Modena: da capitale degli estensi a capitale di Legoland

Modena: da capitale degli estensi a capitale di Legoland

(ripubblichiamo da L’asino che vola)

I plastici ora li chiamano rendering con i tram, gli alberi e le panchine in miniatura che la scorsa settimana si potevano ammirare nella rubrica “La città che cambia” di un noto quotidiano locale sempre ben informato sulle iniziative di Piazza Grande di cui a fianco vediamo un’immagine, ci portano alla mente altre idee mirabolanti partorite dalle fervide menti dei nostri amministratori, tutte fortunatamente finite in un flop. Come certamente accadrà anche per la nuova Diagonale del Quadrante Ovest, già oggetto di percorsi partecipati e seminari con tanto di “esperti” quale quello tenutosi recentemente alla Fondazione San Carlo. Sul tracciato della linea ferroviaria Milano – Bologna che passa alla Madonnnina e che dovrebbe essere spostato a nord, c’è già chi preconizza un “parco lineare verde” tranquilli, è largo venti metri e non ci sta nessuna piscina o una “linea di trasporto pubblico su rotaia” quindi togliamo le rotaie e ne mettiamo delle altre? Non saranno quelle di cui parleremo fra un pò?. Peccato solo per i soldi spesi a giocare col plastico ferroviario, avanti e indietro per i vari roadshow a pubblicizzare un’iniziativa tanto inutile quanto irrealizzabile.

Scorriamo quindi insieme questa triste retrospettiva dei sogni (o forse sarebbe meglio dire degli incubi) irrealizzati.

IL PIANO HUSLER (1996)

Il piano per la riorganizzazione del sistema di trasporto urbano che prendeva il nome dall’omonimo architetto (svizzero) si poneva l’ambizioso obiettivo di “rilanciare il mezzo pubblico”, interrompere la perdita di utenti  e “rivoluzionare le abitudini di trasporto dei modenesi” promettendo mirabolanti obiettivi in termini di puntualità, efficienza e attrattiva del servizio attraverso vari interventi quali ad esempio il potenziamento della rete di filobus, il preferenziamento semaforico, la tessera magnetica, eccetera.

In realtà, a dispetto dei proclami roboanti dell’amministrazione comunale, il cosiddetto ‘mago’ degli autobus a Modena incappò nel primo inghippo nella sua brillante carriera. Certo il suo compenso per rivedere e riorganizzare il trasporto pubblico urbano lo incassò subito, ma le carenze di un piano che a dispetto delle previsioni non decollò mai furono ben presto sotto gli occhi di tutti, nonostante i megafilobus da 18 metri, tanto voluti dall’ingegnere svizzero e tanto costati all’ATCM (14 miliardi di lire di allora). Per non parlare della navetta dall’ex Amcm al centro, ben presto morta e sepolta (non sarà che farebbe comodo agli attuali inquilini dell’ex AMCM per andare in centro? Chissà se a qualche illuminato assessore verrà in mente l’idea…)

PORTA DI GEHRY (1997)

Nell’ambito dei festeggiamenti dei 400 anni del trasferimento della capitale del ducato estense da Ferrara a Modena, avvenuto nel 1598, alla giunta Barbolini venne l’idea di celebrare adeguatamente la ricorrenza e fu così che un cosiddetto comitato scientifico appositamente costituito individuò Piazza Sant’Agostino “come zona da valorizzare in quanto particolarmente significativa per la storia estense e indicata come punto di accoglienza per i visitatori in città”.

la Porta di Gehry

Due componenti del suddetto comitato scientifico intervennero quindi presso il noto architeto americano Frank O. Gehry di Santa Monica (California) che per la modica cifra di 100.000,00 dollaroni (circa 235 milioni delle vecchie – e tanto rimpiante – lire) si prese il disturbo di mettere su carta uno schizzo tipo quello che vedete qui a fianco: una prestazione “eccezionale” che “non si limita(va) alla progettazione di un’opera ma che rivest(iva) capacità artistiche non riscontrabili in altre personalità o professionalità”.

Ovviamente fu opportuno organizzare una bella trasferta di gruppo in terra americana, e fu così che dal 15/10 al 21/10/98 gli allora assessori Cottafavi Gianni e Ferrari Maurizio insieme all’ing. Gelli (?) Antonio si recarono a Santa Monica, giusto per controllare come andavano i bozzetti. E visto che c’erano fecero tappa a Washington e New York: saranno andati a salutare Clinton e a controllare i listini della borsa di Wall Street, magari insieme a Barbolini e alla Arletti (sì, sempre la stessa) che erano già là.

Fortunatamente nel 2000 il progetto naufragò miseramente tra le polemiche.

