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60 milioni per traslocare un magazzino

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Pubblichiamo, tratto da Prima Pagina Mo, un interessante articolo firmato da Giuseppe Leonelli che riporta il pensiero del prof. Montecchi uno dei massimi esperti di biblioteconomia in Italia. Sulla questione della digitalizzazione delle opere librarie per renderle disponibili in rete eravamo già intervenuti sostenendo che questa è la scelta giusta da compiere se si vuole guardare al futuro. 
Sarà possibile in una Modena che spende soldi per giochi acquatici in Piazza Roma ? 

Insegna da 30 anni all’università Statale di Milano ed è uno dei massimi esperti di bibliografia e biblioteconomia in Italia. Il professor Giorgio Montecchi, modenese, sul tema del trasloco della Biblioteca Estense nel futuro Polo Sant’Agostino parla da addetto ai lavori. E per di più da addetto ai lavori vicino alla Fondazione Crmo (proprietaria dell’ex ospedale e convinta sostenitrice del trasloco) essendone stato consulente proprio nella fase di progettazione come membro della prima Commissione costituita da Stato (allora rappresentato da Aurelio Aghemo, ex direttore biblioteca Estense), Comune (con Meris Bellei, direttrice delle biblioteche comunali) e appunto Fondazione.

Ed ecco allora che il «no» al trasloco della Biblioteca Estense pronunciato oggi da Montecchi assume un valore ancora più forte. Un «no» che non arriva sul fronte del restauro dell’edificio (Montecchi è iscritto a Italia Nostra, ma su questo dissente dalle tesi ‘conservative’ di Losavio) ma è legato ad aspetti tecnici bibliografici.

Montecchi, lei partecipò alla Commissione che varò il progetto del futuro Sant’Agostino come esperto nominato dalla Fondazione. Perchè ha cambiato idea sull’opportunità del trasloco della biblioteca dal palazzo di Musei all’ex ospedale?

«La mia contrarietà nasce dalla constatazione che lo Stato, proprietario della biblioteca, non ha intenzione di svilupparla nè in termini di nuove acquisizioni, nè in termini di personale. Un problema che riguarda del resto tutte le biblioteche storiche statali, che il ministero vorrebbe lasciare agli enti locali e che sono condannate a languire. Problema che sottolineò Adriano Prosperi, prendendo spunto dallo spostamento della biblioteca di Pisa. Comunque è necessaria una premessa. Trasferita a palazzo Musei (ex Albergo delle arti) alla fine dell’800, sulla biblioteca Estense pende da tempo il problema dell’allargamento degli spazi. Ebbene, nella giunta Barbolini, l’architetto Stagi presentò un progetto per l’utilizzo dell’ex ospedale Estense a servizio del palazzo dei musei. Di fatto la biblioteca si sarebbe espansa nello stesso edificio. Mi pareva la soluzione migliore, ma contemporaneamente nacque il problema del Sant’Agostino: la Fondazione lo comprò a patto di poter creare il polo della cultura trasferendo la biblioteca Estense dall’altra parte della piazza. Pur preferendo la prima ipotesi, diedi la mia disponibilità a seguire quel progetto. Salvo poi rendermi conto dei limiti».

Perchè oggi dice no al trasloco?

