Parco Rimembranza 

Parco delle Rimembranze. Era possibile un progetto diverso?

DSC02142Da quanto tempo si sa che a Modena tra gennaio e maggio 2014 ci sarebbe stata la campagna elettorale?

Quando si decide di far partire e concludere un progetto (sul quale erano stati avanzati dubbi già anni fa e da più parti) esattamente in mezzo alla campagna elettorale non ci si può poi lamentare se chi è sempre stato contrario torna alla carica. E quando comincia? Quando spuntano le colonne di cemento, mi sembra ovvio.

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Le polemiche non si scatenano solo oggi. Sulla gazzetta di Modena del 14 luglio 2011, in un articolo di Stefano Luppi si legge “Qualcuno negli uffici comunale parla apertamente di “liti” e di “un progetto che magari va bene per la Bulgaria”. E al sindaco Pighi tocca mediare per portare a casa un progetto importante che alla fine costerà circa tre milioni e mezzo di euro, di cui due milioni e 300mila alla casse comunali.”

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Può darsi che qualcuno approfitti del momento di campagna elettorale, certamente non tutti.

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Premesso questo, alcune considerazioni.

Non si può che essere solidali con gli imprenditori che, in un momento economico molto particolare, rischiano in prima persona credendo in un progetto di riqualificazione di una zona che ne ha assolutamente bisogno. Ma santi subito no. No, perché il progetto a cui hanno aderito (o sono stati costretti a farlo per non chiudere) è discutibile per gli interventi invasivi all’interno di un parco storico.


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E’ sotto gli occhi di tutti quello che si sta costruendo: strutture antisismiche. E se devono essere antisismiche è perché sono grosse e persanti. C’è realmente bisogno di tanto cemento per i chioschi del parco? Non si potevano scegliere strutture più leggere? A proposito di questo le foto in giro per il post sono prese su internet, sono immagini in libertà, idee non sempre attuabili

. Possono piacere o no ma è stato mai preso in considerazione di fare qualcosa di diverso e meno impattante?

Leggo su Modenaqui del 13 febbraio un intervento di Daniele Sitta, ex assessore all’urbanistica in merito all’intervento di riqualificazione : “Sitta espone le conseguenze positive di questo intervento: «I nuovi chioschi permetteranno ai gestori di tenere aperto tutto l’anno garantendo il presidio del Parco, e tutto il resto sono sciocchezze, perchè l’area rimane di proprietà comunale così come le strutture, che vengono date in concessione ai privati, e non esiste alcun rischio di privatizzazione».”

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E’ da tempo che diciamo quanto gli esercizi commerciali siano un utile presidio per la sicurezza del territorio e non vogliamo certo contraddire Sitta su questo. Ma per tenere aperto d’inverno, è necessario costruire bunker antiatomici?

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C’è un chiosco piacevolissimo davanti al parco Amendola aperto estate e inverno che sta su senza nessun pilastro di cemento armato (e ha retto egregiamente le scosse di terremoto a differenza dei capannoni industriali della Bassa) .

La domanda nasce spontanea: cosa c’entra il cemento armato con l’apertura in tutte le stagioni e con il terremoto?

Se è vero che l’area rimane comunale (nessuna acquisizione da parte dei privati), è vero anche che non è la stessa cosa avere in proprietà un parco storico rispetto ad una spianata di cemento in quanto a valore. E c’è da dire che se le baracchine (comunque baracche rimangono) dovessero diventare 7 o più delle stesse dimensioni di quelle iniziate, non so cosa rimanga di area verde. Tutti quelli che hanno aderito hanno diritto allo stesso trattamento e quindi alla loro parte di cemento.

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C’è chi dice che in tutta Europa e nel mondo intero ci sono chioschi di cemento nei parchi e che Modena è una città con tantissimo verde e addirittura 70 parchi. Però c’è da dire che:

  • Modena non ha l’esclusiva delle porcate a livello mondiale. Il fatto che possano sbagliare anche altri non ci assolve a casa nostra
  • senza scagliarsi contro il cemento per partito preso, è una questione di proporzioni: se parlassimo di un chiosco in cemento nessuno sarebbe insorto, qua stiamo parlando di 7 o più baracchine con un consumo di verde in percentuale altissimo rispetto alle dimensioni del parco
  •  se si seccano una quercia o un cedro del libano di quasi 100 anni, non è la stessa cosa che se si rovina una piantina che ha un diametro di 5 centimetri. Visto che abbiamo tanto verde, allora possiamo permetterci il rischio di rovinare il più pregiato senza pensarci su?
  • Mi piacerebbe anche avere l’elenco dei 70 parchi ma questo è un altro discorso

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In sintesi, siamo completamente favorevoli ad una riqualificazione del Parco ma siamo in un paese libero e possiamo dire che, concessione edilizia o no, benestare della Sovrintendenza o no, regolari o meno i nuovi chioschi, inseriti in quel particolare contesto, sono orrendi. O R R E N D I.

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Proprio perché l’intervento è costoso sia per la comunità che per gli imprenditori si  poteva pensare a qualcosa di diverso, si poteva lasciare libero ognuno di presentare un proprio progetto. Il parco doveva essere finalmente protagonista e l’intervento dell’uomo poteva essere meno impattante. Si è persa l’occasione per dare vita ad un grande progetto. Adesso queste costruzioni tutte uguali, ordinate, pulite come una batteria di pentole la erediteranno i nostri nipoti.

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Adesso siamo in questa situazione: se il progetto dovesse essere bloccato ci troveremmo con imprenditori in difficoltà (cosa che non ci possiamo permettere), stagione estiva  compromessa, parco storico in una situazione di degrado totale. Se il progetto, come probabilmente sarà, proseguirà, ci troveremo a subire un intervento non consono al luogo in cui viene attuato e con il parco pieno di cemento e irrimediabilmente compromesso. Non se n’esce vivi…

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Vsto che la vicenda è cominciata anni fa e non si concluderà in settimana abbiamo deciso di raccogliere in uno storify in divenire gli articoli usciti dal 2011 in poi sull’argomento. Se lasciamo indietro qualcosa vi preghiamo di segnalarcelo.


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