PROGETTO METRO’ (2003)

Qui si fecero le cose veramente in grande. Con questa idea il Comune sollecitava fantomatici promotori privati per elaborare un progetto che consentisse di realizzare a Modena un sistema di trasporto in sede fissa “ad alta capacità e di tipo innovativo”, “ciò che i cittadini chiamavano ormai, giustamente: metropolitana leggera”. Argomentavano i politici dell’epoca che il traffico, le esigenze di mobilità e l’inquinamento impongono scelte coraggiose basate su “tecnologie ad alta capacità” (?!?) in grado di ridurre la congestione (nasale?). Chi all’epoca sedeva tra i banchi del consiglio comunale ricorderà senz’altro le interminabili discussioni sull’incrocio della linea nel parco o sull’opportunità di far transitare la “metropolitana leggera” in Largo Garibaldi davanti allo Storchi.

Insomma, per la giunta dell’epoca (Barbolini, Bonaccini, Marino, giusto per fare qualche nome) si trattava di una scommessa sul futuro che Modena era pronta a fare e per questo il Comune decise di scegliere una metodologia che puntasse al coinvolgimento di soggetti privati, chiamati non ad eseguire, ma ad elaborare una proposta che sviluppasse gli aspetti progettuali relativi alle tecnologie e alla gestione di un impianto di trasporto di questo tipo. Una sfida che il Comune sperava venisse raccolta e sulla quale avrebbe continuato a discutere con la città, con le associazioni economiche e sociali, nella convinzione che se fosse riuscito a darle concretezza sarebbe stata “una vittoria di tutti”. Tutti i cinque o sei concittadini che si ricordano ancora di questa bislacca iniziativa.

PIAZZE DI BOTTA (2006)

Era il 2006 quando il sindaco in pectore (inutile nominarlo, sapete già di chi parliamo) stabilì che era necessario rivoluzionare le principali piazze del centro storico: Piazza Roma con percorso verde e cavalli davanti all’accademia, Piazza Matteotti con tanto di pensilina, Piazza Mazzini con un bel muro davanti alla via Emilia, Piazza XX Settembre “rialzata”. Tutte cose utilissime per i cittadini. Come le conseguenti trasferte a Lugano (città dell’omonimo architetto Botta, autore di queste visioni oniriche), con tanto di tecnici comunali al seguito.

I sogni si infransero nel gennaio 2011 quando il Comune scoprì che il progetto “non si autofinanziava” (ma va?). Tradotto: non c’erano i soldi. I cittadini tirarono un sospiro di sollievo; salvo dare di stomaco quando appresero del compenso dell’arch. Botta: 173 mila €uro.

il sindaco Pighi che guarda il disegno di Botta (l’arch. Botta è quello con la sciarpa)

 

P.S: qualcuno, ancora a marzo di quest’anno, affermava di aver visto Botta aggirarsi in centro, ancora basito, che non si capacitava per la bocciatura del suo progetto di abbruttimento della città.

PISCINA AL PARCO FERRARI (2010)

A maggio del 2010 emerse che il Comune di Modena intendeva  realizzare un impianto natatorio con due vasche entro il 2012-13 al Parco Ferrari, lato via Emilia Ovest. Il parere di massima dei consiglieri di maggioranza era già stato ottenuto e la proposta stava per approdare in consiglio. Fu allora che gli ambientalisti e alcuni di cittadini di buonsenso ancora abilitati a pensare con la propria testa si chiesero se ci fosse veramente bisogno di una piscina, perlo più in un parco, o se non fosse meglio risparmiare i soldi (e le piante).

Niente da fare: sordi a ogni critica, nel  febbraio 2011 lo stesso sindaco insieme agli assessori Sitta, Marino e Arletti, presentò il progetto di sviluppo urbanistico per il parco Ferrari. Un piano , appunto, che comprendeva anche il tanto contestato progetto per la piscina. Da lì sarebbe partita la cosiddetta “istruttoria pubblica”.

Ne abbiamo parlato in dettaglio qui lo scorso luglio quando Pighi (ovviamente sorridendo) ha ufficializzato il fallimento del progetto della piscina al Parco Ferrari che andava avanti ormai da tre anni tra polemiche feroci causa “mancanza di soldi”.

Insomma: vista la tendenza dei nostri attuali ed ex amministratori a baloccarsi con plastici, trenini e casette di plastica, a chi contestava il famoso Telo di Paladino dovrebbe essere ormai chiara la funzione del paramento che ornò la Ghirlandina per quasi quattro anni: si trattava della bandiera della capitale di Legoland!

via Modena: da capitale degli estensi a capitale di Legoland


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