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Un’altra eccellenza modenese: la ciclabile vietata alle biciclette

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Modena eccelle in tutti i campi. Potrebbe quasi essere una città da ridere se non si consumassero continuamente delle autentiche tragedie sul piano urbanistico, culturale e … anche gastronomico. Dopo la mortadella da bere e il bollito non bollito di Bottura arriva la prima ciclabile al mondo vietata alle biciclette. 

Pubblichiamo il comunicato stampa del Movimento 5 stelle

Il Movimento 5 Stelle di Modena ritiene necessario sottolineare come l’assessore, ai lavori pubblici del comune di Modena, Giacobazzi, rispondendo all’interrogazione del 2 ottobre 2014 da noi presentata, evidentemente non abbia ben chiaro quali siano i confini geografici del Comune di Modena quando afferma che “la pista, realizzata qualche anno fa, insiste in gran parte sul territorio del Comune di Campogalliano…” mentre il tratto oggetto dell’interrogazione infatti risulta interamente, così come la discussa staccionata, nel territorio del Comune di Modena, come si rileva da qualsiasi mappa o cartina indicante i confini comunali.

Inoltre Giacobazzi sbaglia di nuovo quando dichiara che la pista ciclabile risulta chiusa dal 24 giugno 2014, poiché, come si evince da un altro comunicato stampa (www.comune.modena.it/salastampa/comunicati-stampa/2013/8/staccionata-da-rifare-chiusa-la-pista-ciclabile-di-ponte-alto), la pista era stata già chiusa e mai, almeno ufficialmente, riaperta il 6 agosto 2013.

L’assessore risulta vago e impreciso nell’affermare che “probabilmente proprio i lavori di manutenzione dell’argine fluviale, realizzati da Aipo, sono stati tra le concause della scarsa tenuta dei parapetti, per cui la struttura si è ulteriormente danneggiata”. Già pochi mesi dopo la sua apertura infatti, nel 2010, la staccionata presentava numerosi problemi.

Viene dunque da chiedersi:

chi non esegue lavori a dovere (anche se realizzati come opera compensativa della TAV) non ne deve forse rispondere? Chi ha eseguito gli sfalci danneggiando ulteriormente la staccionata non è responsabile dei danni che ha causato?  Perchè ora devono pagare le casse pubbliche?

Da dove deriva il costo di 75.000 euro? Per trasformare il tracciato in percorso natura è proprio necessario demolire quello che è stato realizzato, cioè togliere l’asfalto e posare ghiaia? Sarebbe veramente ridicolo, oltre che uno spreco di denaro pubblico in nome di non meglio identificate leggi e normative.

Numerosi ciclisti, intervistati, affermano che sarebbe sufficiente rimuovere la staccionata esistente, e naturalmente sfalciare l’erba, cosa peraltro necessaria per la corretta vigilanza dell’argine in caso di piene.

Nel frattempo, nel tratto di ciclabile oggetto di discussione è comparso un curioso cartello di tratto pedonale, con divieto di transito alle biciclette. (vedi foto qui sotto)

Curioso, la prima ciclabile vietata alle biciclette!

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