Smart City 

Modena, un portale per le nostre eccellenze ? No grazie !

Modena Qui bellei In una lettera inviata a Modena Qui, Sandro Bellei, che abbiamo ospitato su Modena Come quando con grande merito ha cercato di dare una scossa ad una opposizione dormiente che ancora oggi non ha ancora espresso un candidato sindaco, propone di realizzare un portale unico per valorizzare tutte le eccellenze modenesi.
Il portale rivolto ai turisti dovrebbe secondo Bellei essere gestito da una società che comprenda ” Comune, Provincia, Camera di commercio, Promo, Palatipico, le associazioni di categoria e tutte le altre istituzioni che possono promuovere il progetto, in grado di offrire a chi intende venire a visitare Modena una guida semplice ma esaustiva”

La prima obiezione che viene da esprimere è che a Modena siamo pieni di società costituite da questi soggetti (Comune, Provincia, Camera di Commercio, Associazioni di categoria), è quasi una caratteristica di questa città amministrata sempre uguale quella di costituire intrecci societari sempre con gli stessi soggetti. Non abbiamo però grandi esempi di buon funzionamento e di raggiungimento dei risultati da esperienze di questo tipo. Anzi.

Noi siamo perfettamente convinti della buona fede di chi parla ancora di “eccellenze modenesi” e propone soluzioni tese ad una ulteriore valorizzazione nei confronti dei turisti. Il problema è che dovremmo da una lato chiarire che cosa sia una vera eccellenza, ad esempio nel campo eno-gastronomico, distinguendola da quello che è un normalissimo ma nobilissimo prodotto tipico.

A Modena dobbiamo imparare a parlare meno di eccellenze e più di prodotti tipici, allargando il più possibile il discorso al territorio circostante in una idea di città intesa come area vasta che comprenda tutta la provincia. Forse allora potremmo scoprire che molti prodotti tipici hanno una origine e una tradizione con radici profonde nei comuni limitrofi, nella bassa come in appennino e che per la loro valorizzazione commerciale occorre elaborare progetti territoriali e innovativi.

Altro tema è quello dei turisti che a Modena non esistono ma che vengono quasi “deportati” da qualche tour operator in combutta con Modenatur (altro esempio di società al cui interno ci sono sempre gli stessi soggetti) che offre loro sempre lo stesso identico itinerario buono per tutte le stagioni: una visita al Mef, una visita all’acetaia e poi via … si riparte.
Se questa è l’offerta turistica non ci si può poi lamentare dei risultati. Ci sembra che a Modena sia abbia ancora un’idea di turista che appartiene al secolo scorso, un turista che ha bisogno di comprare a più non posso le famose eccellenze modenesi, farne scorta come se fossero merce rara e preziosa, un turista a cui vendere di tutto, da caricare come un somaro. Le aziende modenesi che lavorano di più anche in tempi di crisi economica sono quelle che hanno impostato la loro attività sull’esportazione. Da questo risulta che i prodotti tipici di Modena, dallo zampone al lambrusco, dagli amaretti ai tortellini, si trovano ovunque. Bene o male siamo già da tempo dentro alla società della globalizzazione e dell’informazione. Bellei propone addirittura di istituire un unico negozio in cui i turisti possano acquistare “queste grazie di Dio” in una unica soluzione. Una soluzione di questo tipo rappresenterebbe la morte di quel minimo di turismo spontaneo che c’è a Modena, inibendo di fatto il piacere maggiore dell’essere turista, quello della scoperta.

Anche in questo caso occorre fare delle precisazioni. Non è più possibile parlare di turismo e basta. Il turismo non esiste più come fenomeno unico ma ci sono “i turismi”, al plurale, cioè comportamenti ed esigenze differenti che sono nate proprio dalla globalizzazione e dall’informazione distribuita e accessibile tramite internet.