«Non contesto il trasloco in quanto tale, ma credo che sia un progetto vecchio, superato dai fatti. Poichè il ministero ha deciso di non investire in queste biblioteche (basti pensare alla mancata sostituzione del personale che va in pensione), la funzione di istituto di ricerca dell’Estense resta atrofizzata. E allora l’enorme investimento che la Fondazione sta per mettere in campo (buona parte dei 60 milioni vengono spesi proprio per le famose lame librarie) rischia di non essere proficuo. Che senso ha usare tutte quelle risorse per spostare un magazzino da una parte all’altra della piazza? Questo l’ho detto chiaramente sia al presidente Landi che all’ex sindaco Pighi che al direttore Bellingeri».
Quindi a suo avviso le lame robotizzate sono inutili?
«Lo spostamento dell’Estense senza i dovuti investimenti si riduce allo spostamento degli archivi e quindi a una forma di museificazione della biblioteca. Per di più realizzare due torri di quel tipo per ospitare di fatto un magazzino librario non ha senso. L’impianto robotizzato ha un costo altissimo di realizzazione e di mantenimento, sia dal punto di vista del rispetto delle condizioni climatiche che da quello tecnologico. La Fondazione finanzia l’opera ma chi sosterrà gli altissimi costi di gestione? Se parlassimo di un magazzino di farmaci la robotizzazione avrebbe un senso, ma quei libri (oltre un milione di volumi) vengono richiesti pochissimo: una decina di opere al giorno. Numeri destinati a calare con il venir meno della funzione di ricerca. E parlo non solo da ricercatore ma da utente: se si fa una statistica sulle persone che hanno fatto ricerca in biblioteca Estense dopo Albano Biondi (storico scomparso venti anni fa) e forse Giulio Bertoni (filologo primo 900) credo di essere al primo posto. Certamente primo tra i viventi».
Quindi lei cosa propone?
«Se da un lato lo Stato non vuole rendere le biblioteche storiche centri vivi, dall’altro bisogna prendere atto che la funzione di consultazione non è legata alla struttura fisica della biblioteca. Oggi, soprattutto grazie alle iniziative di Stati Uniti, Germania, Francia e Inghilterra il materiale di ricerca è largamente digitalizzato e si trova in rete, consultabile da casa. Anche l’Italia dovrebbe realizzare cataloghi elettronici di tutte le edizioni. Ad esempio il catalogo elettronico dei fondi dell’Estense non è stato completato e non è stata effettuata la digitalizzazione delle raccolte. La mia proposta è semplice: invece di spendere 63 milioni per un nuovo magazzino sarebbe meglio spenderne una decina per l’allargamento della biblioteca nell’ex ospedale Estense e usare i rimanenti fondi per la digitalizzazione del materiale, a partire dalla Bibbia di Borso d’Este. A quel punto il Sant’Agostino potrebbe diventare il polo della cultura della digitalizzazione, ospitando la galleria civica e la Fondazione fotografia. Liberando tra l’altro spazi per la Delfini. L’operazione risponderebbe anche al tema della lacunosa copertura bibliografia sul territorio a Modena. La saggistica di cultura media a Modena infatti non arriva perchè si colloca in una fascia diversa sia dall’offerta della Delfini che da quella dell’Estense. Per questo bisognerebbe trasformare la Delfini in una grande biblioteca civica, superando il concetto di semplice biblioteca di quartiere».
Lei, oltre ad essere tra i fondatori del Cedoc della Provincia, è anche esponente di Italia Nostra. Eppure il suo «no» al Sant’Agostino è diverso da quello di Losavio.
«Non le nascondo che quando accettai di fare il consulente della Fondazione ricevetti molte critiche da Losavio. Io a differenza di Losavio e Garzillo sono convinto che il restauro funzionale degli edifici sia necessario e dovuto. Allo stesso tempo penso che assumere un archistar per un progetto di ristrutturazione non sia giusto, perchè non fa altro che aumentare il prezzo dell’opera e per di più non rispetta la funzionalità stessa del progetto. Detto questo il mio «no» si basa su questioni tecniche legate al concetto stesso di biblioteca. Ma, al di là delle differenze, credo che Italia Nostra svolga una importantissima funzione di coscienza sociale. Attaccare la coscienza è sbagliato: sentirsi dire dei «no» serve a tutti. Sono profondamente convinto che senza confrontarsi il Pd, il Comune e la Fondazione vadano a sbattere. Quando la nuovissima e costosissima biblioteca non avrà utenti cosa accadrà? Chi pagherà il mantenimento? Basti pensare al Mef…»

Giusepppe Leonelli

via«Biblioteca Estense, sbagliato spendere 60 milioni per traslocare un magazzino» – La Nuova Prima Pagina.

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