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La comunicazione dell’emergenza passa dai social media

bomporto

Antefatto. Non so quanto possa scavare una nutria, non so quanto deva essere aguzzo l’occhio di chi vigila sui fontanazzi o quanto abbia influito il fattore “S”. Fatto sta che l’argine del Secchia ha ceduto. Subito mi sembrava che sarebbe stato un problema circoscritto e risolvibile in poco tempo. Poi ho cominciato a pensare che non c’è un rubinetto da chiudere come quando perde un tubo in bagno e che l’acqua, essendo particolarmente ignorante, avrebbe fatto esattamente quello che le pareva fino a quando non fosse arrivato qualcuno più furbo di lei, peraltro, difficile da trovare. E poi c’è da considerare che la Bassa non è tutta bassa uguale e l’acqua se trova il modo di andare in giù lo fa. Così ho cominciato a seguire la vicenda come tutti: dai giornali online, da trc e soprattutto da facebook . Non per pura curiosità, ma per sapere che fine avrebbe fatto la mia casa piantata esattamente in mezzo alla bassa, tra Bomporto, Sorbara e San Prospero. E, visto che per la prima legge di Murphy, se qualcosa può andare storto lo farà…

Quando succede qualcosa di grosso la gente ha bisogno di informazioni certe, non interpretabili e provenienti da fonti altrettanto certe.

E’ più facile da dire che da fare perché l’informazione si comporta più o meno come l’acqua. Refrattaria ad ogni regola. Senti la tv, poi la gazzetta online (ottimo lavoro), poi passano i vigili, la protezione civile, i carabinieri, l’esercito, i vigili del fuoco. Poi ci sono i numeri di telefono (vigili, centralino, protezione civile, pronto intervento). E alla fine gli amici e i vicini di casa. Tu ascolti tutti e alla fine ti affidi al fattore “C”.

Nell’emergenza alluvione le informazioni erano troppo frammentate. Occorrerebbe un canale sicuro, una fonte a cui fare riferimento per tutto. E bisogna che le informazioni siano prima di tutto su internet.

Internet è il canale più importante perché non se ne va mai come fanno invece i segnali telefonici. Internet, con il traffico su cellulare è portatile e, con un costo ridicolo rispetto al risultato, le notizie vengono condivise in modo estremamente veloce. Quindi io penso che venuto il momento di ribaltare la graduatoria di importanza. Internet è il canale principale, coadiuvato dagli altri (telefono, radio, televisione). Facebook e twitter non sono giocattoli, sono mezzi potentissimi perché molto diffusi.

I comuni con la pagina facebook non sono moderni, sono quelli che non ce l’hanno ad essere indietro rispetto ai tempi. Perché un’ordinanza deve essere sul sito del comune ma anche sulla pagina fb? Perché in una situazione di emergenza, un click solo, un semplice condividi  la fa girare in modo velocissimo. Perché per rafforzare una comunicazione puoi caricare una foto o un filmato. Chi usa abitualmente i social sa che dico cose di una banalità sconcertante. Evidentemente le istituzioni non ci pensano ancora. Internet per le comunicazioni ufficiali viene considerato un utile accessorio, non un canale privilegiato ma di fatto le informazioni della gente passano tutte da lì. 

A Bomporto il sindaco ha messo a disposizione la bacheca del suo profilo facebook, sulla quale ha postato anche gli aggiornamenti. Dal punto di vista umano e sociologico, è bello vedere la gente attorno al suo sindaco considerato un punto di riferimento sicuro.  C’è un piccolo ma: devi sapere come si chiama per trovarlo su facebook. Ha fatto un gran bel lavoro ed è diventato un riferimento anche per Bastiglia.

Ma non basta. Non è sufficiente la volontà e l’umanità di un sindaco. Tutta la comunicazione istituzionale deve essere rivista.

I vigili sono arrivati la sera di domenica anche da noi a suonare il campanello e dirci di evacuare. Non abbiamo ancora capito se si trattasse di un’ordinanza o un amorevole consiglio. Abbiamo chiesto dove potevamo andare. Hanno detto nei soliti posti preferibilmente Mirandola. E qui si è inserito il vicino. Hanno chiuso anche la rotonda di Cavezzo. E non ci voleva il mago Otelma per leggere lo sconcerto nei loro occhi. Era vero? La rotonda era chiusa solo in direzione Modena? Che percentuale di rischio c’era? 10? 50? 80? Su quali basi prendiamo una decisione?

Appunto, sulla base del fattore “C”

Donatella Franchi

 


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