Parco Rimembranza 

I capannoni vanno abbattuti, inutile perdere tempo

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I chioschi – capannoni progettati per attivare una ristorazione collettiva nel Parco della Rimembranza sono abbattere e i danni creati sono da pagare. In quali modi dovranno essere risarciti i danni lo deciderà la magistratura. A noi interessa evidenziare che i danni appartengono a varie tipologie: ci sono danni connessi agli illeciti, ci sono danni ambientali notevoli e ci sono poi danni arrecati ai singoli cittadini – residenti lungo i viali del parco e non – e danni arrecati a tutta la città, al commercio nel centro storico, all’immagine stessa di Modena.
Qualche quotidiano locale cerca di avvalorare ipotesi pasticciate, ad esempio quella di un abbattimento ma solo fino a un certo punto, del tipo devono essere abbattuti ma non troppo, per consentire l’installazione di strutture temporanee per l’estate.
Sarebbe una solenne porcata urbanistica, l’ennesima soluzione condita in salsa modenese e servita con la trascuratezza di sempre. Prima di creare altri disastri occorre procedere all’abbattimento delle costruzioni che non potevano essere edificate nel parco e al ripristino il più possibile accurato del verde in un progetto ampio e competente di mantenimento riqualificazione del verde in tutta l’area del parco che, è bene ricordarlo, è prima di tutto un bene pubblico tutelato che appartiene ai cittadini e non a chi è ancora convinto di averne comprato una parte come nelle peggiori lottizzazioni.
Non ci possono essere questa volta soluzioni di compromesso: il parco è stato ferito, ora è ammalato e ha bisogno di cure, subito.
Occorre impedire ogni ulteriore degrado, i cantieri sono da presidiare e in tutta l’area va garantita quella sicurezza che è venuta a mancare, non tanto in seguito al sequestro dei cantieri, ma nel corso di anni di incuria e mancata manutenzione.
Tutti i cittadini di Modena devono essere risarciti per i danni che hanno subito da un progetto sbagliato che l’amministrazione comunale ha voluto portare alle estreme conseguente, imponendolo ai concessionari delle licenze, mentre avrebbe dovuto fare dei bandi pubblici per nuove concessioni e imponendolo alla città intera, mentre avrebbe dovuto indire un concorso di idee per elaborare un progetto condiviso che potesse collegare una sostenibile installazione di chioschi leggeri con una riqualificazione generale di tutto il centro storico.
Come sempre è accaduto è stata scelta invece la strada dell’imposizione arrogante.

I cittadini non chiedono soldi come risarcimento per i danni subiti, per essere stati privati in questi mesi dell’uso di un bene comune, per i danni ambientali.
La città non chiede soldi come risarcimento, ma opere di bene. Chiede una diversa amministrazione, più attenta al patrimonio verde, più rispettosa dei beni culturali, in grado di creare un clima di partecipazione che in questi ultimi 10 anni non c’è mai stato.
La città chiede che la nuova amministrazione abbia le competenze per creare un ambiente urbano in cui sia bello vivere  e lavorare, in cui la qualità della vita la si possa avvertire in ogni ambito territoriale, dal centro storico reso nuovamente vivo e pulsante, ai parchi, al patrimonio monumentale e culturale collettivo.
Occorre cambiare, per avere competenze e professionalità nuove che in settant’anni di amministrazione monocolore non sono mai state espresse.
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