Modena non è l’ombelico del mondo e, nonostante la leggenda della nascita del tortellino, dobbiamo finalmente insieme a tutta la cosiddetta provincia, se vogliamo essere attrattivi, cominciare a pensare che ci possono essere gruppi di turisti, coppie, singoli viaggiatori a cui delle eccellenze gastronomiche modenesi non importa nulla o quasi.

All’idea di un portale unico gestito dai soliti soggetti rispondiamo che è preferibile che ci siano dieci, cento, mille siti e blog differenti, ognuno dei quali esprima un punto di vista particolare e originale. Lasciamo ai turisti la libertà e la voglia di scoprire, invogliamoli semmai ad ascoltare i racconti del territorio e, a loro volta, a lasciare una testimonianza del loro passaggio sia che essi siano arrivati a Modena per lavoro (turismo d’affari) o per itinerari culturali o per strade gastronomiche.

Che cosa potrebbe aggiungere un portale gestito dai soli soggetti ?
Assolutamente nulla se non l’ennesima omologazione noiosa dell’esistente fin troppo celebrato.
Se andiamo sul sito del Palatipico, che sarà realizzato nel posto più sbagliato possibile, in un’area extra urbana, fuori e lontano dalla città, non troviamo la cultura gastronomica di eccellenti prodotti tipici locali ma un elenco di consorzi che rappresentano unicamente l’ufficialità dell’economia modenese. Di scarso o nullo interesse per i turisti di qualsiasi tipo.
Non serve quindi prefigurare un portale unico gestito da soggetti che hanno già fallito su altri piani, vedi come esempio recente la gestione del Mef.
Ai turisti, cercando di capire bene a quali turisti ci rivolgiamo, occorre offrire altro.
Intanto Modena deve imparare la cultura dell’accoglienza evitando certe illusioni propagandistiche come quella di avere una vocazione europea. Modena è una piccola città di provincia che negli ultimi 10 anni, per effetto di politiche a senso unico, ha iniziato un pericoloso declino. Come piccola città deve fare soprattutto rete con il territorio circostante e promuoversi in termini di smart city tramite l’utilizzo integrato di informazioni e tecnologie.
In altri termini, prima di immaginare improbabili turisti affamati ed attratti dai prodotti eno gastronomici locali, occorre dotare la città e tutto il territorio provinciale di segnalazioni e indicazioni turistiche che facciano ampio uso della tecnologia dei QR Code e della realtà aumentata. Smartphone e tablet appartengono sempre più alla vita quotidiana di tutti noi e questi dispositivi possono leggere e veicolare direttamente sul luogo una enorme quantità di informazioni, immagini, video in modo tale da consentire a chiunque di ricevere preziose informazioni turistiche.
Una segnaletica tramite QR Code e realtà aumentata significa valorizzare in modo semplice e immediato un intero territorio. Evitiamo di portare a forza i turisti organizzati dai tour operator nella solita acetaia, poi al Mef, poi al Palatipico, diamogli invece una mappa dinamica e interattiva che consenta di andare alla scoperta della città, dei suoi negozi, dei paesi vicini …. quelli che si raggiungono in mezz’ora di strada. Facciamo in modo che le vetrine dei negozi siano esse stesse, oltre ai prodotti messi in vendita, delle finestre informative su tutto quello che di interessante ci può essere a Modena e nelle immediate vicinanze.

Tutto semplice ? No. Soprattutto in una città in cui il Duomo, patrimonio dell’umanità, non è segnalato e fa orari da ufficio. Il Mef è stato nascosto in un cortile e circondato da palazzoni e palazzine, dentro ad un quartiere che non sarà mai riqualificato e chi arriva in treno non trova nemmeno una banale e superata indicazione stradale.
Modena è “una bellissima donna incapace di mettere in mostra tutte le sue grazie” come dice Bellei oppure una vecchia signora un po’ in affanno che ha bisogno di rifarsi il trucco ?

 


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