Come Internet e i social media stanno cambiando il modo fare politica

Ci vorrà probabilmente ancora molto tempo perchè il mondo della politica cambi davvero, cambi la comunicazione, i modi della discussione e del confronto . Sicuramente la forza della rete e la diffusione dei social media sono  un grande acceleratore del cambiamento. Si prefigura pertanto un nuovo di tipo di cittadino, più informato, più consapevole con i quali i politici devono imparare a fare i conti. I cittadini stanno dimostrando di  saper apprendere velocemente. E i politici ?

Gabriele Morelli
turismocome@gmail.com
Pagina Facebook

Questo non vuole essere il solito articolo in cui si stilano classifiche dei politici più social e di quanto le loro ultime dichiarazioni / promesse abbiano avuto successo e creato engagement nelle varie piattaforme sociali.

E’ semplicemente un’analisi, un ragionamento su come il 2013, complice ovviamente l’imminente sfida elettorale, si stia imponendo come l’anno in cui la politica ha letteralmente invaso il mondo del web e dei social network.In fondo se anche Obama ha annunciato i suoi “four more years” su twitter, qualcosa vorrà pur dire. Sì che la vittoria elettorale, ormai, passa anche e soprattutto attraverso il web e i social network. Anche se non possiamo attribuirgli un potere previsionale, senza dubbio attraverso di essi è possibile non solo tastare il polso dell’opinione pubblica digitale che riflette spesso quella tradizionale ma anche contribuire a creare quella partecipazione e quel consenso che spesso si riflettono anche in una vera e propria adesione elettorale.Il sociologo statunitense Joshua Meyrowitz riferendosi al media televisione, osservava come le telecamere siano in grado di invadere le sfere individuali dei politici come spie.

Gli obiettivi riprendono i politici mentre sudano, immortalano le loro smorfie dopo una frase mal riuscita, li registrano freddamente quando soccombono alle emozioni.Cosa dovremmo dire allora, oggi, di Internet e dei social media? Che questo concetto si è elevato all’ennesima potenza.Le discussioni e i commenti su questo o quel candidato non si tengono più in cerchie ristrette di amici, al bar ma i social network sono diventati gli agorà dove possiamo esprimere le nostre opinioni a tutti. O

gni cittadino può diventare nel suo piccolo il community manager delle proprie opinioni e della propria posizione.Ovunque mi trovi e qualsiasi cosa io stia facendo possono essere informato circa ogni evento e ogni minimo dettaglio che riguarda la vita politica. Questo modifica completamente il paradigma secondo cui i politici devono modulare la propria comunicazione per raccogliere e mantenere il proprio consenso.Il loro linguaggio deve modificarsi e, come in un videoclip di 30 secondi, devono essere in grado di trasmettere una precisa immagine di sè che sappia catturare consensi o confermarne altri in questo brevissimo lasso di tempo.

Facendo molta attenzione perchè i montatori di questi piccoli spezzoni di 30 secondi sono diventati non più la stampa o le redazioni dei telegiornali ma gli utenti stessi attraverso i social media.Quante volte una dichiarazione estemporanea di un leader politico, spesso  decontestualizzata, è diventata trending topic su twitter? O quante volte un breve fotogramma di un politico colto in un particolar atteggiamento ha fatto il giro delle bacheche di Facebook?I social network sono infallibili nel smascherare bugie; per questo motivo ogni candidato deve essere semplicemente se stesso, costruire e portare in giro un’immagine coerente con una sua identità: deve saper dialogare con gli elettori. Sarebbe un errore non capirlo.Ma tutto questo quanto vale? In altre parole quanto, curare la propria presenza sui social network, incide o potrebbe incidere sul risultato delle elezioni? La fatidica domanda è: “quanti voti spostano i social network rispetto, soprattutto, alla televisione?”Chi si pone questa domanda parte con il piede sbagliato.

I social media non influenzano la televisione nè tantomeno gli ascolti. Hanno però profondamente modificato la fruizione dei contenuti su di essa e più in generale i canoni tradizionali di comunicazione.Basta citare alcuni dati: l’85% degli utenti di smartphone dice di utilizzare il proprio dispositivo per attività legate alla social tv almeno una volta alla settimana, il 60% afferma di farlo su base settimanale e il 39% addirittura quotidianamente. Un sondaggio del PewResearch Center rivela che più dell’80% degli utenti fra i 18 e i 24 anni afferma di utilizzare regolarmente il proprio cellulare mentre guarda la TV.Che cosa vuol dire tutto questo? Significa che un candidato che partecipa, per esempio, a un dibattito televisivo non può ignorare il fatto che quello che sta dicendo durante quell’incontro televisivo sta avendo un passaparola senza precedenti sul web. E’ un nuovo flusso di informazioni che non può essere snobbato o sminuito al di la del fatto che sposti o meno voti e consensi.

Inoltre, secondo uno studio condotto dalla ORI, una società di ricerche di mercato, e dalla George Washington Graduate School of Political Management, sull’impatto che i social media avrebbero avuto nelle elezioni presidenziali americane dello scorso novembre. Ecco qualche numero:

  • Il 29% del campione ha dichiarato che i social media sono stati da  “moderatamente” a “estremamente” influenti nella definizione delle opinioni sui candidati e sui temi elettorali.

  • il 63% ha detto che la qualità delle informazioni sui social media è stata uguale o migliore rispetto a quella dei media tradizionali (ma la tv rimane la principale fonte di informazione).

  • Il 41% ha affermato di aver preso parte a discussioni politiche nelle proprie reti sociali e il 28% ha dichiarato apertamente il proprio voto politico.

  • Il 77% ha donato fondi online.

Stando a questi dati ben il 29% dichiara di essere stato influenzato dai social media. Una percentuale abbastanza alta, da prendere con la dovuta cautela.

Il concetto di influenza in questo caso è molto relativo e si potrebbe intendere anche che i social media non abbiamo fatto altro che confermare intenzioni di voto più o meno già palesi.

Un dato però è senza dubbio innegabile: da una parte una predisposizione abbastanza alta degli utenti a discutere di politica online, dall’altra che le informazioni scambiate sui social media che riguardano la politica sono percepite come importanti e soprattutto più veriterie / spontanee a causa della disintermediazione della stampa.

Per concludere e per fare contenti anche gli appassionati di sondaggi e statistiche, ecco i dati aggiornati al 12 Febbraio sulle performance dei politici sul web. (Fonte Polismeter.it)

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