Parco delle Rimembranze: la giunta Pighi sotto inchiesta

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I giudici del Tribunale del Riesame non hanno dubbi, il caso dei chioschi bulgari contiene delle azioni illegittime e degli abusi sul piano edilizio e urbanistico evidenti.
Oltre al sequestro sono arrivati gli avvisi di garanzia. Altre indagini ed è probabile che si arrivi formalmente ad un processo:

E’ importante affermare un concetto quando si parla di danneggiamento del bene culturale e di destinazione dello stesso ad uso incompatibile con il suo carattere storico” riteniamo che sia ipotizzabile un danno arrecato ai cittadini.
Ipotizzando che gli avvisi di garanzia siano il preludio per un processo formale nei confronti degli indagati, possono comitati e gruppi di cittadini costituirsi come parte civile per chiedere che il danno venga rimborsato ?
Noi pensiamo di sì.
Per lo meno ci auguriamo che eventuali richieste di risarcimento come quelle che potrebbero avanzare i titolari dei cantieri e delle licenze, non siano pagate dal Comune e quindi dai cittadini. In questo caso oltre al danno ci sarebbe anche la beffa. 

Nella motivazione si legge: 

«I permessi a costruire rilasciati dal Comune di Modena appaiono illegittimi, in quanto volti a consentire un’attività edificatoria vietata in quell’area dalle norme edilizie comunali, in particolare dall’articolo 13.1 del Psc perimetro centri storici e dall’articolo 13.21 del Rue … La disposizione in esame consente unicamente interventi di conservazione e recupero dei manufatti di servizio esistenti oltre che degli elementi storici, decorativi e di arredo, specificando che cosa debba intendersi per manufatti di servizio ed escludendo espressamente che possano considerarsi tali i depositi di attrezzi in muratura».

I giudici del riesame – a differenza del Gip che sottolineava anche un danno ambientale alla vegetazione – insistono sul reato urbanistico dovuto alla violazione di una zona tutelata e concludono: «Possono configurare profili di danneggiamento del bene culturale e di destinazione dello stesso ad uso incompatibile con il suo carattere storico». Che è poi quanto di fatto viene contestato al’ex sindaco Giorgio Pighi in quanto custode del Parco come bene comune.

«Gli interventi progettati dal Comune parrebbero tendenti a stravolgere l’identità del bene culturale, privandolo di quelle caratteristiche di luogo storico e della memoria che gli sono state riconosciute con decreto, per trasformarlo, mediante cementificazione, in un polo attrattore di visitatori in ogni periodo dell’anno. Trattasi di un profilo, emergente da ampia parte delle carte processuali, che potrebbe portare a contestazioni di fattispecie ulteriori rispetto a quella attualmente all’esame del giudice cautelare». Una conclusione che pare un invito ad approfondire questo aspetto.

viaI giudici: «Norme violate e area verde stravolta» – Cronaca – Gazzetta di Modena.

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