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Progetto Sant’Agostino: secondo ricorso al Tar

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Dalla Gazzetta di Modena, ripubblichiamo

Italia Nostra deposita un secondo ricorso al Tar e attacca: “Il restauro del S.Agostino è uno stravolgimento totale dell’ex ospedale”. E questo mentre la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena decide – con un ribasso d’asta notevole intorno al 10% sugli oltre 40 milioni totali – l’assegnazione del maxi appalto per il restauro del Sant’Agostino al CCC.

Che l’associazione, a Modena presieduta dall’ex giudice di Cassazione Giovanni Losavio, sia sempre stata ipercritica sul progetto non è una novità, ma ora, al ricorso di mesi fa, se ne aggiunge un altro.È stato notificato a Comune e Fondazione Cassa quattro giorni fa e riguarda in questo caso il permesso di costruire che secondo Italia Nostra non è legittimo. «A noi sembra francamente impossibile – spiega Giovanni Losavio – che possano passare come restauro prescritto dal Codice dei beni culturali come dal Piano regolatore comunale la demolizione con libera ricostruzione di un quarto circa del complesso dell’ex ospedale e la costruzione in area inedificabile delle due torri di 23 metri fuori terra, considerate “vano tecnico” come fosse la extra-corsa dell’ascensore. Ora confidiamo che il Tar fermi l’operazione».

Il ricorso, redatto dagli avvocati Federico Gualandi e Francesca Minotti, è durissimo nel chiedere appunto l’annullamento del permesso di costruire già assegnato a suo tempo dal municipio.Con un protocollo d’intesa del 2007 la fondazione, proprietaria dell’immobile, Comune e Ministero hanno infatti deciso di trasferirvi le biblioteche Estense e Poletti affiancate dal Museo dell’immagine, da un auditorium e da altri servizi per un valore stimato in oltre 62milioni di euro compresi i lavori che dovrebbero partire entro fine anno.«Il progetto della Fondazione – spiega il ricorso – si pone in chiaro ed eclatante contrasto con le prescrizioni dettate dalla Soprintendenza, relative alla totale inedificabilità dei cortili, alla necessità di intervenire sulla struttura con un’opera di restauro preordinata alla rigorosa ricostruzione dell’assetto originario dell’edificio». Vengono appunto chiamati in causa i vincoli del Codice dei beni culturali e la tutela del centro storico. Il rischio è quello di «alterare e snaturare l’assetto originario e l’identità della struttura» con torri librarie di Gae Aulenti, copertura del cortile centrale, demolizioni e costruzioni varie nonché la «frantumazione di ambienti unitari» e «la realizzazione di nuove sopraelevazioni e verande».

Ecco dunque che Italia Nostra dice che il permesso di costruire va contro la normativa che vieterebbe qui aumenti di volumetrie e modifiche varie.Alla notizia dell’assegnazione del grosso appalto hanno reagito molti anche sui social network. In particolare sono molto critici Matteo Agnoletto, modenese, docente di materie architettoniche all’Università di Bologna e l’esponente del Pd locale Marco Miana. Loro e una serie di altri commentatori modenesi ironizzano sulla scelte delle cooperative modenesi, poi Agnoletto parla di «una farsa come il concorso per scegliere i progettisti. Si poteva evitare tutto e dare l’incarico diretto», mentre Miana è durissimo: «La politica tace, incassa e acconsente. Restano pochi spiccioli per i teatri, le biblioteche, le manifestazioni, i festival, le associazioni culturali».

viaProgetto Sant’Agostino: secondo ricorso al Tar – Cronaca – Gazzetta di Modena.


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