Al politico piace il web usa e getta

Internet per la politica italiana è ancora un mondo sconosciuto, ignorato, probabilmente temuto. I politici non lo conoscono e quando cercano di utilizzare i social media lo fanno con lo stesso spirito con cui organizzano le riunioni delle segreterie di partito e i noiosissimi convegni a cui sono tanto affezionati. 
Interessante il pezzo di Mauro Munafò che in modo semplice e chiaro descrive il rapporto tra i politici e internet. Ne consigliamo sicuramente la lettura.

Gabriele Morelli
modenacome@gmail.com

Un’abbuffata di siti, blog, pagine e profili di Facebook e Twitter messi in piedi in pochi giorni e poi abbandonati a se stessi o chiusi appena lobiettivo elettorale è stato raggiunto. E il tanto sbandierato “dialogo con il cittadino” può attendere

C’è Monti che twitta le sue emoticon, Berlusconi che condivide cartelli e messaggi satirici e tanti candidati diventati improvvisamente esperti di social network, navigatori scafati, veri “leader 2.0”. Eppure gli elettori che in questi mesi vengono bombardati online dalla propaganda politica possono mettersi l’anima in pace: passate le consultazioni, buona parte dei politici scomparirà dal web per un bel pezzo.

“Dopo le ultime amministrative del 2011, la metà dei candidati alle elezioni ha chiuso il proprio sito personale in meno di un anno”, spiega Salvatore Mammone, comunicatore politico ed autore di uno studio che svela la scarsa ‘resistenza’ in rete dei politici. “Per utilizzare una frase di Stefano Epifani, siamo di fronte a un vero e proprio ‘Fast Food elettorale’: il candidato ordina un sito, lo usa per la campagna e in un mese lo getta via. I dati lo dimostrano, e non molto differente è l’utilizzo dei social network come Facebook e Twitter”.

La ricerca di Mammone ha analizzato il comportamento dei candidati sindaco delle elezioni del 2011 (tutti quelli dei comuni sopra i 20mila abitanti e un campione per i più piccoli), andando a verificare durante e dopo le elezioni, quali strumenti online venivano utilizzati e per quanto tempo sono stati mantenuti attivi. E i risultati parlano chiaro: un’abbuffata di siti, blog, pagine e profili di Facebook e Twitter messi in piedi in pochi giorni e poi abbandonati a se stessi o chiusi appena l’obiettivo è stato raggiunto. Per il famoso “dialogo con il cittadino”, facciamo la prossima volta.

“Il 46 percento dei candidati ha chiuso il proprio sito personale. Vuol dire che non è stato neppure pagato il rinnovo del dominio che costa poche decine di euro”, continua Mammone, “E’ chiaro che ci troviamo di fronte a politici che hanno appaltato tutto a un’agenzia esterna la quale, una volta finito il lavoro, non ha alcun interesse a rinnovare il dominio”.

Se c’è una tendenza ormai chiara nella propaganda elettorale è poi il progressivo abbandono di strumenti “complessi” come siti e blog in favore di quelli più leggeri come Facebook e Twitter. Dal 2010 al 2011 infatti, la già bassa adozione di un blog da parte dei candidati è addirittura scesa dall’otto al sei percento, segno che paga di più lanciare slogan da pochi caratteri e qualche foto attira-like che un discorso più strutturato. “La diffusione virale di slogan e del solito spam ha vinto la battaglia sui contenuti”, spiega Mammone, al momento tra i volontari per la campagna di Pierluigi Bersani, “E’ una grossa occasione persa ma non è difficile capire il perché. I giornali sono rimasti 3 giorni a parlare del ‘WOW’ su Twitter di Monti, quindi perché affaticarsi online se per fare notizia bastano 140 caratteri?”.

Siti e blog, troppo impegnativi per il politico e poco attraenti per i giornalisti, vanno quindi scomparendo, ma l’uso di Facebook e Twitter non sembra più virtuoso. Appena un mese dopo l’elezione del 2011, solo il 16 percento dei sindaci eletti ha aggiornato la propria pagina su Facebook, il 20 percento il profilo su Twitter, il 16 percento il sito e il 28 percento il blog. Percentuali che a un anno dall’elezione crollano al 7 percento per Facebook, al 4 percento per Twitter e al 4 e all’un percento per sito e blog.

“Non è davvero possibile che solo il 7 percento dei sindaci aggiorni Facebook mentre il 93 percento non abbia mai inserito neppure un ‘buongiorno’. Questi strumenti vengono visti come corpi estranei dai politici e dai loro staff, e non come mezzi per comunicare con il cittadino”, chiude Mammone.

Chi sperava di poter intrattenere un dialogo con i propri rappresentanti farà meglio a smorzare i suoi entusiasmi quindi. Per chi invece non sopporta il clima da campagna elettorale online è una buona notizia: basta stringere un po’ i denti e dalle vostre bacheche la politica e i politici spariranno. Almeno fino alle prossime elezioni.

viaAl politico piace il web usa e getta – l’Espresso.

 

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