Non c’è web senza piazza non c’è piazza senza web Il M5S e lo schema indignados, riveduto e corretto | Sei gradi

Consigliamo la lettura dell’ottimo articolo di di Damien Lanfrey per capire qualcosa di più di cosa è accaduto nelle ultime elezioni e di cosa potrà accadere nelle amministrative del prossimo anno. 
Una cosa è certa: la distanza che separa i cittadini attivi che vogliono fare e partecipare dai politici tradizionali che rimangono frastornati e incapaci persino di capire da dove arrivano gli schiaffi.
E’ il cambiamento ed è già in cammino.

Gabriele Morelli
modenacome@gmail.com
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Ho iniziato a osservare il Movimento 5 Stelle nel 2005, e a studiarlo, come parte di un dottorato alla City University di Londra, nel2006. A quel tempo erano, candidamente, Amici di Beppe Grillo. Ho parlato con attivisti di 40 Meetup gruppi locali, e analizzato migliaia di discussioni tra il 2006 e il 2011: era, a quel tempo e tutt’ora è, per certi versi, l’unico studio sull’organizzazione del Movimento. Già molto è stato detto sulla storia del Movimento, ed è comunque tutto disponibile online. Ancora di più è stato detto sul “salto” di scala in termini di popolarità avuto degli ultimi mesi, quell’effetto moltiplicatore così chiaramente associato al fallimento, e frammentazione, delle élite politiche italiane. Non sono pochi i movimenti che, nonostante élite politiche frammentate o in discussione, non riescono a fare breccia nell’agenda politica. Ma per il resto, dove ricostruire quindi il successo del Movimento? Come identificare il suo radicamento in una frangia ormai corposa di cittadini e l’evidente salto di qualità, in termini di risultati, rispetto a movimenti tipici del periodo storico, come nel caso degli indignados? Non tutti hanno scelto di votare il Movimento da pochi mesi, qualcuno aveva costruito la propria decisione oltre 5 anni fa, e l’ha mantenuta e validata nel tempo. Forse chi non conosce queste persone, la spina dorsale del Movimento, non sarà mai in grado di spiegarlo. La fortuna e il piacere di averlo fatto qualche anno fa mi colloca, forse, in una posizione privilegiata. Provo a sintetizzare alcuni punti.

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Prima di tutto è, come sempre, una questione di ingaggio con la cittadinanza. Uso la parola ingaggio, e non partecipazione, perché si associa meglio all’idea di coinvolgimento prolungato, continuato, quello che è realmente efficace sulla gente, spiegherebbe qualunque studioso di azione collettiva. Otto anni di tangibile e costante ingaggio, nel caso dei Grillini. Dalla assidua e spesso colorita presenza nelle piazze delle città ad un legame costruito fianco a fianco, sul campo, con il mondo dell‘associazionismo e tanti gruppi di attivisti che, tradizionalmente associabili ad un ecosistema di sinistra, hanno trovato nel Movimento un supporto credibile, duraturo e spesso strategico. Fornendo supporto comunicativo online, amplificando messaggi di protesta e cambiamento (anche tramite il megafono Grillo), diffondendo e traducendo questi messaggi alla cittadinanza, organizzando eventi, sempre di fronte alle proprie telecamere di trasparenza, come un vero movimento dell’età dell’informazione, il Movimento ha fiancheggiato gruppi come il NoTav e il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua Pubblica e il Movimento delle Agende Rosse, ma anche una miriade di associazioni molto meno note come Arcipelago SCEC e la rete dei gruppi di acquisto solidale come ReteGAS sul fronte economia sostenibile. Il web è un contenitore vuoto senza i contenuti del territorio, e questi si “conquistano” realmente con l’ingaggio sul campo. Pensiamo al Partito Pirata, e alla loro inabilità, fino a questo momento, di generare attenzione tra la gente nonostante un’ottima piattaforma di e-participation (LiquidFeedback è certamente una delle migliori). Non c’è web senza piazza.

Allo stesso tempo, non c’è piazza senza web. Non si organizza una “piazza” così corposa senza una reale comprensione della rete, ma soprattutto è molto complesso tenerla insieme nel tempo. Il Movimento ha internalizzato l’idea di rete, ben oltre le tecnologie digitali. La rete è collaborazione e non semplice diffusione di messaggi. Mi raccontavano diversi attivisti come sia stato proprio ilsupporto reciproco, online e offline, nella gestione di maxi eventi, nella certificazione di centinaia di migliaia di firme o nella gestione di adempimenti burocratici a livello locale a solidificare il Movimento, a far comprendere agli attivisti quanto potevano ottenere l’uno dall’altro, a generare quella spina dorsale in grado di sostenere il movimento nei momenti di difficoltà o di incomprensione, anche con Grillo.

