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mef-modena modena come(Riceviamo e volentieri Pubblichiamo)

Bene, arriva la Ferrari s.p.a. per raddrizzare un fallimento annunciato, il MEF. E’ l’ultima spiaggia per gli amministratori di centro sinistra modenesi per metterci una pezza dopo che hanno speso ben 18 milioni di euro pagati dalla super tassata comunità modenese. Ecco un’altra bandierina da aggiungere sulla mappa dei tanti fallimenti di questa Giunta comunale, ricca di “percezioni”, ma vuota di concrete e utili realizzazioni. E quelle poche, come il MEF, arenate nella sabbia dell’incapacità, necessitano del soccorso della (croce)rossa Ferrari. Qui però non vanno cambiate solo le gomme, ma l’intera auto per sperare in una inversione di tendenza positiva. Si ripete lo schema di quanto avvenne anni fa a Maranello. Speriamo nello stesso risultato.

Però lasciatemi girare il coltello nella piaga perché la spesa di 18 milioni di soldi pubblici lo impone. Il MEF è stato spocchiosamente voluto e sciaguratamente pagato con i soldi dei modenesi dalla Giunta di centrosinistra colpevole di procurato sicuro fallimento. Perché le avvisaglie di come, purtroppo, sarebbe finita c’erano tutte. Tiepida la famiglia, gelido Maranello, il Museo costruito a ridosso della ferrovia e oscurato da una morsa di imponenti edifici circostanti, non sono semplici peccati veniali che una Giunta potesse ignorare. Se poi aggiungiamo i contenuti, cioè i progetti e gli allestimenti, inadeguati e mai all’altezza, la frittata è presto fatta. Bastava che questa sciagurata Giunta comunale riflettesse un poco allora per non essere costretta oggi a sbarazzarsene. Sperava che il ricordo della memoria di Enzo Ferrari da solo potesse fare il miracolo? Non è forse così?

Sono certo che il subentro Ferrari non farà del MEF il doppione del Museo di Maranello, ma gli conferirà un ruolo originale tra dinamismo e innovazione. Qualche tempo fa avevo suggerito per il MEF una funzione diversa, cioè che agisse da volano dell’evoluzione dell’industria motoristica modenese, creando un contesto favorevole al passaggio tra una generazione di imprenditori e quella successiva. Le carte ci sono tutte, occorre far diventare il MEF il fulcro di un sistema composto dalla ricerca e dalle imprese, sfruttando al meglio le strutture esistenti dalla pista di Marzaglia ai laboratori tecnologici dell’Università. Questa è la visione nuova da sviluppare per un Museo dinamico e moderno in grado di favorire la crescita e lo sviluppo del territorio modenese. Confido che la Ferrari possa darsi questi traguardi e, facendo piazza pulita delle gestioni precedenti, faccia girare rapidamente pagina a questo museo.

 Gian Carlo Pellacani, consigliere comunale UDC Comune di Modena

 

 


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