Nomina del capo di gabinetto del Sindaco: un incarico per fidatissimi che costa una fortuna

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Muzzarelli continua a seguire le orme di Pighi. Mentre tutti sono al mare arriva la nomina del capo di gabinetto. Prima di tutto mi chiedo se ad un sindaco di una città di medie dimensioni non oberato da eccessivi impegni istituzionali serva davvero.

Se la funzione è quella di ricordare gli impegni, accompagnare, assistere, organizzare i tempi, scrivere i comunicati ecc., voglio ricordare che  il sindaco dispone già di una segreteria efficiente e ben fornita di personale nonché di un ufficio stampa paragonabile a quello di un Capo di Stato. Ma forse si tratta di un guardiano del partito, messo lì per assicurare il rispetto dell’ortodossia politica da parte del Sindaco, qualcosa di simile a quel commissario politico che il PCI era uso affiancare ai capi partigiani. O forse è la mente che deve  suggerire le strategie, le linee di sviluppo, ecc. O forse altro ancora.

Non avendo risposte al primo quesito passo al secondo:  l’incarico prevede un compenso pari a 90.000 euro l’anno (sorbole!) con contratto equiparato a quello dei dirigenti degli enti locali. Ci dica il Sindaco quali sono i titoli di merito, di studio o di altro tipo che giustificano un tale privilegio.

C’è un concorso pubblico a cui tutti possono partecipare o, come mi par di capire, basta il titolo di “fidatissimo”, ovviamente appartenente al partito? Se è così lo si dica con chiarezza. I cittadini debbono sapere come vengono spesi i soldi delle loro tasse, perché queste aumentano e di questo passo di certo non caleranno neanche nei prossimi anni . In un’epoca come questa, con una disoccupazione giovanile alle stelle e bilanci pubblici sempre in affanno trovo davvero inopportuno e in stridente contrasto con le parole del PD nazionale ricorrere alla vecchia guardia per coprire incarichi di questo tipo e ancor più procedere con la nomina diretta, senza una selezione pubblica, per una figura che a tutti gli effetti diventa un impiegato comunale. Non da ultimo,   l’ammontare del compenso: esorbitante e che in tempi di spending review andrebbe quanto meno dimezzato.

Ovviamente prima della firma del contratto, perché poi è troppo tardi. 45.000 mila euro vi sembrano pochi per un “fidatissimo” la cui attività non viene neppure sottoposta a valutazione?  

Giuseppe Pellacani, capogruppo UDC in Consiglio comunale di Modena