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Il Comune di Modena non rispetta nemmeno le regole che ha deliberato. Con Muzzarelli si arriverà all’autodistruzione ?

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Sarà che siamo nella terra dei motori, saranno gli effluvi dell’aceto balsamico o semplicemente del lambrusco, ma i temi legati all’urbanistica, anche quelli della semplice edilizia pubblica, a Modena non hanno mai trovato troppa fortuna.
In questa città si stanno collezionando una serie impressionate di porcate urbane di notevole interesse. Potremmo tentare di costruirci attorno un turismo dell’orrore urbanistico, forse unico motivo per fare venire dei turisti a Modena.
Lungo il Parco delle Rimembranze brilla ancora in tutto il suo splendore il maldestro tentativo di costruire palazzine adibite ad ospitare pizzerie, rosticcerie, stand gastronomici permanenti tipici delle sagre di paese con l’aggiunta però di qualche tonnellata di cemento armato tale da compromettere seriamente l’integrità di un parco storico tutelato.
Recentemente il Gip ha respinto la richiesta di dissequestro presentata da Muzzarelli.
Come avrebbe potuto accoglierla ?


Ecco alcune motivazioni:

«A giudizio del Comune richiedente – scrive il giudice nel provvedimento – i predetti atti (la delibera del consiglio comunale del 24 luglio e la delibera della giunta del 22 luglio, con la quale il numero dei chioschi viene ridotto a 5 e le colonne in cemento sono sostituite da strutture in ferro, ndr), hanno l’effetto di superare due degli argomenti posti a fondamento del provvedimento di questo Gip che aveva negato il dissequestro e del conseguente provvedimento di rigetto del reclamo proposta avanti al Tribunale del Riesame. In particolare la delibera del Consiglio Comunale che integra e modifica il Rue avrebbe l’effetto di consentire la realizzazione dei nuovi chioschi in quanto “manufatti di servizio necessari alla migliore fruizione del bene”. Appare opportuno rilevare che la delibera del Consiglio Comunale non è stata assunta secondo il dettato del Decreto legislativo 42/2004. Infatti nessun dubbio sussiste sul fatto che il Parco delle Rimembranze è oggetto di tutela ai sensi dell’articolo 10 decreto citato in quanto esso è stato da tempo qualificato come parco di interesse artistico e storico. Conseguentemente la modifica al Rue doveva essere subordinata all’autorizzazione del soprintendente a norma dell’art. 21 comma 4 decreto citato».

Inoltre:

«Del tutto disattesa è stata, inoltre la normativa prevista dal Testo coordinato delle Norme di Psc-Poc-Rue approvato con delibera del Consiglio Comunale del 10 giugno 2013.”
«Nel caso di specie – dice il giudice – nessuna delle formalità previste è stata espletata. Ne consegue che l’atto amministrativo adottato dal Consiglio Comunale deve essere disapplicato, essendo stato adottato senza l’iter normativamente previsto».

Inoltre il giudice fa notare che per legge regionale «non è ammesso l’aumento delle volumetrie preesistenti e non possono essere rese edificabili le aree e gli spazi rimasti liberi perché destinati ad usi urbani o collettivi nonché quelli di pertinenza dei complessi insediativi storici. Nel caso di specie è evidente che vi è un consistente aumento delle volumetrie preesistenti».

Mentre tutto questo è in corso e chiunque può ammirare gli scheletri lasciati nel Parco delle Rimembranze a testimoniare il danno ambientale creato, nei prossimi mesi i cittadini modenesi potranno anche dilettarsi con la vicenda del Sant’Agostino, un intervento da oltre 60 milioni, in cui pare che le irregolarità siano anche in questo caso di tutto rispetto.
Quello che non si riesce a capire è la disinvoltura con cui vengono sistematicamente aggirate le regole e normative che il Comune stesso ha approvato e deliberato.
Come far capire a questi signori che non siamo più ai tempi in cui i piani urbanistici venivano approvati per acclamazione in Piazza Grande?
Questi maldestri amministratori non farebbero meglio a fare almeno un tentativo per rendere trasparenti le loro azioni  ?

 

Fonti:
Prima Pagina Mo
Gazzetta di Modena

 

 

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