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Anche le famiglie modenesi sempre più in affanno

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Pubblichiamo il comunicato stampa della Confesercenti Modena. A questi problemi le forze politiche, in particolare quelle di opposizione, devono sapere fornire delle risposte semplici e credibili. Oggi non è più possibile fare promesse e pensando alle elezioni amministrative del 2014 occorre che chiunque si candidi per il governo della città abbia la capacità di elaborare dei progetti in diretta sintonia con le esigenze delle persone che a Modena vogliono continuare a vivere e lavorare. Noi pensiamo che si debba cambiare molto rispetto al passato, le politiche di spreco sostenute fino ad oggi dal Comune devono essere modificate in modo radicale. Ci vuole un cambio di passo, di idee, di progetti, persino del modo stesso di comunicare con la città 

Oltre il 50% ha mutato radicalmente le proprie abitudini di acquisto. Si compra meno, si fatica a far quadrare i bilanci famigliari e si ricorre ai risparmi  

Momento decisamente cupo per le famiglie emiliano-romagnole e quindi anche modenesi sempre più in affanno e di conseguenza propense ad una riduzione dei consumi che si riflette in primo luogo sulle piccole realtà imprenditoriali specie quelle di vicinato e dei centri storici. Una recente indagine di Nomisma e Confesercenti Emilia Romagna mette a nudo una situazione sufficientemente dettagliata sulla propensione alla spesa delle famiglie, comprese quelle del nostro territorio. Oltre il 90% circa, negli 2-3 anni (periodo analizzato gennaio 2011-agosto 2013) ha mutato decisamente le proprie abitudini di acquisto con l’obiettivo di risparmiare. Di queste quasi il 50% ha radicalmente cambiato i modelli di consumo, diminuendo la spesa mentre il 40% lo ha fatto solo in parte.

Sono state principalmente le famiglie a basso reddito (il 68%) o quelle con almeno un componente senza lavoro o in cassa integrazione (69%) ad aver trasformato radicalmente i propri comportamenti di acquisto. Scelta cui sono state costretti il 53% dei nuclei famigliari con figli. La ragione di questa forte contrazione dei consumi è da ricercare nella situazione economica delle famiglie stesse della regione modenesi comprese. Situazione, che è peggiorata, nel 50% dei casi e ‘molto peggiorate’ per un ulteriore 13%. Il 31% delle famiglie ha ridotto la quantità di beni acquistati, compresi quelli alimentari; il 25% acquista quasi esclusivamente in promozione, o, il 19%, solo dopo aver messo a confronto attentamente i prezzi delle diverse forme commerciali uno o più i volantini. Un 10% acquista solo lo stretto indispensabile; e un 8% prodotti sottomarca e al prezzo più basso. 


A deprimere ulteriormente i consumi, contribuiscono poi la pressione fiscale elevata (per il 22%), l’incertezza del lavoro e il reddito famigliare in stallo o in calo (che riguarda il 39%), ma pure il contesto economico negativo generale e l’instabilità politica (per il 28%). Le famiglie sono state quindi costrette a correre ai ripari e ad operare drastiche riduzioni di spesa per i consumi. Tra i settori più colpiti: l’abbigliamento/calzature, i mobili, gli elettrodomestici e i viaggi/vacanze. Ma ad essere tagliati sono stati anche i consumi fuori casa nei bar, ristoranti e pizzerie. Le famiglie fanno sempre più fatica a far quadrare i bilanci. Il 34% c’è riuscita a fatica e dovendo tagliare i consumi; il 28% delle famiglie è stato costretto a ricorrere ai propri risparmi; il 27% mostra serie difficoltà ad affrontare spese impreviste anche di valore contenuto.


“Stando alle previsioni dell’indagine curata da Nomisma – evidenzia Confesercenti Modena – a livello regionale i consumi scenderanno più del Pil e registreranno a fine 2013 un ulteriore calo del -2,4%. Gli investimenti subiranno una contrazione del 6,6% e gli occupati una diminuzione del 2,7%. La disoccupazione in questo modo toccherà nel 2013 l’8,9% per arrivare al 9,1% nel 2014. dati che dimostrano che una politica di sola austerità non fa che deprimere un contesto già debole e in grave difficoltà. In merito all’intervento previsto sul cuneo fiscale all’interno della Legge di Stabilità le famiglie, intervistate nel corso dell’indagine di Nomisma, ritengono che per poter avere un potere d’acquisto adeguato alle proprie esigenze di consumo, ogni componente dovrebbe avere un incremento medio procapite, in busta paga, di almeno 75 euro mensili”.

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