24ore di domenica 4 novembre 2012 commentando il convegno tenutosi presso la Fiera di Bologna organizzato da Forum PA dal titolo Smart City Exibition, pone come tema centrale la complessità progettuale della smart city in rapporto alle differenti velocità di cambiamento sociale tra tecnologie di rete e riconfigurazione urbanistica.Durante i tre giorni di convegno, oltre a percepire una forte condivisione di intenti aventi obiettivo di dare impulso allo sviluppo di piani operativi, la cosa che appariva evidente, almeno all’attenzione di chi scrive, era la strana atmosfera di parlare di città, e quindi di una situazione preliminare alla progettazione, all’interno di uno spazio che non permetteva quasi nessuna relazione urbana con il tessuto sociale della città.È vero che la città di Bologna per molti ha un fortissimo legame con spazi periurbani quali la Fiera, il paesaggio autostradale e l’importante snodo ferroviario, ma le relazioni con il territorio che si prefiggono di far nascere dal basso la città intelligente potrebbero e dovrebbero trovare una rispondenza diretta più forte e integrata se trasferite – fisicamente – in luoghi che appartengano in modo più intimo alla città antropizzata.Ritengo sia necessario prendere in considerazione, e avere la concretezza di farlo in seguito oltre alla visione teorica, che trasferire questi incontri in modo più diffuso sul territorio all’interno di contesti  allargati creando nei luoghi disponibili e idonei della città le aree per dare spazio a tipi di convegno diffuso, dove le persone possano relazionarsi in modo concreto con l’operatività dei temi trattati e al tempo stesso trasferirli nelle quotidiane pratiche del vivere, possa rappresentare una forma di attrattività sociale molto forte e conseguentemente una possibilità di sviluppo economico sostenibile.Esistono spazi a Bologna, ma quasi ovunque in qualsiasi altra città, come le sale borsa contrattazioni, di solito situate in pieno centro, che di norma restaurate, sono state trasformate in luoghi di forte interesse collettivo, divenendo poli di attrattività urbana con un sistema di accesso diretto e aperto alle persone che, senza dover necessariamente passare per un meccanismo di controllo degli accessi “a tornello”, ne hanno fatto luoghi di interesse e di vita quotidiana.

Di questo se ne parlava con Carlo Infante mentre, bevendo un caffè in un ovvio stand della Fiera, ci si è trovati a riflettere come questo genere di esposizioni fosse ormai un modello culturale appartenente agli anni ’70 del secolo scorso e che le attenzioni di un mercato legato tout court alla sola produttività siano ormai definitivamente da ritenersi superate.

Allora si provi a considerare un convegno sulle città intelligenti distribuito su di un territorio in modo diffuso, si cerchi di riappropriarsi di quegli spazi che hanno bisogno di vita di lampioni, anche poco meno intelligenti, ma che funzionino, e di persone in una dialettica collaborativa con amministrazioni che provvedano, anche temporaneamente, a dotare aree con reti wireless stabili, gratuite, libere e ad alta velocità, questo potrà contribuire a fare funzionare anche le attività commerciali radicate nel territorio offrendo inoltre la possibilità ai residenti di partecipare in modo diretto a queste iniziative, inevitabilmente a loro rivolte.

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