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chioschi modena

Nel leggere i giornali locali in questi giorni con la pubblicazione delle motivazioni del Tribunale del Riesame che ha rigettato l’istanza di dissequestro dei cantieri, ci si accorge di quanto sia stato goffo, inopportuno, pressapochista il tentativo dell’amministrazione comunale di edificare una rete di capannoni per la ristorazione collettiva all’interno di un parco storico soggetto a vincoli e tutele.
C’è persino da chiedersi come tale goffaggine sia stata possibile.  La risposta però è molto facile da trovare, basta ritornare con la memoria a pochi anni fa quando un certo sig. Sitta, assessore all’urbanistica, una mattina di agosto fece demolire senza motivo alcuno la palazzina Vecchi nell’area ex Amcm inaugurando così il degrado della zona a tutt’oggi visibile per la gioia di tutti i cittadini.
Prampolini, attuale assessore, continua a parlare, probabilmente da solo, e si racconta che sta cercando soluzioni per l’estate. A Prampolini noi rinnoviamo l’invito a dimettersi, ora e subito, prima della decadenza inevitabile del giorno delle elezioni. Sarebbe un gesto di onestà intellettuale. E’ forse chiedere troppo ?

Gli screenshot sono tratti da PimaPaginaMo

chioschi modena

Dal Resto del Carlino riportiamo. 

«COLPA» del Comune, che non ha fatto i conti con la normativa vigente, ma anche dei gestori dei chioschi, che avrebbero dovuto rendersi conto a priori di essere gli esecutori di un progetto illegittimo. Queste, in sostanza, le motivazioni alla base del rigetto, da parte del Tribunale del Riesame, del ricorso presentato da amministrazione e concessionari contro il sequestro dei cantieri nel parco delle Rimembranze.

Secondo i giudici, i titolari delle baracchine, nonostante i diversi permessi ottenuti negli anni per iniziare i lavori, da parte di tecnici e Soprintendenza, avrebbero dovuto, pur perdendo le concessioni, rifiutarsi di andare avanti. Nelle motivazioni, inoltre, si sottolinea la «sconcertante» volontà dell’amministrazione di procedere con un progetto palesemente contrario alla normativa che tutela il parco. «I permessi a costruire rilasciati dal Comune di Modena appaiono illegittimi in quanto volti a consentire un’attività edificatoria vietata in quell’area dalle norme edilizie comunali, in particolare dall’articolo. 13.21 della normativa coordinata del Psc – Poc –Rue», si legge testualmente.

Articoli che vietano dunque, come sottolineato dagli esposti presentati in Procura da Italia Nostra e successivamente dagli ambientalisti, l’inserimento nel parco di edifici in elevazione, consentendo esclusivamente manufatti di servizio come gazebo e i piccoli depositi per attrezzi, non in muratura. Inoltre, secondo i giudici, i gestori avrebbero dovuto accorgersi subito che qualcosa stonava in quel progetto, nonostante l’avallo di architetti, archeologi e tecnici comunali.

«Sulla base degli atti versati nel fascicolo — si legge ancora — non è possibile escludere la sussistenza in capo ai ricorrenti gestori dei chioschi, il coefficiente soggettivo richiesto per integrare il reato urbanistico. Agli atti risulta che i privati ricorrenti hanno seguito l’iter procedimentale indicato dal Comune per l’acquisizione del permesso a costruire e delle convenzioni, ma non è possibile affermare che gli stessi siano immuni quantomeno da negligenza, affidandosi agli atti di assenso dell’ente a fronte di progetti palesemente in contrasto con la normativa edilizia dei parchi nei centri storici».

I giudici rincarano poi la dose, sottolineando come gli stessi gestori avrebbero dovuto rendersi conto delle irregolarità, dal momento che pure i cittadini senza competenze in merito, se ne sono accorti. L’ipotesi del tribunale, nei confronti dei gestori, è infatti quella di «incauto affidamento del privato, a fronte di una violazione normativa edilizia evidente a un ‘quisque de populo’, ovvero a chiunque».

viaI giudici: «Chioschi, caso sconcertante» – il Resto del Carlino – Modena.

 


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