Alto Appennino modenese: il documento di 5 sindaci

Tratto da Modena Qui ripubblichiamo il presente articolo che ci sembra interessante per una riflessione sulla promozione economica e turistica del nostro Appennino. 

L’alta montagna batte i pugni: documento comune di 5 sindaci. Denunciano problemi reali. E vogliono risposte

I Comuni dell’Alto Appennino uniscono le forze per chiedere più attenzione alle problematiche del territorio.
E’ un’iniziativa ‘forte’ quella messa in atto dai sindaci di centrodestra di Fiumalbo (Alessio Nizzi), Frassinoro (Gianni Fontana), Montefiorino (Antonella Gualmini) e Montecreto (Maurizio Cadegiani) insieme a quello di Guiglia (Monica Amici, apartitica), sottoscrivendo assieme un documento politico all’indirizzo in primis della Regione (ma ovviamente anche a Provincia e Stato) e della vicepresidente Simonetta Saliera, che ha la delega alla ‘Valorizzazione della montagna’ in tempi di riordino territoriale.
Anche i Comuni del crinale vogliono avere voce in capitolo e lo manifestano con una serie di rilievi.
IL CONTESTO – Innanzitutto, si sentono sindaci «da tempo abbandonati a sé stessi, senza più riferimenti politici, nella più completa solitudine ma altrettanto consapevoli del ruolo e delle responsabilità assunte».
«Crediamo che la montagna da sempre rappresenti una risorsa nazionale e un baluardo indispensabile per la salvaguardia anche dei territori di pianura» sottolineano, chiedendo quindi «politiche mirate alla salvaguardia economica, sociale, culturale e ambientale da tradurre rapidamente in azioni e risposte concrete ai bisogni dei residenti».
Che sono tanti.
IL RIORDINO – Nell’ambito del riordino territoriale e della riduzione delle Comunità Montane, i sindaci prendono le distanze dalle «Unioni di Comuni costituite semplicemente sulla logica dei numeri, che non tengono conto delle peculiarità dei singoli territori».
Invece, «i Comuni del crinale modenese di quota, come tutti i Comuni di crinale nazionali, sono contraddistinti da problemi e potenzialità del tutto similari (ambiente, turismo, agricoltura e servizi) pertanto possono formare un unico sottoambito omogeneo, autonomo amministrativamente che interagisce con l’Unione di Comuni a cui appartiene, per l’erogazione dei servizi di più alto e ampio livello».
Questo permetterebbe «di riappropriarsi anche delle funzioni un tempo demandate al Parco del Frignano e al Parco dei Sassi di Roccamalatina, ora delegate ad una vasta macro area distante ed disomogenea».
DISSESTO – Tasto dolente per l’Appennino ma non solo, perché come la cronaca di questi giorni insegna, i problemi irrisolti ricadono anche sulla pianura.
Di qui la richiesta pressante di «riattivazione di quel reticolo idrogeologico di superficie indispensabile per la raccolta e il convogliamento delle acque, oltre che all’istituzione di uno specifico capitolo di spesa inerente le manutenzioni ordinarie di pulizia di fossati e torrenti».
«Tali opere di manutenzione e riorganizzazione idrica del territorio montano» rimarcano «sono propedeutiche alla risoluzione della regimazione delle acque anche in pianura».
VIABILITA’ – Da anni è al centro del dibattito «specie in occasione di tornate elettorali e spesso solo per fini propagandistici» e rappresenta «uno dei nodi cruciali per garantire alle popolazioni montane una prospettiva di vita consona all’epoca in cui viviamo».

«Per alcune aree della Provincia – fanno notare i cinque sindaci – si sono visti realizzare importanti interventi sulla viabilità con risultati eccellenti.
Mentre per le zone montane, specie per la Valle del Secchia (sp 486) e per i Comuni di Montecreto, Riolunato, Pievepelago e Fiumalbo, manca un piano coordinato di interventi tesi al miglioramento generale della rete viaria».
E’ un nodo che incide direttamente sulla qualità della vita, perché «i tempi di percorrenza, eccessivamente lunghi, che dividono i nostri territori dai maggiori centri di erogazione dei servizi (scuola, sanità, lavoro) di Pavullo, Sassuolo e Vignola, rappresentano un gap che si ripercuote su più aspetti nelle scelte della popolazione montana» costretta spesso a migrare per questo, abbandonando l’Alto Appennino.
Poi c’è il capitolo eccessivamente oneroso della gestione del ‘post-mortem’ delle discariche.
AGRICOLTURA E TURISMO – L’economia montana qui è per lo più costituita da attività di tipo agricolo e turistico ricettivo.
«Attività che solo apparentemente non sono interconnesse tra di loro – evidenziano – ma che nella realtà di tutti i giorni sono strettamente legate e che potrebbero incrementare una realtà simbiotica importante.
Basti pensare come le coltivazioni dei terreni contribuiscano ad un mantenimento e ad un ordine di tutto il territorio che aiuta così ad attrarre maggiormente il potenziale turista».
Di qui il bisogno di «percorsi di riattivazione di canali di finanziamento idonei e propedeutici all’ammodernamento delle strutture ricettive di questi territori, oggi particolarmente deficitarie, e non al passo con le richieste del turista moderno, che può trovare in altri siti offerte più complete ed economicamente vantaggiose», sottolineano i sindaci riferendosi in particolare alle condizioni di ‘concorrenza sleale’ dei territori a Statuto speciale.
SOCCORSO – Altro aspetto intimamente legato alla qualità della vita, con il servizio di emergenza urgenza legato al volontariato che «a causa della nuova regolamentazione nazionale, resa più restrittiva in alcuni casi dal recepimento a livello regionale, relativa all’accreditamento dei servizi di volontariato, potrebbe cessare, con gravissime conseguenze per la salute e per la pubblica incolumità dei residenti e dei turisti».
«Sono tutti aspetti su cui non possiamo più transigere – osserva il sindaco di Fiumalbo Alessio Nizzi – questo documento comune rimanda i bisogni reali del territorio».


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