Sistema-Modena: le vesti del potere. L’impero crolla, ma nulla cambia

Da Prima Pagina Mo ripubblichiamo, condividendolo ed invitando tutti alla lettura, l’ottimo articolo di Giuseppe Leonelli. 
sistema modena il re è nudo

Ed ecco l’ultima settimana d’agosto. Il sindaco che torna dalle ferie, la solita festa di Ponte Alto che per l’occasione rispolvera l’‘Unità’ appena defunta, l’aria umida della fine di un’estate che non è mai stata estate. A Modena la politica e i centri di potere si risvegliano e ripartono i vecchi e ben rodati meccanismi. 
Sul fronte ‘poltrone’, le elezioni regionali saranno il pensiero fisso di politici locali e non, in piazza Grande i dirigenti cercheranno di uscire indenni dalla ‘rivoluzione’ muzzarelliana e in casa Fondazione Crmo si tenterà di chiudere il contratto faraonico per il Sant’Agostino facendo dimenticare alla Ccc i due ricorsi di Italia Nostra. La crisi economica che piega famiglie e imprese farà da cornice ai soliti proclami di banche locali e associazioni imprenditoriali, i cui vertici saranno ovviamente impegnati innanzitutto (se non solamente) nell’autoconservazione e nelle lotte interne.

Il Pd, regista stanco e ormai acefalo a livello provinciale, continuerà ad esprimere propri esponenti in ogni singolo centro di potere locale col benestare di opposizioni rassegnate a sbranarsi  per poche briciole. Così riparte il sistema-Modena e il ‘potere’ in quanto tale continua a duplicare se stesso, nonostante contraddizioni macroscopiche e nonostante l’ormai evidente aria da fine impero che soffia non solo nella nostra città. In fondo per gli attori che vestono i panni di ‘leader’ non c’è altro modo per esprimere se stessi. Probabilmente non immaginano neppure un cambio di passo, un battito d’ali che possa davvero trasformare il potere in buona amministrazione, il senso di onnipotenza in spirito di servizio. Foss’anche una evoluzione obbligata, imposta dalla crisi, una metamorfosi che dia un significato non a parole altisonanti come giusto o sbagliato, etica, morale sacrificio, ma prosaicamente al buonsenso.

Sì, il rischio di un’analisi populista è concreto, eppure i segnali di un sistema di potere sempre più autoreferenziale e distante da una realtà prossima all’implosione sono tanti.
Nel Pd (si parla sempre dei ‘Dem’, ma se è quella cosa lì che governa Modena da 70 anni non è colpa di chi guarda) il post Errani è ridotto a una sfida personale tra candidati Bonaccini, Richetti, Manca… Nessun accenno a temi concreti e programmi. Quelli non sono importanti.
In piazza Grande Giancarlo Muzzarelli, circondatosi da una squadra di yes men, punta tutto sul proprio presunto carisma e intanto guarda con invidia la corsa alle Regionali e  rimpiange quel «sì» a candidarsi a Modena, detto mesi fa al Pd supplicante orfano di Bonaccini.
La Fondazione Cassa di Risparmio del tandem Giusti-Landi continua con la propria gestione ‘padronale’ della cultura modenese, forte di un potere economico reale, calpestando il proprio stesso statuto (dal tetto al numero di mandati alle incompatibilità dei membri del cda).
Maurizio Torreggiani prosegue ad accumulare incarichi (presidente camerale, presidente Promec, presidente Promo, direttore Cna, presidente Unioncamere. amministratore unico Finimpresa…) e a gestire sempre nello stesso modo la Camera di commercio, salvo lamentarsi per i tagli in arrivo.
Confindustria ha eletto pochi mesi fa come proprio presidente Valter Caiumi, appena rinviato a giudizio per spionaggio industriale (il processo partirà proprio in autunno) e nessuno ha battuto ciglio.
La stessa Diocesi, affidatasi alle cure economiche del vicepresidente della Fondazione Massimo Giusti, ha alzato bandiera bianca e promette spending review forzose, dimenticando i conti in attivo dell’Istituto sostentamento clero.
Eccolo qui insomma il sistema-Modena. Un sistema fatto di reciproci interessi, di accordi, di promesse e di posti remunerati in cda. Un sistema fatto di ‘mondi’: dalle potentissime centrali cooperative guidate da Lauro Lugli (la citata Ccc ne è espressione), da banche eternamente presenti (basti pensare, per fare un esempio infinitamente modesto, al ruolo della Bper di Alessandro Vandelli sul caso zone F), da associazioni di categoria più o meno amiche, da enti sportivi (il Csi di Gobbi e la Uisp di Covi) bacini di voti e di poltrone, da avversari da silenziare con qualche ricompensa o da liquidare con un ‘ma tanto lo dicono perchè devono, perchè sono espressione di altri contro-poteri’. Un sistema perfetto, in cui tutto torna: tranne il rapporto con la realtà. 
 Ma per quello una soluzione si trova sempre: una frase sentita, un ‘siamo attenti al territorio’, un ‘a fianco delle famiglie’, un bel festival per rendere la filosofia ‘di massa’, magari qualche  vecchio slogan di sinistra o una citazione sacra e le critiche vengono domate. In fondo è quello il vestito bello del potere. Fino al prossimo autunno, fino a quando qualcuno, magari non un bimbo ma una folla, urlerà disperato che il vestito è una bugia, che ‘il re è nudo’.

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