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Dietrofront della Camera sul Wi-Fi: tutto come prima (e peggio di prima)

wi-fi modena comePubblichiamo la nota di Edoardo Segantini tratta dal Corriere in cui si riferisce di un emendamento introdotto nel cosiddetto “decreto del fare” a proposito di WI-Fi pubblico.
Non solo l’Italia è il paese più arretrato per quanto riguarda internet ma sembra proprio che da questa arretratezza non solo tecnologica ma anche culturale non si voglia proprio cercare di uscire.
I danni al commercio, al turismo, in generale all’economia in questo modo si moltiplicano a dismisura.

Gabriele Morelli
modenacome@gmail.com
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Non sempre le complicazioni sono colpa della burocrazia, che pure di colpe ne ha tante. Prendiamo il caso del Wi-Fi, il collegamento senza fili a Internet, che in molti Paesi, nei locali pubblici, è già disponibile da anni.

Dopo averne annunciato con clamore la «liberalizzazione» anche in Italia, ecco apparire, nel «Decreto del fare», una norma che si rimangia la promessa. Un emendamento approvato in Commissione alla Camera introduce nuove procedure per gli esercenti che offrono il Wi-Fi: obblighi congegnati in maniera tale da rendere praticamente impossibile l’erogazione del servizio.

La norma vuole infatti obbligare il gestore – bar, ristorante o albergo che sia – a tracciare il collegamento dell’utente con misure tecniche complesse e onerose. Purtroppo in questo modo si rischia non solo di non avanzare nella liberalizzazione ma addirittura di tornare indietro, costringendo alla chiusura molti punti di accesso pubblici, anche gratuiti. Un rischio serio se persino il Garante per la Privacy, Antonello Soru, solitamente cauto, si sente in dovere di criticare a fondo l’emendamento: il decreto così modificato, scrive, «reintroduce quegli obblighi di monitoraggio e registrazione dei dati» stabiliti dal precedente decreto Pisanu, che erano stati fatti decadere quando ci si era resi conto dei danni che provocavano alla diffusione del Wi-Fi pubblico in Italia. Il fatto è, osserva il Garante, che il decreto stabilisce, per l’esercente, l’inedito obbligo di «tracciare informazioni relative all’accesso alla rete» (come il cosiddetto «indirizzo fisico» del terminale). E, in questo modo, solleva un problema di privacy perché va a toccare i dati personali, «che spesso sono riconducibili all’utente collegato a Internet».

Insomma, anziché creare semplicità, presupposto di ogni vera liberalizzazione, sembra si voglia creare un castello kafkiano di complessità. Con intenti diabolici? No, per incompetenza, disinteresse all’innovazione e basso grado di umiltà. Perché ai parlamentari, per evitare figuracce, sarebbe bastato leggere quanto gli esperti di Internet come il loro collega Stefano Quintarelli proponevano. Speriamo resti il tempo per le modifiche e che il buonsenso, alla fine, prevalga. Sennò il «decreto del fare» diventerà noto come il «decreto del fare finta». O del fare peggio.

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Colpo di scena, riparte il Wi-Fi pubblico

di Edoardo Segantini
Colpo di scena, la liberalizzazione del Wi-Fi pubblico va avanti. Gli emendamenti approvati venerdì scorso, che complicavano il provvedimento fino, di fatto, a vanificarlo, sono stati eliminati da un intervento del presidente della Commissione Bilancio Francesco Boccia.

Si è verificato, in sostanza, l’auspicio di molti, noi compresi: è stato cioè ascoltato il parere di un esperto, il parlamentare Stefano Quintarelli, e oggi la norma recita: “L’offerta di accesso alla rete Internet al pubblico tramite rete Wi-Fi non richiede l’identificazione personale degli utilizzatori”.

Lo stesso Quintarelli giudica inoltre positivo l’emendamento che liberalizza l’allacciamento alla rete, non più esclusiva di installatori con multe da 30 mila a 150 mila euro. La pressione della lobby degli installatori era stata infatti una delle fonti di complicazioni del provvedimento precedente.

Resta il tema della sicurezza e della responsabilità, sia per chi offre la connessione sia per chi utilizza le reti, ma almeno si liberano gli esercenti da una serie di interventi tecnici complicati e onerosi. E si dà loro la possibilità di rendere più attraenti gli esercizi grazie al Wi-Fi. Cosa che in tempi di crisi non è banale.

Sarà poi il singolo esercizio commerciale a decidere se introdurre o meno una password e l’utente a decidere se fidarsi o meno a utilizzare una rete di cui non è ben chiara la proprietà.

Se il colpo di scena del Wi-Fi ha portato una buona notizia, va registrata anche la cattiva: i fondi per la banda larga previsti dall’Agenda Digitale sono stati tagliati. Dei 150 milioni destinati ad azzerare il digital divide di primo livello (disponibilità di una connessione ad almeno 2 mega) nel Centro Nord, ne sono rimasti 130, nonostante il ministero dello Sviluppo economico si ofsse già organizzato per utilizzare l’intera somma. A beneficiarne indovinate chi saranno? Le televisioni locali, immenso pascolo di relazioni politiche, a cui non verranno applicati i tagli previsti in precedenza.

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