Smart vision: cosa può insegnare l’esempio di Santander alle città italiane

Riproponiamo all’interno della carrellata di articoli sulla città intelligente da costruire il post di Claudio Forghieri che parla del modello Santander

Gabriele Morelli
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Santander è uno dei casi più interessanti di smart city attualmente disponibile in Europa. Durante la prima edizione di Smart City Exhibition abbiamo ospitato il suo sindaco, Iñigo de la Serna, primo sponsor del progetto. È possibile seguire la registrazione video del suo intervento e leggere l’intervista che ci ha rilasciato in preparazione dell’evento.In vista della nuova edizione 16-18 ottobre 2013 della manifestazione e della sessione sulle Smart City che si terrà il 29 maggio 2013 durante FORUM PA, abbiamo ritenuto importante approfondire alcuni aspetti importanti dell’azione di questa amministrazione. Grazie alla collaborazione con Pablo Sanchez Chillon[1], un grande esperto internazionale che collabora al programma scientifico della manifestazione, abbiamo incontrato nuovamente il sindaco con l’obiettivo di individuare alcuni elementi decisivi che potrebbero ispirare l’azione delle città italiane.

I progetti  di Santander non nascono per caso. A inizio legislatura l’amministrazione ha sviluppato un piano strategico che ha disegnato il modello della città del futuro, con una proiezione a vent’anni, consapevole della forte competizione con le città vicine e le realtà europee delle medesime dimensioni.  Gli assi portanti del piano strategico sono l’innovazione tecnologica, l’attenzione all’internazionalizzazione della città, l’investimento nella dimensione culturale del territorio.I pilastri definiti nel piano strategico hanno dato vita ad un percorso partecipativo che ha portato a definire il Piano di Innovazione locale, le cui azioni sono state condivise con le istituzioni, l’università, le imprese e la società civile, tutti attori coinvolti come protagonisti nei progetti, come il nuovo Centro Culturale che coinvolge le fondazioni locali o il Parco Tecnologico che vede la partecipazione dell’università. Uno degli aspetti fondanti di questo percorso è la consapevolezza che per pensare in grande occorre una visione che vada oltre i limiti temporali della legislatura, quindi l’intento di De La Serna è ottenere un livello di consenso molto ampio sui progetti, in modo che possano durare nel tempo anche dopo la fine del suo mandato.


Con questo prospettiva alle spalle, l’amministrazione è in grado di indirizzare e selezionare i progetti innovativi in modo che vadano tutti a contribuire al medesimo disegno e si rafforzino a vicenda: le singole applicazioni; i percorsi di formazione a tutti i livelli; le strutture e le tecnologie abilitanti.

Rispetto alla smart city, il progetto base mira a sperimentare  una grande rete di 12.000 oggetti connessi e sensori che controllano sicurezza, aree verdi, illuminazione, meteo, rumore, irrigazione, parcheggi, mobilità, ecc.
A fianco di questa rete fissa c’è una rete di sensori mobili installati sui veicoli del trasporto pubblico, sui taxi e sui mezzi della polizia.
A ciò si aggiunge la dimensione del “sensado partecipativo” che presuppone invece che siano gli stessi cittadini  a prestarsi volontariamente per divenire sensori semoventi sul territorio grazie agli smart phone e ad applicazioni dedicate.

Questa straordinaria piattaforma tecnologica, finanziata grazie a vari programmi europei, offre oggi un’importante opportunità di sperimentazione per le aziende. Ed è in questo settore che si nota un altro aspetto illuminante dell’azione della città.
I finanziamenti europei e i fondi pubblici hanno dato vita a due open call per le imprese che vogliono sviluppare progetti che si basino sulle risorse e sugli standard della piattaforma sensoristica locale. I partecipanti si trovano così a operare in un ambiente favorevole in continuo e dinamico sviluppo. Ai primi progetti approvati – selezionati fra 47 candidature –  hanno fatto seguito le proposte per altre 31 iniziative sperimentali  di cui ne sono state finanziate quattro.
Santander si propone quindi oggi come un vero e proprio laboratorio vivente, utile per verificare sul campo le soluzioni di piccoli e grandi player internazionali. L’obiettivo è però andare oltre questa fase sperimentale per individuare una formula vincente di  gestione integrata pubblico privata, dove non è tanto la città che individua e mette a bando singoli prodotti, quanto le imprese che nell’ambito di una strategia complessiva chiara e lungimirante del partner territoriale, propongono soluzioni da co-progettare e adattare alle esigenze locali.

Perché il modello Sandander al momento pare funzionare? Sicuramente per la capacità dell’amministrazione di fare accordi con tutti, dalla Commissione Europea, cha ha visto nella città un interlocutore affidabile, alle imprese e agli stakeholder locali.  Inoltre Santander riesce a proporsi come laboratorio aperto estrapolando ed esplicitando chiaramente le proprie specificità ed eccellenze. Si capisce dove vuole andare e non ci sono dubbi che questa prospettiva venga messa in discussione in tempi brevi.

Restano ovviamente da chiarire i modelli di business per la sostenibilità economica della piattaforma tecnologica impiantata nella città. Le prime ipotesi sono legate alla vendita dei dati alle imprese, ai canoni di accesso alla piattaforma, alla visibilità che i progetti sono in grado di trasferire agli attori coinvolti. Sono dimensioni ancora tutte da verificare e non ci stupiremmo se, una volta esauriti i fondi europei, la città dovesse ricalibrare fortemente le proprie aspettative. Ma sono troppe le variabili in gioco e i tempi non sono ancora maturi per trarre delle conclusioni.

Di certo c’è oggi l’incredibile concretezza di un’amministrazione che calcola lucidamente di misurare il ritorno dei singoli progetti parametrandoli alle variazioni della qualità della vita dei cittadini, al ritorno sociale e alla loro coerenza con le priorità individuate nel piano di sviluppo locale; che ha sviluppato piani di alfabetizzazione sia dei cittadini sia dei dipendenti pubblici, in modo da creare un ambiente favorevole all’innovazione e all’uso dei nuovi servizi; che dedica grande attenzione alla condivisione dei propri progetti partecipando attivamente alla RECI, la rete spagnola delle città intelligenti di cui lo stesso De La Serna è presidente e che si pone come obiettivo proprio lo scambio di soluzioni tecniche fra le amministrazioni.

Perché la smart city non è una sfida all’intelligenza del territorio o delle persone, bensì l’individuazione di un  processo intelligente in grado di generare un cambio di attitudine e di comportamento che porti a nuove soluzioni dei problemi irrisolti.

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