Benvenuti nell’era della Terza Repubblica fondata sui social network

Alla fine sono arrivati tutti. Da sinistra a destra. Da Bersani, Vendola, Casini, Berlusconi e addirittura quell’uomo tutto d’un pezzo di Mario Monti. Ora ve li ritrovate oltre che in televisione anche sui social network.

Lì, accaniti, 24 ore al giorno, sempre pronti a dire la loro, rivolti all’instancabile pubblico della rete connesso al Web senza soluzione di continuità pure quando dorme. Se vi state chiedendo cosa sia cambiato rispetto al passato nel rapporto tra politica ed elettori con l’avvento dei social network, la risposta è poco e niente.

Provate un secondo ad astrarvi dalle suggestioni pecoreccie dei political social media strategist o come diavolo si definiscono. E lasciate pure perdere i fanatici invasati della fantapolitica dell’era “due punto zero”. Che poi che significa lo sonno soltanto loro.

Tanto per puntualizzare, si parlava di Web 2.0 nel 2003. Siamo alla fine del 2012, nove anni dopo, e ancora i “guru” dell’informazione nostrani sono rimasti inchiodati a certe definizioni che se non vi paiono obsolete, abbiate almeno il buon cuore di etichettarle almeno come “arcaiche”. Come personale suggerimento, evitate di usarle. Fate più bella figura.Da quando la politica italiana ha scoperto i canali social, a dire la verità piuttosto in ritardo, è stato un continuo fiorire di iniziative che, al di là del rumore e della viralità di certi temi saliti alla ribalta dei più popolari social network, hanno avuto uno scarsissimo successo.

Un esempio per tutti, quello del povero Matteo Renzi. Per mesi sulla rete ha tenuto banco ovunque. Twitter e Facebook, le sue seconde case. Centinaia di migliaia di like, tweet e retweets e slogan e hashtag e trending topic e endorsement da parte del meglio del meglio del “popolo della rete”. Ha preso una batosta che ancora starà piagnucolando sulle rive dell’Arno cercando di elaborare il lutto di quella clamorosa sconfitta. E sottolineo clamorosa. Perchè lo ripeto a voi che piacciono tanto i numeri, quando stenti ad arrivare al 40% in una competizione elettorale a due non hai perso.

Ti hanno massacrato. E l’importante in certi casi, nonostante apprezzi il vostro improvviso spirito sportivo, non è partecipare. Perchè se hai sparato troppo in alto e al momento del gran finale fai flop, ti sei bruciato per sempre.

I social network applicati alla politica hanno molto poco di social. Se non ve ne foste accorti è ora che vi diate una svegliata. I politici utilizzano gli strumenti messi a disposizione dal Web con lo stesso approccio top down con cui fino ad ora si sono rivolti ai cittadini utilizzando i salotti televisivi. Sono decisamente un mezzo a buon mercato per raggiungere un pubblico potenzialmente perfino più ampio rispetto a quello dell’intramontabile tubo catodico.

Se vi aspettavate condivisione di idee, se vi aspettavate un canale privilegiato di interazione tra loro e voi comuni mortali siete decisamente fuori strada di qualche milione di anni luce. Basta che vi facciate un giretto sui profili “top” della politica casereccia per rendervene conto. Proclami, battutine di scherno a questo e a quello, frecciatine infuocate all’alleato che non riga dritto e poco più.

Il fatto che proviate l’ebbrezza della partecipazione solo perché vi è concesso di commentare, citare, pubblicare gli screenshot di qualche tweet sulle vostre bacheche Facebook, o premere in modo convulsivo il tasto “like” è solo una pia illusione che fa di voi nient’altro che il pubblico di un’operazione di product placement.

Sempre se, e questo è tutto da valutare, non siete voi il prodotto di una strategia comunicativa ben precisa. Benvenuti nell’era della Terza Repubblica fondata sui social. Se vi guardate dietro con un minimo di malizia, probabilmente, vi accorgereste che non è cambiato proprio un bel niente.

viaBenvenuti nell’era della Terza Repubblica fondata sui social network.

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