Come cambiano lo scontro e la comunicazione politica. Tra un algoritmo e un asse cartesiano

 L’aspetto maggiormente degno di nota in questa fase della vita politica del Paese, fra primarie, crisi di partiti vecchi e nuovi, leadership personali in ascesa e in declino, tentativi di cambiamento della legge elettorale e altro ancora non è tanto la diversità dei programmi, che pure esiste, o l’entità della posta in gioco, che pure è di tutto rilievo se entro i prossimi sei-otto mesi avremo un nuovo Parlamento, un nuovo Governo e un nuovo presidente della Repubblica. L’aspetto più interessante è un altro: è il cambiamento delle forme di partecipazione, di comunicazione e di determinazione della politica.

È lo scontro in atto fra l’ambiente degli strumenti tradizionali e l’ambiente del web, come portato di un conflitto sempre più generale e sempre più esteso tra mondo reale e mondo virtuale riguardo i diversi aspetti della vita civile, di quella economica e di quella relazionale del Paese. Il nuovo, vero scontro politico è tra i due mondi del reale e del virtuale: quale dei due conquisterà la supremazia come luogo determinante della formazione del consenso. Prendiamo un campione entrante nell’arena politica, Beppe Grillo, e un campione uscente, Silvio Berlusconi, ma non soltanto Berlusconi.

Il primo è il signore del web, della rete, di una forma di democrazia elettronica – tutta da verificare però – che si fa algoritmo da manipolare per il proprio tornaconto. Il secondo disegna sul tovagliolo di un ristorante, il 30 ottobre scorso a Montecatini, una sorta di asse cartesiano lungo il quale impostare la prossima campagna elettorale. Sotto la linea delle ascisse c’è il vecchio, sopra c’è il nuovo. Da un lato delle ordinate c’è lo sporco, dall’altro lato il pulito con il quale tendere verso la maggioranza. Quel tovagliolo è come i manifesti di una volta.

Accanto a Berlusconi ci sono gli altri competitori di destra e di sinistra i quali si muovono anche loro secondo le logiche tradizionali. In questo senso non c’è differenza sostanziale neppure tra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi: si affrontano entrambi nello stesso ambiente, esattamente con gli stessi strumenti, le stesse modalità, gli stessi faticosi tour elettorali. Prendiamo le primarie.

Quelle del Pd sono avvenute attraverso seggi fisici dislocati nelle piazze delle città, ci sono stati i volontari, le urne, i registri ai quali iscriversi, la mobilitazione degli attivisti e dei supporter. Quelle indette a ruota dal Pdl non potevano essere granché differenti.

Per il Movimento 5 stelle tutto è completamente diverso. Non un solo seggio per strada, non un manifesto. Tutto via internet: le regole di ingaggio degli aspiranti, le autopresentazioni che devono produrre, i criteri con i quali saranno selezionati come candidati al prossimo Parlamento. Nessun impiego di mezzi fisici, solo i clic dei computer. Tra l’altro una conseguenza è che, finanziariamente, alla fine del gioco sarà un risparmio di alcune centinaia di migliaia di euro rispetto alle organizzazioni messe in piedi da Pd e Pdl. Infine prendiamo la comunicazione e la propaganda. Da una parte i talk show televisivi, dall’altra, di nuovo, la rete. Qui lo scontro è il più duro e decisivo, l’alternativa è la più radicale, il diktat è il più perentorio.

Non si tratta solo da parte di Grillo, lui uomo di spettacolo, di contestare, per molti aspetti del tutto giustamente, gli attuali talk show televisivi per come sono concepiti e condotti, usando i politici a fini di spettacolo piuttosto che concedere loro una vera tribuna dalla quale spiegare le proprie ragioni e avanzare le loro proposte. Emblematico è l’inizio di ogni puntata di Ballarò, con il comico che sovrasta gli ospiti politici, li sbeffeggia e li umilia. Chi si sarebbe azzardato a congegnare una simile messa in scena ai tempi di De Gasperi e Togliatti, ai tempi di Moro e di Berlinguer.

Ma la forzatura che il capo del Movimento 5 stelle compie di proibire ai suoi di andare in tv è per un motivo ancora diverso: è per imporre il proprio terreno di battaglia, il web, contro il terreno di battaglia televisivo. Ricordate? Era il 12 ottobre 2007: quel giorno, il giorno del V day, si materializzarono d’improvviso nelle piazze d’Italia, al richiamo via internet di un attore comico, Beppe Grillo, oltre un milione di manifestanti perfettamente sconosciuti ai signori dell’informazione ufficiale del Paese.

Da allora sono passati cinque anni, quel milione di dimostranti si è moltiplicato. Tramontate le ideologie lo scontro non è più neppure tra destra e sinistra, tra vecchio e nuovo. È fra il potere di internet e il potere della televisione. È ora che se ne accorgano anche quanti si occupano di par condicio.

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