La Rete non è solo accelerazione e amplificazione di messaggi: è condivisione, riflessione, studio. Per molti degli attivisti core, il Movimento è prima di tutto una scuola, un gruppo di studio costante. Per anni attraverso lunghissime discussioni su Meetup.com e in presenza, ora “studiando carte e procedure”, come ribadito giovani neo-eletti in Sicilia, nei consigli comunali e regionali (ben più complessa è la questione nazionale, vedremo). Molti attivisti hanno usato, nel tempo, la metafora dei “vasi comunicanti”: chi è eletto passa le chiavi dell’informazione istituzionale alla base movimento, mentre la base restituisce gruppi di studio e feedback costante. Non è l’ingaggio “spot” con la cittadinanza a caratterizzare il Movimento, la e-participation sempre più amata dai politici, ma lo studio costante, l’informazione critica, l’agire come un vero movimento dell’informazione.

A questo si unisce un terzo fattore, molto evidente: l’abilità di proporre una critica – e in parte riforma – del processo politico, costruita negli anni attraverso proposte o innovazione più o meno provocatorie: un vero e proprio “pacchetto”, dalla narrativa degli eletti come “dipendenti” al rifiuto dei rimborsi elettorali, passando per una forte critica al sistema dei media (e dei processi di mediazione in generale, nonostante qualche lettura a volte semplicistica), passando per la riduzione concreta dei costi della politica e della durata del processo politico a strumenti di democrazia diretta. Ricordo come, in questo caso, sono state le prime le “invenzioni di monitoraggio” sviluppate a livello locale a catturare l’attenzione dei cittadini verso il Movimento: un bellissimo video virale circolato su YouTube del Meetup di Napoli sul Giorno del Rifiuto, l’iniziativa di monitoraggio dei consigli comunali Fiato sul collo, o le mappe del potere locale del gruppo di Firenze. Al tempo i Grillini erano uno spontaneo servizio alla cittadinanza (a Brescia, per esempio, il gruppo aveva creato un blog per informare i cittadini sui candidati alle elezioni locali, raccogliendo domande e presentandole ai candidati), un’intrigante “invenzione di monitoraggio”, per usare le parole dell’accademico John Keane, e così si sono guadagnati il rispetto di una parte della cittadinanza.

E così, ricostruendo tra il 2006 e 2011 l’organizzazione interna del Movimento, mi sono accorto che, più che “l’uso innovativo delle tecnologie”, è una certa abilità nel muoversi  tra web e piazza a caratterizzare il Movimento, scorporando l’unitarietà del processo politico in una rete di studio e condivisione e, dall’altra parte, catturando, ricombinando, e valorizzando online i contenuti della piazza. Mostrando una grande attenzione ai processi chiave della società di oggi:monitoraggio, ingaggio, mediazione, organizzazione di tempi e risorse.

Lungi dall’essere una forma organizzativa compiuta, il Movimento si è finora comportato come una meta-organizzazione, in cui Grillo agisce da “amplificatore” (oltre che ispiratore), il suo staff come coordinatore tecnico e i gruppi locali come spina dorsale, piccole organizzazioni, spesso in grado di sviluppare agende locali parzialmente indipendenti, spesso rappresentative di “anime” differenti, attraverso l’ingaggio, sul territorio, di cittadinanza e altre reti.

Non mancano i problemi, come ormai sottolineato da molti analisti: la residenza digitale del Movimento, che dovrebbe permettere ben più di un semplice lavoro di aggregazione delle diverse istanze all’interno (per esempio sintetizzare decisioni politiche), non è ad ora sufficiente. Il fatto che il Movimento non sia stato in grado di dotarsi di una vera piattaforma di deliberazione è indubbiamente un grosso limite alla loro democrazia interna, come periodicamente ripetuto da non pochi attivisti. Ho letto le prima discussioni in materia nel 2007, e da quel tempo i tentativi di organizzazione di un gruppo di lavoro sul tema più cruciale (non osteggiato dallo staffdi Grillo, come molti pensano), una piattaforma per l’organizzazione interna, sono stati molteplici e senza successo.

Sarà questa la vera sfida di un movimento in costante costruzione, in costante apprendimento di se stesso e indubbiamente in grado, ben più di molte altre forme di aggregazione del nostro tempo, di avvicinare una parte consistente di Italiani “comuni” verso quell’ideale che Michael Schudson chiama del “cittadino monitorante” e informato.

Una provocazione: e se fosse proprio il Partito Pirata, con la propria piattaforma, a venire in aiuto alla democrazia del Movimento? Forse in quel caso web e piazza si fonderebbero ancora meglio.

 

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